Natura, l’Italia invia a Bruxelles il Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi: la sfida per biodiversità, clima e sviluppo sostenibile

Il documento, elaborato da MASE e MASAF con il supporto di ISPRA e CREA, apre il percorso verso la strategia italiana per il recupero del patrimonio naturale

L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, un passaggio centrale nell’attuazione del Regolamento Ue 2024/1991 che punta al recupero degli ecosistemi degradati, alla tutela della biodiversità e al rafforzamento della capacità dei territori di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. La proposta rappresenta l’avvio di un percorso destinato a definire le azioni nazionali per il ripristino degli habitat naturali, con l’obiettivo di coniugare la protezione del capitale naturale con le esigenze economiche e produttive del Paese. Ad annunciare l’invio del Piano è stato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sottolineando il valore strategico del documento e il lavoro di coordinamento svolto insieme al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, con il contributo tecnico-scientifico di ISPRA e CREA.

Il Piano nazionale di ripristino della natura: l’Italia avvia il confronto con l’Europa

Il documento ora sarà sottoposto alla valutazione della Commissione europea, che avrà a disposizione sei mesi per verificare la coerenza della proposta italiana rispetto agli obiettivi e agli obblighi previsti dal Regolamento europeo sul ripristino della natura. Sulla base delle osservazioni che arriveranno da Bruxelles, il MASE e il MASAF, con il supporto di ISPRA e CREA, procederanno agli eventuali aggiornamenti della bozza, in vista della trasmissione definitiva del Piano alla Commissione europea entro settembre 2027. Il percorso che ha portato alla definizione della proposta ha previsto anche una fase di consultazione pubblica, aperta dal 23 aprile al 24 giugno 2026, oltre a successivi momenti di confronto con numerosi soggetti coinvolti nella gestione del territorio: associazioni ambientaliste, organizzazioni agricole, realtà forestali, rappresentanti della pesca, del mondo venatorio e degli ambienti urbani.

Pichetto: “ripristino della natura significa protezione e recupero della biodiversità”

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto ha evidenziato il valore nazionale della strategia, sottolineando il ruolo del Piano nel collegare tutela ambientale e adattamento climatico. “Oggi – spiega il ministro Gilberto Pichetto – compiamo un passaggio importante per una sfida che riguarda tutto il Paese: ripristino della natura significa protezione e recupero della biodiversità, vuol dire rafforzare la resilienza degli ecosistemi contribuendo agli obiettivi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici”. Secondo Pichetto, il Piano rappresenta una scelta strategica per il futuro dell’Italia, chiamata a trovare un equilibrio tra conservazione ambientale, sviluppo economico e benessere collettivo.

“E’ un investimento strategico per il futuro – spiega Pichetto – nel quale dovremo saper coniugare tutela del Capitale Naturale, sviluppo sostenibile e qualità della vita delle generazioni presenti e future”. Il ministro ha inoltre rimarcato il metodo seguito nella costruzione del documento, basato sulla collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e territori. “In questo complesso lavoro – aggiunge Pichetto – abbiamo messo al centro la conoscenza scientifica, le specificità dei territori e il coinvolgimento di chi quei territori li vive e li rende produttivi”. “Abbiamo scelto un metodo di lavoro basato sul confronto – sottolinea il ministro – perché il ripristino degli ecosistemi non può essere realizzato senza le comunità: gli agricoltori, i pescatori, i gestori del territorio, gli enti locali e tutti i soggetti interessati”.

Biodiversità, ecosistemi e territori: la strategia italiana guarda al lungo periodo

Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura nasce con l’obiettivo di costruire una strategia di lungo periodo per il recupero del patrimonio ambientale italiano, intervenendo sulla capacità degli ecosistemi di mantenere le proprie funzioni naturali. La tutela della biodiversità, il miglioramento della qualità degli habitat e il rafforzamento della resilienza ambientale rappresentano alcuni degli elementi centrali della nuova pianificazione, che dovrà adattarsi alle caratteristiche dei diversi territori italiani. “Abbiamo davanti – aggiunge Pichetto – un percorso impegnativo, ma anche un’opportunità per costruire una strategia nazionale di lungo periodo per la tutela e il recupero del nostro patrimonio naturale, coniugando gli obiettivi europei con la realtà e le esigenze dell’Italia”. La fase di attuazione richiederà il coinvolgimento degli enti responsabili della gestione dei territori e delle attività produttive, considerando il rapporto tra ambiente, agricoltura, pesca, foreste e sviluppo locale.

Lollobrigida: “equilibrio tra tutela dell’ambiente e capacità del sistema agricolo di produrre”

Sul rapporto tra tutela ambientale e produzione agricola è intervenuto anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato la necessità di mantenere un equilibrio tra gli obiettivi ecologici europei e la competitività delle imprese. “L’obiettivo”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, “è stato più volte ribadito: costruire un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e la capacità del nostro sistema agricolo di produrre”.

