Un mistero vecchio di 178 anni, relativo a uno dei primi esempi documentati di fenomeni meteorologici spaziali che hanno influenzato la tecnologia, è stato risolto da un team internazionale guidato dall’Università di Lancaster. Le prime reti telegrafiche elettriche funzionanti furono implementate negli anni ’40 del XIX secolo e, con l’aumento dell’attività solare negli anni successivi, gli operatori telegrafici vittoriani iniziarono a sperimentare inspiegabili effetti elettrici causati da disturbi geomagnetici. Jim Wild, professore all’Università di Lancaster, insieme a scienziati del British Geological Survey, di Natural Resources Canada, della Baylor University, della RMIT University e dello STFC RAL Space, ha riesaminato un resoconto ampiamente citato di un ritardo di un treno a Exeter, che sarebbe stato causato da un disturbo geomagnetico proveniente dal Sole che avrebbe interferito con i sistemi telegrafici ferroviari.
L’evento era stato precedentemente citato come il potenziale primo esempio documentato di fenomeni meteorologici spaziali che hanno influenzato la tecnologia umana, ma la ricerca del team, pubblicata sulla rivista Space Weather dell’American Geophysical Union, contraddice questa ipotesi. Il resoconto originale descriveva come il treno delle 22:05 in partenza da Exeter, nel Devon, subì un ritardo di 16 minuti a causa di una “intensa perturbazione magnetica” che interferì con le apparecchiature di segnalazione telegrafica elettrica utilizzate per determinare se la linea ferroviaria fosse libera.
Un errore di data svelato
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto un problema cruciale: la linea ferroviaria menzionata nel resoconto non fu inaugurata prima del 1846, quasi cinque anni dopo il presunto incidente del 1841. La loro indagine dimostra che l’incidente si verificò molto probabilmente il 18 ottobre 1848, piuttosto che il 18 ottobre 1841, come affermato in un influente articolo pubblicato su Nature nel 1871.
Per scoprire cosa accadde realmente, il team ha combinato prove provenienti da orari ferroviari, giornali storici, osservazioni solari, resoconti di aurore boreali e registrazioni geomagnetiche digitalizzate. La loro indagine ha identificato una forte perturbazione geomagnetica il 18 ottobre 1848, insieme a segnalazioni di macchie solari e aurore boreali osservate nel Regno Unito e in Europa, fornendo prove convincenti che la data nel resoconto originale fosse un errore di battitura.
I risultati mostrano che, sebbene l’incidente di Exeter rimanga uno dei primi esempi documentati di interferenze meteorologiche spaziali che hanno disturbato la tecnologia, non è stato il primo. Il primo rapporto credibile attualmente noto riguarda un’interferenza con i sistemi telegrafici della Midland Railway nel marzo 1847.
Wild, della Scuola di Fisica e Astronomia dell’Università di Lancaster e autore principale dello studio, ha affermato: “le interferenze meteorologiche spaziali vengono spesso discusse come una sfida moderna a causa della nostra dipendenza da tecnologie come i satelliti, i sistemi di comunicazione e le reti elettriche. Ciò che questo studio dimostra è che la società ha sperimentato gli effetti delle interferenze meteorologiche spaziali sulla tecnologia quasi da quando esistono le tecnologie elettriche. Il ritardo del treno di Exeter è una storia affascinante perché si colloca proprio nel punto in cui le tecnologie emergenti hanno iniziato a confrontarsi con la realtà dell’ambiente spaziale”.
“Combinando archivi storici e osservazioni scientifiche, siamo stati in grado di dimostrare che l’evento si è verificato quasi certamente nel 1848 anziché nel 1841. Sebbene ciò significhi che non si tratta del primo impatto meteorologico spaziale documentato, rimane uno dei primi chiari esempi di attività solare che ha perturbato infrastrutture critiche. Dimostra inoltre l’importanza di combinare dati scientifici con articoli di giornale dell’epoca e documenti d’archivio nella ricostruzione di eventi meteorologici spaziali storici“, ha continuato.
Il Dott. Mike Hapgood, esperto di meteorologia spaziale presso il RAL Space dello STFC, ha affermato: “la nostra ricerca ha un che di investigativo: ricostruire un’ampia gamma di documenti d’archivio per comprendere meglio un evento meteorologico spaziale storicamente grave. Sottolinea l’importanza di preservare questi documenti più antichi, che ci forniscono le prove necessarie per interpretare gli eventi passati e rafforzare le previsioni future”.
Vecchi pericoli, sistemi moderni
Quasi due secoli dopo, le ferrovie e altre infrastrutture critiche rimangono vulnerabili al meteo spaziale, sebbene attraverso tecnologie molto diverse, tra cui sistemi di alimentazione, apparecchiature di segnalazione, navigazione satellitare e reti di comunicazione. Wild ha affermato: “questa ricerca evidenzia come le tempeste solari non rappresentino una minaccia nuova, bensì un rischio naturale di lunga data. Le tecnologie interessate si sono evolute dai telegrafi ferroviari ai satelliti, dalle reti di comunicazione ai sistemi energetici, ma la sfida rimane la stessa: comprendere il rischio e garantire che la società sia resiliente ai suoi impatti“.
Hapgood ha concluso: “sebbene le attuali capacità di monitoraggio del meteo spaziale siano ben più avanzate rispetto a qualsiasi tecnologia disponibile nell’Ottocento, i sistemi moderni da cui dipendiamo sono anche molto più vulnerabili alle tempeste solari. Approfondire la comprensione di questi fenomeni è fondamentale per prepararsi e mitigarne gli effetti, soprattutto in vista di un decennio ricco di entusiasmanti sviluppi spaziali che dovranno affrontare la sfida di un nuovo ciclo solare negli anni Trenta“.


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