Malattia renale cronica, diagnosi precoce e nuove terapie: a Torino confronto sulle strategie per fermare la progressione

L’Accademia di Medicina di Torino riapre le sedute scientifiche con un focus sulla salute dei reni

La malattia renale cronica sarà al centro della prossima seduta scientifica dell’Accademia di Medicina di Torino, in programma venerdì 2 ottobre alle ore 21. L’incontro, dal titolo “Malattia renale cronica: identificazione precoce e prevenzione della progressione”, segna la ripresa delle attività scientifiche dell’Accademia dopo la pausa e si svolgerà sia in presenza, nella sede di via Po 18, sia in modalità webinar. La serata sarà dedicata a una delle patologie croniche più rilevanti a livello mondiale, con particolare attenzione alla necessità di una diagnosi precoce e alle nuove prospettive terapeutiche che negli ultimi anni hanno ampliato gli strumenti disponibili per rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre le complicanze cardiovascolari associate. Dopo l’introduzione affidata a Piero Stratta, Professore di Nefrologia dell’Università del Piemonte Orientale di Novara e socio dell’Accademia di Medicina, interverrà Marco Quaglia, Direttore della Nefrologia e Dialisi dell’Azienda ospedaliera “SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria, del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale (UPO). Le conclusioni saranno curate da Paolo Cavallo Perin, Professore di Medicina Interna dell’Università di Torino e socio dell’Accademia di Medicina.

Malattia renale cronica: una patologia diffusa che interessa l’11% della popolazione mondiale

La malattia renale cronica (chronic kidney disease, CKD) è una condizione caratterizzata da un danno renale irreversibile di diversa gravità, capace di compromettere progressivamente la funzione dei reni. Secondo le stime riportate dall’Accademia di Medicina, interessa circa l’11% della popolazione mondiale, rappresentando quindi un importante problema di salute pubblica. Nei Paesi occidentali i principali fattori di rischio sono rappresentati dal diabete mellito e dall’ipertensione arteriosa, due condizioni molto diffuse che possono determinare nel tempo alterazioni dei piccoli vasi sanguigni renali e favorire il declino della funzione degli organi. La difficoltà principale della CKD è legata spesso alla sua evoluzione silenziosa: nelle prime fasi, infatti, la riduzione della funzione renale può non provocare sintomi evidenti, rendendo fondamentali gli strumenti di prevenzione e controllo attraverso esami semplici ma essenziali.

Diagnosi precoce e prevenzione: il ruolo degli esami e dello stile di vita

L’identificazione tempestiva della malattia renale cronica permette di intervenire prima che il danno diventi più avanzato. La diagnosi si basa principalmente sulla determinazione della creatininemia e sull’esame delle urine, due accertamenti in grado di fornire informazioni importanti sullo stato di salute dei reni. Una volta individuata la presenza della malattia, è possibile adottare strategie mirate per rallentarne la progressione. Tra queste rientrano una dieta adeguata e l’utilizzo di terapie farmacologiche specifiche capaci di proteggere sia i reni sia il sistema cardiovascolare. La prevenzione della progressione della CKD non riguarda quindi soltanto il mantenimento della funzione renale, ma anche la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari, particolarmente elevato nei pazienti affetti da questa patologia.

Nuove terapie per la malattia renale cronica: dalle glifozine agli agonisti incretinici

Negli ultimi anni il trattamento della malattia renale cronica ha vissuto una profonda trasformazione grazie all’introduzione di nuove classi di farmaci che hanno ampliato le possibilità terapeutiche disponibili. Alla terapia tradizionale basata sui bloccanti del sistema renina-angiotensina, comprendenti ACE-inibitori e sartani, si sono affiancati nuovi strumenti farmacologici con proprietà nefro-cardio protettive. Tra questi vengono citate le glifozine, gli antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi e gli agonisti incretinici, categorie di farmaci che hanno mostrato potenzialità nel rallentare il deterioramento della funzione renale e nel contenere il rischio cardiovascolare. L’obiettivo della moderna terapia della CKD è infatti duplice: da una parte ridurre la velocità di progressione della malattia, dall’altra diminuire la probabilità che il paziente sviluppi complicanze cardiovascolari, una delle principali criticità associate alla condizione.

La terapia combinata come nuova prospettiva contro dialisi e fragilità cardiovascolare

Secondo quanto illustrato nell’ambito dell’incontro dell’Accademia di Medicina di Torino, la combinazione delle diverse classi terapeutiche oggi disponibili rappresenta una prospettiva particolarmente promettente. L’integrazione tra i trattamenti tradizionali e i nuovi farmaci potrebbe infatti contribuire a prevenire o ritardare la necessità di ricorrere alla dialisi, una delle conseguenze più gravi dell’evoluzione della malattia renale cronica. Parallelamente, la terapia combinata punta ad attenuare la fragilità cardiovascolare che caratterizza frequentemente il paziente con CKD, attraverso un approccio sempre più orientato alla protezione globale dell’organismo. La seduta scientifica del 2 ottobre offrirà quindi un momento di approfondimento sulle strategie più aggiornate per affrontare una patologia complessa, mettendo al centro il valore della prevenzione, della diagnosi precoce e dell’innovazione terapeutica nella tutela della salute renale.