L’Ebola dilaga in Congo, oltre 6mila casi

Quasi 3mila vittime. L'OMS avverte: il focolaio resta fuori controllo e potrebbe superare la più grave epidemia mai registrata

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a crescere a un ritmo allarmante. Le autorità congolesi hanno annunciato ieri che il più rapido focolaio di Ebola mai registrato ha superato i 6mila casi, causando finora 2.911 morti. Accanto ai dati drammatici, arriva tuttavia un segnale considerato incoraggiante: oltre 1.360 persone sono guarite dall’infezione. Una notizia positiva che non riduce però le preoccupazioni per una situazione sanitaria sempre più complessa, soprattutto nelle regioni orientali del Paese.

La diffusione del virus avviene infatti in condizioni estremamente difficili. Insicurezza, spostamenti forzati della popolazione, scioperi degli operatori sanitari e continui movimenti di persone stanno ostacolando il contenimento dell’epidemia. Particolarmente critica è la situazione nei campi per gli sfollati, dove migliaia di persone vivono già in condizioni di forte precarietà.

La scorsa settimana il virus ha raggiunto altre 2 zone sanitarie della regione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’epidemia rimane fuori controllo e potrebbe superare il bilancio del focolaio dell’Africa occidentale del 2014-2016, il più mortale mai registrato, che provocò oltre 11mila vittime soprattutto in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Un ceppo raro senza vaccino approvato

L’attuale epidemia è provocata dal virus Bundibugyo, una variante rara dell’Ebola per la quale non esistono ancora né un vaccino né un trattamento approvati. La scorsa settimana il Congo ha comunque avviato la vaccinazione degli operatori sanitari e di altri lavoratori in prima linea utilizzando il vaccino Ervebo, che si era dimostrato efficace nelle precedenti epidemie causate dal più comune ceppo Zaire. Sono inoltre in corso studi clinici per individuare un vaccino specificamente destinato al virus Bundibugyo.

Sebbene l’attuale epidemia sia stata ufficialmente dichiarata a metà maggio, le autorità ritengono che il virus circolasse già dal mese di febbraio. Da 3 iniziali zone sanitarie, il contagio si è esteso a quasi 60 aree, con la maggior parte dei casi e dei decessi registrati all’interno delle comunità e al di fuori della rete di contatti sottoposti a monitoraggio. Le misure adottate per frenare la diffusione del virus hanno avuto conseguenze profonde sulla vita quotidiana in 6 province: limitazioni agli assembramenti, distanziamento sociale e chiusure degli aeroporti hanno contribuito a modificare le attività delle comunità, in particolare nella provincia di Ituri, già duramente colpita dalle violenze dei gruppi ribelli. Il governo ha introdotto alcune misure, tra cui l’installazione di attrezzature sanitarie e dispositivi per l’igiene in diverse località. Secondo alcune organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti e nell’assistenza alle comunità, però, gli interventi non sarebbero ancora sufficienti e sarebbe necessario rafforzare il rapporto di fiducia con la popolazione.

Resta infine alto il rischio di una diffusione oltre i confini nazionali. Sebbene l’Uganda, Paese confinante, abbia dichiarato la fine della propria epidemia di Ebola il mese scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avvertito che il pericolo di nuovi contagi transfrontalieri non è ancora scongiurato.