“Ho scoperto di essere più intelligente di quanto pensassi“. In questa frase, raccolta al termine di un laboratorio, si concentra il senso dell’esperienza di METHEXIS 2.0, il progetto che ha portato matematica e fisica informali all’interno delle case circondariali di San Vittore e Bergamo, trasformando giochi, puzzle e attività di problem solving in occasioni di crescita personale e relazionale. Nell’arco di 2 anni sono state realizzate 9 edizioni dei laboratori, coinvolgendo oltre 80 persone detenute della sezione giovani adulti, tra i 18 e i 35 anni, e della sezione femminile della Casa Circondariale Francesco Di Cataldo di San Vittore, oltre a partecipanti della Casa Circondariale di Bergamo. Al progetto hanno lavorato circa 10 tra ricercatori e collaboratori, affiancati da 8 studenti e studentesse nel ruolo di tutor.
L’iniziativa nasce dall’esperienza maturata presso Off Campus San Vittore e viene sviluppata dai Dipartimenti di Matematica e Fisica del Politecnico di Milano. METHEXIS è stato finanziato nel 2024 nell’ambito del Polisocial Award, grazie al contributo del 5×1000, coinvolgendo anche i Dipartimenti di Design, Architettura e Studi Urbani – DAStU e di Elettronica, Informazione e Ingegneria – DEIB.
Dopo un primo anno dedicato alla ricerca, il progetto si è evoluto nella versione 2.0, concentrandosi sulle potenzialità dell’apprendimento informale della matematica e della fisica. L’obiettivo era creare uno spazio neutro, nel quale persone costrette a convivere in un contesto caratterizzato da elevato turnover e da una forte eterogeneità culturale, sociale, linguistica ed economica potessero confrontarsi su un piano di parità, indipendentemente dal proprio percorso scolastico o dalla lingua madre. Per farlo, i ricercatori hanno proposto attività accessibili a tutti: puzzle, giochi strategici e sfide di problem solving capaci di stimolare ragionamento, collaborazione e creatività.
“Abbiamo osservato come alcuni atteggiamenti iniziali, che spingevano magari il detenuto a partecipare semplicemente per il bisogno di uscire di cella, frequentando il laboratorio poco a poco cambiavano e si sono trasformati – ha spiegato il coordinatore del progetto Domenico Brunetto, docente del Dipartimento di Matematica – Avevano voglia di venire, perché li faceva sentire bene e sentivano non solo di poter svolgere delle attività, ma addirittura di suggerirle. Questo è l’aspetto generativo del progetto: portare la persona dal sentirsi oggetto all’interno di un ambiente, a essere soggetto attivo, creando così empowerment dal punto di vista matematico, sociale e psicologico“.
METHEXIS 2.0 non è però soltanto un progetto laboratoriale. Si configura come un vero e proprio percorso di ricerca-azione, nato per indagare il ruolo dell’educazione informale nella promozione dell’empowerment nei contesti di fragilità, a partire proprio dall’ambiente carcerario. Il progetto ha coinvolto anche funzionari dell’amministrazione penitenziaria, attraverso attività specifiche di team building, e ha favorito un confronto informale ma attivo con gli agenti della Polizia penitenziaria, grazie allo scambio di schede, idee e proposte operative.
“Abbiamo lavorato sul concetto di empowerment e su quale tipo di attività aiutino a svilupparlo da molteplici punti di vista. C’è stato tutto un lavoro previo di ricerca, di circa nove mesi, per elaborare le diverse modalità di engagement a seconda dei contenuti, del ruolo, delle persone coinvolte – ha specificato Brunetto – proprio per questo il risultato finale è un modello qualitativo, una modalità di lavoro didattico scalabile in contesti diversi considerati “fragili”, sia per condizioni socio-economiche disagiate, sia per contesti di multiculturalità e multilingua“.
Proprio con l’obiettivo di favorire la diffusione del modello, i materiali didattici sviluppati nel corso del progetto sono stati messi a disposizione pubblicamente e possono essere scaricati gratuitamente dal sito di METHEXIS, così da consentire ad altre realtà di sperimentare e replicare il metodo in contesti complessi. I risultati della ricerca hanno confermato l’efficacia dell’approccio. Nel corso delle attività è emerso un crescente coinvolgimento dei partecipanti, insieme a una maggiore fiducia nelle proprie capacità e alla possibilità di costruire relazioni positive sia con i pari sia con gli operatori. A raccontare meglio di ogni dato quantitativo l’impatto dell’esperienza sono le parole lasciate dai partecipanti nei diari di bordo raccolti dai ricercatori: “Mi è piaciuto fare sti esercizi affrontando la mia pazienza e me stesso“, “Queste attività sono utili anche per il nostro futuro fuori da qui“.
Il gruppo di lavoro coordinato da Domenico Brunetto comprende i docenti Monica Conti, del Dipartimento di Matematica, e Maurizio Zani, del Dipartimento di Fisica; i ricercatori Giulia Bernardi, Giulia Cavallari, Sofia Galli, Francesco Nappo, Andrea Corti, Roberto Virzi e Roberto Mazzola; e gli studenti Alberto Pellegrini, Ben Jeffers dell’associazione Math In Prison e Agostino Scotti Camuzzi.
METHEXIS 2.0 è l’acronimo di “MatEmaTicHe, narrazioni E spazi gEnerativi per ContestI eStremamente fragili”. Oltre alle strutture penitenziarie coinvolte, il progetto ha visto la collaborazione della Fondazione ERIS ETS, della cooperativa A&I, dell’associazione PiGreco – Il Luogo Ideale, della cooperativa sociale Comunità del Giambellino, del Prison Mathematics Project e del PRAP Ufficio II – Detenuti e trattamento.


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