Da decenni, i satelliti osservano quasi ogni vortice nuvoloso sopra l’Atlantico. In questa era moderna di monitoraggio delle tempeste, il bacino ha stabilito il record per il primo uragano della stagione arrivato più tardi del solito. Poiché entro il 12 settembre non si era formato alcun uragano, quella data ha segnato il record di assenza di uragani più prolungata nell’era satellitare (iniziata nel 1966). Prima dell’avvento dei satelliti, le tempeste che si sviluppavano lontano dalle coste e dalle rotte navali potevano sfuggire al rilevamento; di conseguenza, le statistiche sui fenomeni tropicali degli anni precedenti potrebbero risultare incomplete.
Prima dell’era satellitare, il record per la formazione più tardiva di un uragano stagionale risaliva al 21 settembre 1941. Ora anche quel primato è stato superato. Se la stagione atlantica di quest’anno dovesse concludersi senza uragani entro il 30 novembre, si tratterebbe soltanto della terza stagione di questo tipo mai registrata, dopo quelle del 1914 e del 1907.
Considerando che il picco della stagione degli uragani cade mediamente il 10 settembre, è insolito non osservare uragani attivi in tale data, sebbene ciò sia accaduto anche nel 2024 e nel 2025. Anche il Labor Day del 2026 è trascorso senza uragani o tempeste tropicali nell’Atlantico, per il terzo anno consecutivo; l’ultimo precedente risaliva al triennio 1937-1939.
Il ruolo di El Niño
Secondo gli esperti di uragani di AccuWeather, autorevole centro meteorologico statunitense, il rafforzamento del fenomeno El Niño potrebbe limitare le condizioni favorevoli alla trasformazione delle tempeste tropicali in uragani, creando i presupposti per questa storica assenza di uragani. Questa configurazione riscalda il Pacifico e rinforza i venti in quota sull’Atlantico, creando un forte attrito atmosferico che lacera le perturbazioni prima che possano organizzarsi. Tale dinamica rende l’atmosfera molto più stabile, bloccando di fatto i temporali necessari per la nascita degli uragani. Tuttavia, l’energia climatica si sfoga altrove: le probabilità di una stagione superiore alla norma nel bacino centrale del Pacifico ammontano al 70%, contro un modesto 10% di probabilità di assistere a una stagione sottotono.



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