L’uragano Polo si è trasformato in uno dei cicloni tropicali più intensi osservati negli ultimi decenni nel Pacifico orientale, raggiungendo la 5ª categoria, il livello massimo della scala Saffir-Simpson. Il sistema, con venti massimi sostenuti di circa 265 km/h, si trovava nelle scorse ore a circa 338 km a Sud di Zihuatanejo, al largo della costa sudoccidentale del Messico. Il National Hurricane Center (NHC) ha definito Polo una tempesta “estremamente pericolosa“, sulla base dei dati raccolti anche da un velivolo Hurricane Hunter della NOAA inviato all’interno del ciclone. Polo è il 3° uragano di 5ª categoria della stagione nel Pacifico, dopo Genevieve e Lowell. La 5ª categoria viene assegnata ai sistemi con venti massimi sostenuti superiori a 253 km/h.
Attesa virata verso Nord/Ovest
Secondo le previsioni del centro statunitense, Polo è quasi stazionario sull’oceano, ma dovrebbe iniziare durante la notte una lenta e marcata virata verso Nord/Ovest, per poi procedere nei giorni successivi in direzione generalmente Ovest-Nord/Ovest. La traiettoria prevista lasciava ipotizzare che il nucleo dell’uragano potesse evitare un impatto diretto con la terraferma. Il presidente messicano Claudia Sheinbaum ha riferito durante il briefing mattutino che gli esperti ritenevano improbabile un landfall dell’uragano. Il pericolo, tuttavia, non riguarda soltanto il punto di approdo: il National Hurricane Center segnala venti da uragano fino a 65 km dal centro del sistema e venti da tempesta tropicale fino a 169 km. Le autorità messicane hanno quindi adottato misure preventive lungo la costa. Le scuole sono state temporaneamente chiuse in diverse aree, mentre la Marina ha chiuso i porti negli Stati di Guerrero e Michoacán, invitando popolazione e pescatori a prestare la massima attenzione.
Onde, piogge intense e rischio frane
Sulle coste del Pacifico messicano le condizioni del mare sono rapidamente peggiorate. Le spiagge si sono svuotate e le onde hanno iniziato a colpire con forza il litorale, mentre nubi scure si addensavano sul mare agitato. Le precipitazioni rappresentano un ulteriore rischio: secondo le previsioni, tra 8 e 15 cm di pioggia dovrebbero cadere su Guerrero e Michoacán, con accumuli inferiori possibili nelle aree costiere di Oaxaca, Colima e Jalisco. Il National Hurricane Center ha avvertito della possibilità di alluvioni lampo e frane.
“Uno dei cicloni più forti mai osservati nel Pacifico”
I dati del National Hurricane Center indicano che Polo ha raggiunto velocità del vento paragonabili soltanto a quelle di pochi altri uragani formatisi nella regione negli ultimi decenni. Tra questi spicca Patricia, che nel 2015 arrivò a 215 miglia orarie, circa 346 km/h. “Questa è una delle tempeste più forti mai registrate nel bacino (del Pacifico)“, ha affermatoo Kristen L. Corbosiero, professore presso il Department of Atmospheric & Environmental Sciences della University at Albany. Il fenomeno ha attirato l’attenzione anche per la rapidità con cui Polo si è rafforzato. Nel suo rapporto, il National Hurricane Center ha definito “davvero notevole“ la velocità con cui il ciclone ha acquistato energia nelle 24 ore precedenti.
Il ruolo di El Niño
Secondo Philip Klotzbach, ricercatore del Department of Atmospheric Science della Colorado State University, l’intensificazione sarebbe stata favorita da El Niño. Il fenomeno climatico ha contribuito quest’anno a condizioni di siccità particolarmente severe in Messico e America Centrale e a episodi di alluvioni in altre zone della regione. Nel Pacifico, inoltre, avrebbe favorito temperature oceaniche più elevate e configurazioni dei venti favorevoli alla formazione e al rafforzamento dei cicloni. “Ci sono tutti gli ingredienti necessari affinché gli uragani diventino molto forti in brevissimo tempo“, ha affermato Klotzbach.
L’evoluzione di Polo ha riacceso i timori nella popolazione costiera anche per il ricordo dell’uragano Otis, che nel 2023 devastò Acapulco. In quel caso, la rapidissima intensificazione del sistema lasciò poco tempo agli abitanti per prepararsi, mettere in sicurezza le imbarcazioni o evacuare.
L’allerta dell’ambasciata americana
Anche l’Ambasciata degli Stati Uniti in Messico ha diffuso un’allerta meteorologica, invitando i cittadini a evitare acqua e spiagge e a seguire le indicazioni delle autorità messicane: “Anche se la tempesta non dovesse toccare terra direttamente, le forti piogge potrebbero provocare inondazioni e frane potenzialmente letali. Le condizioni oceaniche pericolose, aggravate dalle tempeste, potrebbero generare correnti di risacca mortali e onde anomale“. Il National Hurricane Center prevedeva condizioni da tempesta tropicale lungo le coste del Pacifico negli Stati di Guerrero, Michoacán e Colima.
Odalys nel Pacifico, Fay si indebolisce nell’Atlantico
Nel frattempo, un altro sistema tropicale, Odalys, si trova sul Pacifico ma lontano dalla terraferma. Con venti massimi sostenuti di circa 110 km/h, la tempesta tropicale avrebbe potuto raggiungere la categoria di uragano. Nell’Atlantico, invece, Fay si è indebolita fino a diventare un sistema residuo, con venti massimi scesi a circa 56 km/h, mentre il vortice si trovava molto a Sud/Ovest delle Azzorre.
La stagione atlantica non ha ancora prodotto alcun uragano, segnando un avvio record per la durata del periodo senza sistemi di questa intensità. Gli effetti di El Niño sull’Atlantico hanno contribuito a indebolire i sistemi prima che potessero svilupparsi pienamente.

