Mare Monstrum, oltre 156 illeciti al giorno lungo le coste italiane

Campania, Puglia, Calabria e Sicilia concentrano il 53,6% dell'illegalità nazionale. Legambiente: il calo dei reati è solo apparente e pesa la diminuzione dei controlli

Nel 2025 lungo le coste italiane si registrano in media circa 156 illeciti al giorno, oltre 6 ogni ora. Un dato che fotografa una pressione ancora molto elevata sull’ambiente marino e costiero e che vede Campania, Puglia, Calabria e Sicilia concentrare da sole il 53,6% del totale nazionale dell’illegalità accertata. A lanciare l’allarme è la 28ª edizione di Mare Monstrum, il report di Legambiente elaborato sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto nelle 15 regioni e nelle 61 province costiere italiane. Quest’anno l’inquinamento torna a essere il principale nemico del mare, superando il ciclo illegale del cemento. Seguono la pesca illegale e le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, comprese quelle commesse nelle aree protette. Nel dettaglio, nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati, in calo del 20,4% rispetto al 2024, mentre gli illeciti amministrativi sono stati 36.322, con una flessione del 10,3%. Complessivamente, le violazioni rilevate raggiungono quota 56.812.

Secondo Legambiente, tuttavia, la diminuzione non deve essere interpretata automaticamente come un miglioramento della situazione. Il calo viene infatti definito “solo apparente” ed è attribuito soprattutto alla riduzione dei controlli sul territorio, scesi a 750.828, il 19,8% in meno rispetto all’anno precedente, oltre che all’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali. A guidare la classifica dell’illegalità è l’inquinamento legato in particolare alla gestione illegale dei rifiuti e alla mala depurazione. Sono 7.317 i reati accertati in questo settore, pari al 35,7% del totale nazionale. Al secondo posto si colloca il ciclo illegale del cemento, con 6.189 reati, il 30,2% del totale.

Resta alta anche l’attenzione sulla pesca illegale, che conta 4.338 reati, pari al 21,2%. Un dato particolarmente significativo riguarda il sequestro di attrezzi e reti: nel 2025 sono stati sequestrati 11.243 strumenti, con un incremento del 52,7% rispetto all’anno precedente. In crescita anche le violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, comprese quelle commesse in aree sottoposte a tutela. I reati accertati sono stati 2.646, pari al 12,9% del totale, con un aumento del 17,4% rispetto al 2024.

La geografia dell’illegalità continua a mostrare una forte concentrazione nelle quattro regioni del Mezzogiorno. In Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si concentra il 53,6% del totale nazionale. La Campania guida ancora la classifica con 4.002 reati, seguita dalla Puglia con 2.599, dalla Sicilia con 2.448 e dalla Calabria con 1.929. Un fenomeno che, secondo il report, si conferma strutturale: negli ultimi 26 anni, dal 1999 a oggi, sono stati infatti 483.195 i reati accertati lungo le coste italiane. Di questi, il 53,9%, pari a 260.399 episodi, si è concentrato proprio nelle quattro regioni. Al quinto posto si colloca la Liguria, con 1.581 reati e un incremento del 9% rispetto al 2024, un risultato in controtendenza rispetto al dato nazionale che porta la regione dall’ottava alla quinta posizione. Seguono Lazio, con 1.443 reati, Sardegna con 1.356 e Toscana con 1.162.

In lieve calo anche il numero delle persone denunciate, 21.726, in diminuzione del 19,2%, e quello degli arrestati, 93, con una flessione del 31,1%. I sequestri effettuati sono stati invece 3.267, il 19,9% in meno rispetto all’anno precedente. Sul fronte amministrativo sono state irrogate 37.680 sanzioni, in calo del 6,6%, per un valore complessivo superiore ai 191 milioni di euro. Un importo che segna una riduzione del 58,1% rispetto al 2024 e che, secondo Legambiente, conferma un ridimensionamento generale delle attività di controllo e sanzione.

Di fronte a questo quadro Legambiente torna a chiedere “un impegno corale che veda in prima linea governo, Parlamento, Regioni e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale, mettendo al centro una serie di priorità. Queste vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e dell’Snpa (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, mediante l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste, dalla tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale“.

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “i numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini. Se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali sia a una contrazione dei controlli sul territorio. Da 28 anni Legambiente porta avanti con coraggio un impegno costante di denuncia attraverso campagne come Goletta Verde, accendendo i riflettori su piaghe quali la mala depurazione, il cemento abusivo e la pesca di frodo. Tuttavia, oltre all’azione delle nostre denunce e al prezioso lavoro quotidiano delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine, serve un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni per reprimere ulteriormente questi fenomeni. Governo, Parlamento ed enti locali devono fare fino in fondo la propria parte con interventi non più rinviabili per rafforzare il sistema dei controlli repressivi e preventivi, per proteggere il patrimonio ambientale e l’economia turistica del mare“.