Maltempo, figlia del disperso nel fiume Trigno: “cinque mesi di attese, dovete trovare mio padre”

Maltempo, Angelica Racanati: "non possiamo accettare che si costruisca un nuovo ponte mentre quello crollato resta lì, sotto sequestro, senza che sia stata data una risposta definitiva”

Sono passati cinque mesi da quando la furia del maltempo ha spazzato via il ponte sul fiume Trigno, in Molise, inghiottendo l’auto su cui stava viaggiando Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani, di cui non si hanno più notizie dal 2 aprile scorso. In questi mesi di attesa e disperazione, sono stati tanti gli appelli della famiglia alle istituzioni, affinché continuassero le ricerche dell’uomo. Ora la figlia Angelica torna a scrivere un appello sui social. “Ora basta, non è più accettabile. Cinque mesi. Cinque mesi di attese, di domande senza risposta, di ricerche, di ipotesi e di silenzi. Oggi ci viene detto che non c’è traccia di Domenico né della sua auto nei punti indicati dal magnetometro. E intanto si parla di una nuova struttura, di un collegamento alternativo, di andare avanti come se il problema fosse soltanto quello di ripristinare una strada. No. Il problema non è risolto. Sotto quel ponte ci sono ancora macerie, ci sono ancora elementi da accertare e soprattutto potrebbe esserci ancora mio padre“, ha scritto Angelica Racanati.

Annunciata la costruzione di un nuovo viadotto

Oggi è stata annunciata dall’assessore regionale alle infrastrutture del Molise Roberto Marone la costruzione di un nuovo viadotto cento metri più a valle per il quale occorrerebbero 15 mesi. Nel frattempo si prospetta una viabilità alternativa per collegare la statale 16 e l’A14 fino alla realizzazione del collegamento definitivo.

Non possiamo accettare che si costruisca un nuovo ponte – aggiunge Angelica Racanati – mentre quello crollato resta lì, sotto sequestro, senza che sia stata data una risposta definitiva alla domanda che da cinque mesi ci distrugge: dov’è Domenico? Chiediamo ancora una volta che il ponte venga rimosso, ma con la massima attenzione, preservando ogni elemento utile agli accertamenti e alla perizia tecnica, perché rimuovere il ponte non deve significare cancellare le prove. Prima di ricostruire, prima di voltare pagina, prima di parlare di collegamenti alternativi – prosegue Racanati – bisogna finire ciò che è stato lasciato in sospeso. Dovete trovare mio padre. Non è una richiesta straordinaria. È il minimo che ci è dovuto. Cinque mesi sono troppi. Ora basta. Non è più accettabile”, conclude.