Peste suina africana, scatta l’allerta nel Lazio: 4 casi positivi a Riano e nuove misure di contenimento

Ordinanza della Regione per fermare la diffusione della PSA: rafforzati controlli sui cinghiali e misure di biosicurezza in 22 comuni dell’area romana

La Peste suina africana (PSA) torna al centro dell’attenzione nel Lazio dopo la conferma di quattro positività nei cinghiali nel Comune di Riano, nella provincia di Roma. La Regione ha emanato una nuova ordinanza per rafforzare le misure di prevenzione e contenimento della malattia, introducendo una serie di prescrizioni per limitare il rischio di diffusione del virus e tutelare il patrimonio suinicolo regionale. Il primo caso sospetto era stato segnalato proprio a Riano, nell’area metropolitana di Roma Capitale. La positività è stata successivamente confermata dal Centro di referenza nazionale il 27 agosto scorso, determinando l’immediata attivazione dell’Unità di crisi centrale nazionale e del Gruppo operativo degli esperti, coordinati dal Ministero della Salute. Parallelamente, la Regione Lazio ha attivato la propria Unità di crisi regionale, già istituita nel 2023, coinvolgendo le strutture competenti in materia di Salute, Ambiente e Agricoltura, il Commissario regionale per la gestione della fauna selvatica, le Aziende sanitarie locali interessate e l’Istituto zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana.

Ricerca dei cinghiali morti e controlli sul territorio: la Asl Roma 4 in prima linea

Dopo la conferma dei primi casi, la Regione ha dato mandato alle Asl territorialmente competenti di avviare tutte le attività necessarie sul territorio, a partire dalla ricerca attiva dei cinghiali morti nell’area del primo rinvenimento. L’obiettivo è verificare la reale presenza del virus e valutare l’eventuale estensione dell’infezione nella zona interessata. La Asl Roma 4, che comprende il territorio di Riano, è risultata l’azienda sanitaria maggiormente coinvolta e si è immediatamente attivata con le operazioni di monitoraggio. Attualmente sono quattro le positività accertate, tutte localizzate nel territorio comunale di Riano. La PSA è una malattia virale che colpisce esclusivamente i suini domestici e i cinghiali. Il virus non è trasmissibile all’uomo e non interessa altre specie animali, ma la sua diffusione può avere conseguenze rilevanti sul piano economico, causando danni agli allevamenti, al comparto agricolo e alle attività di esportazione dei prodotti suinicoli.

Peste suina africana, ecco i comuni coinvolti dalle nuove restrizioni

L’ordinanza regionale riguarda un’area individuata sulla base delle indicazioni delle autorità sanitarie nazionali ed europee e comprende diversi comuni della Città metropolitana di Roma Capitale e dei territori limitrofi. Le misure interessano Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Roma Capitale Municipio III, Roma Capitale Municipio XV, Sacrofano e Sant’Oreste. L’area è stata individuata per garantire un controllo più efficace della situazione epidemiologica e impedire che il virus possa propagarsi attraverso gli spostamenti della fauna selvatica o attraverso comportamenti non conformi alle norme di sicurezza.

Cosa prevede l’ordinanza: stop all’alimentazione dei cinghiali e nuove regole per cittadini e comuni

Tra le principali disposizioni introdotte dalla Regione Lazio vi è il rafforzamento della sorveglianza sui cinghiali, con particolare attenzione agli animali trovati morti o in condizioni di salute compromesse. Le carcasse dovranno essere gestite e smaltite dai servizi veterinari attraverso procedure caratterizzate dalla massima biosicurezza, così da evitare possibili contaminazioni. I comuni interessati dovranno inoltre installare una specifica cartellonistica informativa sulla presenza della Peste suina africana nei cinghiali e sulle corrette modalità di comportamento. Un capitolo specifico riguarda anche la gestione dei rifiuti. Le amministrazioni locali dovranno adottare tutte le misure necessarie, anche attraverso società ed enti incaricati dei servizi, per impedire che i cinghiali possano accedere ai rifiuti, ottimizzando inoltre il posizionamento dei contenitori destinati alla raccolta. È vietato alimentare, avvicinare o disturbare gli animali selvatici. Inoltre, nelle aree agricole e naturali interessate dalle misure non sarà consentita l’organizzazione di eventi e assembramenti, compresi i picnic, salvo eventuali deroghe motivate dall’autorità sanitaria. Resta inoltre obbligatoria la segnalazione della presenza di carcasse di cinghiali o animali moribondi, così da permettere interventi tempestivi da parte delle strutture competenti.

Stop alla caccia al cinghiale e controlli sugli allevamenti suinicoli

Nelle zone interessate dall’ordinanza è vietato l’esercizio dell’attività venatoria al cinghiale in ogni sua forma. Eventuali interventi di controllo potranno essere autorizzati esclusivamente rispettando specifiche prescrizioni di biosicurezza. Particolare attenzione viene riservata agli allevamenti suinicoli presenti nell’area. I servizi veterinari delle Asl Roma 1, Roma 4 e Roma 5 dovranno procedere al censimento e all’aggiornamento delle informazioni relative agli allevamenti presenti sul territorio, verificando anche l’eventuale presenza di strutture non registrate. Per gli allevamenti all’aperto o comunque esposti al possibile contatto con i cinghiali selvatici, potranno essere introdotte ulteriori misure di sicurezza, tra cui il confinamento degli animali, il rafforzamento delle barriere fisiche, l’incremento delle misure di biosicurezza e limitazioni alla movimentazione dei suini. Nei casi in cui non sia possibile ripristinare rapidamente condizioni adeguate di sicurezza sanitaria, potranno essere adottate anche misure di abbattimento preventivo.

Monitoraggio continuo della PSA: possibili nuove misure in base all’evoluzione epidemiologica

L’ordinanza regionale prevede anche il monitoraggio virologico dei suini morti o sospetti e lascia aperta la possibilità di introdurre ulteriori interventi qualora la situazione dovesse evolvere o sulla base delle indicazioni delle autorità sanitarie nazionali ed europee. La Regione Lazio ha ribadito la necessità di una collaborazione stretta tra istituzioni, allevatori e operatori del settore per contenere la diffusione della Peste suina africana e proteggere il comparto suinicolo regionale. L’obiettivo delle misure adottate è quello di bloccare sul nascere l’espansione del focolaio individuato a Riano, garantendo un controllo capillare della fauna selvatica e riducendo al minimo i rischi per gli allevamenti e per l’economia agricola del territorio.