Milioni di insetti nascosti nei musei europei: la Sapienza svela il tesoro scientifico che può aiutare a salvare la biodiversità

Uno studio internazionale coordinato dal Museo di Zoologia della Sapienza mappa per la prima volta il patrimonio sommerso delle collezioni naturali europee: oltre 35 milioni di esemplari conservati, una banca dati fondamentale per studiare clima, specie invasive ed evoluzione

Da secoli rappresentano un archivio silenzioso della vita sulla Terra, ma una parte enorme del loro valore scientifico è ancora nascosta. Le collezioni di storia naturale europee, custodite nei grandi musei del continente, conservano milioni di esemplari che raccontano l’evoluzione della biodiversità globale e che oggi possono diventare strumenti fondamentali per affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo: la crisi della biodiversità e gli effetti del cambiamento climatico. A mettere per la prima volta ordine in questo patrimonio immenso è uno studio internazionale coordinato da Pierfilippo Cerretti e Dario Nania, del Museo di Zoologia della Sapienza Università di Roma, struttura afferente al Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”. La ricerca ha coinvolto sedici grandi istituzioni museali europee e oltre venti scienziati tra entomologi e curatori, con l’obiettivo di quantificare e valorizzare una risorsa scientifica ancora in gran parte inesplorata.

Le collezioni naturali europee: un archivio della vita sulla Terra ancora poco utilizzato

Le collezioni di storia naturale rappresentano da secoli uno dei pilastri della ricerca biologica. Nei musei europei sono conservati campioni raccolti in epoche diverse, provenienti da ogni parte del pianeta, che custodiscono informazioni preziose sulla distribuzione delle specie, sulle loro caratteristiche e sui cambiamenti avvenuti negli ecosistemi. Tuttavia, secondo lo studio coordinato dalla Sapienza, una quota significativa di questa ricchezza scientifica rimane ancora sommersa. Molti esemplari sono conservati accuratamente, ma non sono mai stati analizzati in modo approfondito, limitando il loro potenziale come strumento di ricerca.

La sfida oggi è trasformare questi archivi biologici in una risorsa dinamica capace di fornire dati utili per comprendere come il pianeta stia cambiando. Lo studio si inserisce in una linea di ricerca già consolidata del Museo di Zoologia della Sapienza, impegnato da anni nello studio e nella digitalizzazione delle collezioni scientifiche proprie e di quelle appartenenti a musei partner. Ricerche precedenti, tra cui uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, hanno già dimostrato come i dati contenuti nelle collezioni museali possano essere utilizzati per ricostruire profondi cambiamenti nella struttura e nel funzionamento degli ecosistemi legati al riscaldamento globale.

Insetti protagonisti dello studio: milioni di esemplari per capire il futuro della biodiversità

Per misurare il valore scientifico delle collezioni europee, i ricercatori hanno scelto come gruppo modello i Ditteri, l’ordine di insetti che comprende mosche, tafani e zanzare. Si tratta di un gruppo particolarmente significativo per la ricerca biologica: i Ditteri contano infatti oltre 170.000 specie descritte, ma le stime indicano che il numero reale potrebbe arrivare fino a un milione di specie ancora non conosciute dalla scienza. Questa straordinaria varietà si accompagna a un ruolo fondamentale negli ecosistemi. Gli insetti appartenenti a questo gruppo partecipano a processi ecologici essenziali e hanno anche una rilevanza economica e sanitaria senza paragoni nel regno animale, basti pensare al ruolo di alcune specie nella trasmissione di patogeni o nell’equilibrio delle catene alimentari. Analizzando le collezioni dedicate ai Ditteri, gli studiosi hanno potuto evidenziare la quantità enorme di informazioni contenute nei musei europei.

Tra 26 e 35 milioni di esemplari: una banca dati per clima, genetica e specie invasive

Le 16 collezioni museali europee analizzate nello studio custodiscono complessivamente tra i 26 e i 35 milioni di esemplari di insetti. Ogni campione rappresenta una vera e propria banca dati biologica, contenente informazioni morfologiche, ecologiche e genetiche. Materiale che può essere utilizzato per monitorare gli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni naturali, ricostruire trasformazioni avvenute nel corso dell’evoluzione e comprendere la diffusione delle specie aliene invasive. I campioni conservati nei musei possono infatti raccontare dove viveva una specie in passato, come sono cambiate le sue popolazioni nel tempo e quali territori ha colonizzato più recentemente. Questi dati diventano particolarmente preziosi in una fase storica in cui gli ecosistemi stanno subendo trasformazioni rapide a causa dell’aumento delle temperature, della perdita degli habitat naturali e dell’espansione delle attività umane.

Il patrimonio nascosto dei musei: milioni di campioni ancora da studiare

La principale criticità individuata dalla ricerca riguarda proprio il rapporto tra quantità di materiale conservato e capacità di analizzarlo. Milioni di esemplari presenti nei musei europei sono infatti ancora non studiati, nonostante rappresentino una fonte straordinaria di conoscenza scientifica. Il contributo delle diverse istituzioni non è uniforme, ma ogni museo conserva elementi unici e complementari. Ogni collezione rappresenta infatti un tassello specifico di un mosaico globale della biodiversità, costruito attraverso secoli di raccolta e conservazione. Per questo motivo, secondo gli autori dello studio, è necessario un cambio di passo che permetta di trasformare questi archivi biologici in strumenti operativi per la ricerca contemporanea.

Le cinque priorità per trasformare le collezioni in strumenti contro la crisi della biodiversità

Lo studio coordinato dalla Sapienza individua cinque direttrici strategiche considerate fondamentali per valorizzare il patrimonio custodito nei musei. Tra le necessità principali emerge il sostegno al monitoraggio biologico a lungo termine e al deposito di nuovi esemplari, indispensabili per continuare ad aggiornare gli archivi della biodiversità. Un ruolo centrale viene attribuito anche al potenziamento delle infrastrutture dedicate alle analisi molecolari e alle tecnologie di imaging, strumenti che permettono oggi di ottenere informazioni sempre più dettagliate dai campioni conservati.

La ricerca sottolinea inoltre l’importanza della formazione di personale altamente specializzato, dell’accelerazione dei processi di digitalizzazione delle collezioni e di una maggiore condivisione dei dati e delle competenze tra istituzioni scientifiche. L’obiettivo è rendere accessibile un patrimonio che per troppo tempo è rimasto in parte nascosto, trasformandolo in una risorsa concreta per affrontare le sfide ambientali del presente e del futuro. Le collezioni di storia naturale, nate per conservare la memoria della vita sulla Terra, possono così diventare uno degli strumenti più importanti per comprendere i cambiamenti in corso e proteggere la biodiversità globale.

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