Lollobrigida ha spiegato che il lavoro sul Piano è stato orientato anche alla salvaguardia della capacità produttiva del settore agricolo. “Abbiamo lavorato per contrastare le follie del Green Deal, intervenendo su quelle misure che rischiavano di penalizzare le nostre imprese e le nostre comunità. Noi tuteliamo e valorizziamo il nostro territorio, sostenendo posizioni compatibili con gli obiettivi di sostenibilità economica e ambientale, senza mai perdere di vista la produttività, dalla quale non si può prescindere per garantire la competitività del nostro sistema e la sicurezza alimentare della Nazione”. Il ministro ha poi ribadito la linea del Governo sul rapporto tra agricoltura, ambiente e sicurezza alimentare. “È questa”, conclude il ministro, “la direzione del Governo Meloni: difendere il lavoro degli agricoltori, creare valore e assicurare all’Italia la capacità di produrre ciò di cui ha bisogno, senza perdere di vista la tutela della biodiversità”.

Il percorso verso il Piano definitivo entro il 2027

Con la trasmissione della proposta alla Commissione europea si apre ora una nuova fase di valutazione e confronto. L’Italia dovrà recepire eventuali indicazioni europee e completare il percorso tecnico-amministrativo che porterà alla versione definitiva del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. La scadenza fissata per la trasmissione finale è settembre 2027, quando il documento dovrà definire in modo compiuto gli interventi e gli strumenti attraverso cui il Paese intende contribuire agli obiettivi europei di recupero degli ecosistemi. La sfida riguarda il futuro del patrimonio naturale italiano e punta a integrare protezione ambientale, adattamento ai cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile e valorizzazione delle risorse territoriali.

La nota ISPRA

“Non un Piano di vincoli, ma un grande progetto per il Paese. La tutela della natura deve camminare insieme allo sviluppo, con il supporto della scienza, con la partecipazione e una grande alleanza tra istituzioni, territori, imprese e cittadini”. Cosi Maria Alessandra Gallone, Presidente dell’ISPRA e del SNPA esprime, a nome dell’Istituto, soddisfazione per il nulla osta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) alla trasmissione alla Commissione europea della bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, alla cui predisposizione l’Istituto ha fornito un ampio supporto tecnico-scientifico, in costante raccordo con il MASE e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e con la collaborazione del Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (CREA).

Un lavoro di squadra articolato e complesso, iniziato nel settembre 2025, che ha visto impegnato tutto l’Istituto e che ha accompagnato la costruzione del Piano attraverso analisi scientifiche, valutazione delle misure, individuazione dei gap conoscitivi, supporto alle amministrazioni centrali e regionali e confronto con le istituzioni europee. La bozza predisposta per la trasmissione alla Commissione europea comprende oggi 2.078 misure di ripristino, risultato di un percorso che si è progressivamente arricchito con la consultazione pubblica e il confronto con i soggetti interessati. “Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura – prosegue la Presidente Gallone – rappresenta una grande occasione per l’Italia. Dobbiamo raccontarlo e soprattutto attuarlo per ciò che può realmente costituire: non un insieme di vincoli stabiliti senza confronto, ma un progetto di rigenerazione del nostro patrimonio naturale e, insieme, dei nostri territori, delle nostre economie e delle nostre comunità. Ripristinare la natura significa investire nel futuro. La sostenibilità è autentica quando integra le dimensioni ambientale, economica e sociale, ponendo al centro le persone e i loro bisogni. Il grande lavoro svolto finora dall’Istituto non è certo un punto di arrivo, ma un percorso che prosegue oggi e per il futuro”.

Per ISPRA sarà fondamentale che la fase di attuazione prosegua con lo stesso metodo di confronto e partecipazione che ha accompagnato la predisposizione del Piano. Alla consultazione pubblica sono seguiti incontri con associazioni ambientaliste, rappresentanti dei settori della pesca, dell’agricoltura e delle foreste, associazioni venatorie, soggetti impegnati negli ambienti urbani e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). “È questo – prosegue Gallone – il metodo che dobbiamo continuare a seguire: una grande alleanza per la natura e per lo sviluppo sostenibile. Stato, Regioni, Comuni, Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, mondo scientifico e della ricerca, imprese, agricoltori, pescatori, associazioni e cittadini devono essere protagonisti di un percorso condiviso. La transizione funziona quando nessuno viene lasciato ai margini e quando la conoscenza scientifica diventa strumento concreto per accompagnare le decisioni”. Una visione che trova ulteriore forza nelle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione di Terra Madre, richiamando la biodiversità come patrimonio che protegge la salute umana e come responsabilità che richiede partecipazione popolare e azione delle istituzioni: “le parole del Presidente Mattarella – conclude il Presidente Gallone – ci indicano ancora una volta una direzione chiara: ambiente, biodiversità, persone e sviluppo non appartengono a mondi separati. Sono parti dello stesso futuro. Il ripristino della natura non deve significare fermare i territori, ma aiutarli a evolvere meglio: rendendoli più sicuri, più attrattivi e capaci di generare nuova economia e nuova occupazione”. ISPRA continuerà a mettere a disposizione del MASE, del MASAF e dell’intero sistema istituzionale le proprie competenze scientifiche, i dati, le piattaforme e la conoscenza del territorio, accompagnando le successive fasi del Piano nel rispetto delle proprie competenze.