La difesa dell’agricoltura italiana non può essere considerata un ostacolo alla competitività europea, ma rappresenta uno degli strumenti principali attraverso i quali l’Italia e l’Europa possono rafforzare la propria autonomia strategica. È questo il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a Vercelli in occasione dell’inaugurazione del Festival del Riso. Nel cuore di uno dei territori più importanti per la risicoltura nazionale ed europea, la premier ha rivendicato il valore economico, culturale e identitario del comparto, ricordando che l’Italia è il primo produttore di riso nell’Unione europea e che le esportazioni generano ogni anno un valore superiore agli 800 milioni di euro. Meloni ha inoltre richiamato la battaglia condotta dal Governo italiano in Europa per ripristinare le risorse destinate alla Politica agricola comune, inizialmente ridotte nella proposta relativa al prossimo bilancio europeo. Secondo il presidente del Consiglio, tutelare l’agricoltura significa proteggere non soltanto la capacità produttiva nazionale, ma anche la sicurezza alimentare, il lavoro, il territorio e l’indipendenza dell’Italia.
Meloni celebra il riso italiano: export da oltre 800 milioni di euro
Aprendo il proprio intervento, Giorgia Meloni ha sottolineato la centralità del riso italiano all’interno del sistema agroalimentare nazionale. Un prodotto che non rappresenta soltanto un ingrediente fondamentale della cucina, ma anche una delle eccellenze maggiormente apprezzate sui mercati internazionali. Il presidente del Consiglio ha ricordato come l’Italia occupi una posizione di assoluto rilievo nella produzione europea, con un comparto capace di generare esportazioni per oltre 800 milioni di euro all’anno. Un primato che trova il proprio centro produttivo soprattutto tra Piemonte e Lombardia, territori nei quali la coltivazione del riso ha inciso profondamente sull’economia, sul paesaggio e sull’identità delle comunità locali. “Siamo qui per celebrare il riso, che è una eccellenza assoluta del nostro agroalimentare, un ingrediente iconico della nostra cucina, che è in genere uno dei prodotti italiani più apprezzati al mondo. Noi siamo, è stato detto, i primi produttori europei di riso, con un export che vale oltre 800 milioni di euro l’anno. Il cuore di questa produzione batte principalmente in questo pezzo d’Italia, tra la Lombardia e il Piemonte, una terra straordinaria che da sola copre un quarto dell’intera produzione del continente e vanta l’unica denominazione di origine protetta per il riso che è riconosciuta in Europa. Però qui, in questo territorio, il riso non è mai stato semplicemente un prodotto, è molto, molto di più, è identità, è lavoro e cultura. Natura, rispetto del territorio e storia. La coltivazione del riso qui ha plasmato il territorio, ha creato paesaggi mozzafiato”, ha affermato Meloni.
Lombardia e Piemonte cuore della risicoltura europea
Il territorio compreso tra Lombardia e Piemonte copre, secondo quanto evidenziato dal premier, circa un quarto dell’intera produzione di riso del continente. Si tratta di un’area nella quale l’attività agricola ha contribuito nei decenni a disegnare il paesaggio, trasformando le risaie in un elemento distintivo non soltanto dell’economia locale, ma anche della storia e della cultura di questa parte d’Italia. Meloni ha richiamato anche il valore dell’unica Denominazione di origine protetta dedicata al riso riconosciuta a livello europeo, evidenziando il ruolo delle certificazioni nella tutela della qualità e dell’origine dei prodotti italiani. Il riso viene così presentato come il risultato del lavoro di intere generazioni, ma anche come un patrimonio capace di coniugare tradizione, innovazione e sviluppo. Una produzione profondamente legata alla gestione delle acque, al rispetto del territorio e alla conservazione di un paesaggio agricolo riconosciuto in tutto il mondo.
La battaglia dell’Italia per difendere i fondi della Pac
Uno dei passaggi politicamente più rilevanti dell’intervento ha riguardato il futuro della Pac, la Politica agricola comune dell’Unione europea. Meloni ha ricordato che la proposta iniziale della Commissione europea sul prossimo bilancio prevedeva una riduzione delle risorse destinate al settore. Il Governo italiano, secondo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio, si è opposto a questa impostazione, contribuendo al ripristino dei fondi. Per Meloni, infatti, investire nella competitività europea non può significare sottrarre risorse all’agricoltura, proprio perché il comparto rappresenta uno degli ambiti nei quali l’Italia e l’Europa riescono a competere con maggiore forza.
