Durante l’anno di El Niño, un altro termine climatico è destinato a essere protagonista: l’onda di Kelvin. Quando pensiamo alle onde, la nostra mente corre subito alle spiagge sabbiose e ai surfisti, eppure in questo caso ci troviamo di fronte a un meccanismo fisico nettamente differente. Si tratta di immense pulsazioni planetarie che si manifestano per lunghi periodi di tempo e si estendono per oltre 6mila km attraverso l’intero Oceano Pacifico equatoriale, e possono contribuire allo sviluppo o al rafforzamento di un evento di El Niño. Questi colossali movimenti di energia viaggiano silenziosamente sotto la superficie, trasportando imponenti quantità di calore verso Est e alterando gli equilibri climatici. Il 1° segnale di questi eventi sfugge del tutto all’occhio umano, scivolando in profondità per spingere le masse d’acqua calda verso nuovi territori e diventando così uno dei motori principali per la genesi di fenomeni meteo estremi su vasta scala.
L’origine del fenomeno e il riscaldamento delle acque
Normalmente, i venti alisei soffiano verso Ovest spingendo le acque superficiali calde verso il Pacifico occidentale. Quando questi venti si indeboliscono o invertono la loro rotta diventando raffiche da Ovest, l’acqua calda inizia a spostarsi verso Est, innescando un’onda di Kelvin di sprofondamento lungo l’equatore. Un’onda di questo tipo impiega solitamente tra i 2 e i 3 mesi per attraversare il bacino tropicale. Durante il suo passaggio, il fenomeno ispessisce lo strato superiore caldo dell’oceano e spinge il termoclino verso il basso, impedendo alle correnti fredde profonde di risalire. Questo blocco fa innalzare drasticamente la temperatura del mare superficiale, a volte anche di svariati gradi. I ricercatori, con l’aiuto dei satelliti della NASA come il Sentinel-6 Michael Freilich, monitorano incessantemente l’altezza del mare per rintracciare queste anomalie fin dalla loro nascita.
Innalzamento del livello del mare lungo la costa
Nel momento in cui questa onda equatoriale raggiunge il Sud America, una parte del suo enorme carico di acqua calda devia verso Nord, viaggiando intrappolata lungo il profilo costiero. Poiché l’acqua più calda tende a espandersi, l’onda solleva temporaneamente i livelli delle acque lungo il litorale. Le previsioni per l’autunno indicano l’arrivo di questa immensa massa d’acqua in California, con un avvicinamento alla baia di San Francisco previsto per gli inizi di ottobre. Questo apporto potrebbe innalzare il livello del mare di quasi 30 cm. Se un simile aumento dovesse coincidere con alte maree o violente mareggiate, il rischio di gravi inondazioni ed erosione costiera aumenterebbe in modo esponenziale. Basti pensare che durante i passati eventi di El Niño, la NASA ha registrato innalzamenti sulla costa Ovest superiori ai 20 cm.
Il legame con le onde di Rossby e gli uragani
Mentre le onde di Kelvin si dirigono a Est, esiste un fenomeno speculare che viaggia in direzione opposta. Quando l’energia raggiunge il Pacifico orientale, una porzione viene riflessa verso Ovest sotto forma di onde di Rossby, che si spostano molto più lentamente ma mantengono anch’esse una scala planetaria. Questo rimpallo di energia influenza l’atmosfera globale. Sebbene le onde oceaniche non generino direttamente i cicloni, la loro capacità di alimentare El Niño altera le precipitazioni e i venti in quota. El Niño finisce frequentemente per ostacolare la formazione degli uragani nell’Oceano Atlantico, offrendo invece un ambiente ideale per lo sviluppo delle tempeste nel Pacifico. Contemporaneamente, le onde di Kelvin atmosferiche possono raggruppare i sistemi temporaleschi, creando l’ambiente perfetto per la nascita dei cicloni tropicali più devastanti.