“In Europa continuiamo a combattere la battaglia di garantire risorse adeguate al settore dell’agricoltura. Voi sapete che rispetto al prossimo bilancio europeo era stata fatta inizialmente dalla Commissione europea una proposta che tagliava i fondi alla Pac: abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi, non perché non riteniamo che l’Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l’Europa e l’Italia competono soprattutto in agricoltura”, ha dichiarato il premier. La posizione espressa a Vercelli pone quindi l’agricoltura europea al centro delle politiche per la crescita. La tutela dei fondi destinati al comparto viene indicata come una scelta strategica per sostenere le imprese, garantire continuità produttiva e preservare il ruolo dell’Italia nei mercati internazionali.
Agricoltura e autonomia strategica dell’Italia
Il presidente del Consiglio ha collegato direttamente la competitività del settore agricolo al tema dell’autonomia strategica. In uno scenario internazionale segnato da tensioni e vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento, la capacità di produrre cibo assume infatti una rilevanza che va oltre la dimensione economica. La sicurezza alimentare diventa una componente essenziale dell’indipendenza nazionale ed europea. Per Meloni, sarebbe dunque un errore contrapporre gli investimenti nell’agricoltura alle politiche rivolte alla competitività e all’autonomia dell’Europa.
“E non sarebbe intelligente -ha proseguito il premier- considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all’autonomia strategica, perché in un tempo nel quale noi siamo esposti su tutto, su quello che mangiamo non siamo ancora esposti e non vogliamo diventarlo. E quindi dobbiamo proteggere quello che abbiamo fatto bene e passare a fare meglio quello che invece ancora manca”. Il richiamo del premier riguarda la necessità di consolidare quanto il sistema agroalimentare italiano ha già costruito, intervenendo contemporaneamente sui settori nei quali sono ancora necessari miglioramenti. L’obiettivo indicato è quello di proteggere il patrimonio produttivo senza rinunciare all’innovazione e alla capacità di affrontare le nuove sfide economiche.
Il lavoro dietro ogni chicco di riso
Nella parte conclusiva dell’intervento, Giorgia Meloni ha posto l’accento sul valore umano che si trova dietro ogni prodotto dell’agroalimentare italiano. Il riso diventa così il simbolo di una filiera costruita attraverso il lavoro, la dedizione e le competenze tramandate da una generazione all’altra. Il premier ha parlato di identità, eredità e futuro, riconoscendo agli imprenditori agricoli e ai lavoratori un ruolo determinante nella difesa e nella valorizzazione delle eccellenze nazionali. Al Governo e allo Stato, secondo Meloni, spetta invece il compito di creare condizioni favorevoli per chi produce ricchezza e contribuisce alla crescita dell’Italia.
“Sono contenta di poter oggi aprire questa rassegna, perché dietro ogni nostro straordinario prodotto, e quindi dietro ogni singolo chicco di riso, c’è da noi il sudore di intere generazioni. C’è l’orgoglio di una identità, c’è la fierezza di una eredità che sa sempre proiettarsi verso il futuro. Difendere questo patrimonio -ha concluso Meloni- per noi significa difendere l’essenza, l’esistenza e il futuro stesso della nostra nazione, della sua gente e del suo territorio. Ed è qualcosa che si può fare solamente insieme. Con la capacità visionaria dei nostri imprenditori, con la dedizione dei nostri lavoratori e con un Governo e uno Stato che non devono fare altro che evitare di disturbare chi vuole produrre ricchezza e difendere l’eccellenza di questa nazione”.
Il Festival del Riso porta Vercelli al centro del dibattito agricolo
L’inaugurazione del Festival del Riso di Vercelli si è trasformata così in un’occasione per ribadire il peso strategico della risicoltura e, più in generale, dell’intero comparto agricolo italiano. Il primato produttivo europeo, il valore dell’export, la presenza della denominazione protetta e il profondo legame tra coltivazioni e territorio sono stati indicati come elementi di un patrimonio da proteggere. Dal palco di Vercelli, Meloni ha delineato una visione nella quale la difesa dell’agricoltura italiana coincide con la tutela della sovranità alimentare, della competitività economica e dell’identità nazionale. Un settore che, nelle parole del premier, deve restare centrale anche nelle future scelte di bilancio dell’Unione europea.


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