Petrolio oltre 109 dollari, FederPetroli: “può arrivare a 120”

Il presidente di FederPetroli Italia indica le condizioni che potrebbero spingere ulteriormente il prezzo del greggio

La corsa dei prezzi del petrolio prosegue e porta il future sul Brent oltre la soglia dei 109 dollari al barile. Il rialzo del greggio torna così a occupare una posizione centrale nello scenario energetico internazionale, mentre l’attenzione resta concentrata sulle decisioni che potrebbero essere assunte dai Paesi produttori e sull’evoluzione della situazione in Medio Oriente. A delineare il rischio di un’ulteriore accelerazione è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che individua nei 120 dollari al barile una soglia possibile qualora dovessero verificarsi contemporaneamente alcune precise condizioni geopolitiche e produttive. Intervenendo all’AdnKronos per commentare i rialzi, Marsiglia mette in evidenza il ruolo determinante del Medio Oriente e dell’Opec nella formazione dei prezzi internazionali del greggio. “Ma se il Medio Oriente decide, il petrolio arriva a 120. L’Opec manovra i prezzi del greggio”, afferma il presidente di FederPetroli Italia.

Petrolio a 120 dollari, le tre condizioni indicate da FederPetroli

Secondo Marsiglia, il superamento dei 109 dollari non implica automaticamente una salita del Brent fino a quota 120. Uno scenario di questo tipo, tuttavia, non può essere escluso e diventerebbe concretamente plausibile nel caso in cui si presentassero nello stesso momento tre fattori: il protrarsi del conflitto, un calo rilevante delle esportazioni provenienti dal Golfo e una reazione non adeguata dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. “La soglia dei 120 dollari non rappresenta necessariamente uno scenario impossibile – prosegue Marsiglia all’AdnKronos – ma diventerebbe plausibile in presenza di tre condizioni simultanee: un conflitto prolungato, una riduzione significativa delle esportazioni del Golfo e una risposta insufficiente da parte dell’Opec”. Il punto centrale dell’analisi riguarda quindi la possibile sovrapposizione tra tensioni geopolitiche, riduzione dell’offerta e gestione della produzione da parte dell’Opec. Se queste condizioni dovessero manifestarsi contemporaneamente, il prezzo del petrolio potrebbe trovare un’ulteriore spinta verso l’alto, raggiungendo il livello indicato dal presidente di FederPetroli Italia.

Il peso del Medio Oriente sul mercato del greggio

Il Medio Oriente resta uno degli snodi decisivi per l’equilibrio del mercato petrolifero. Qualsiasi riduzione significativa delle esportazioni del Golfo inciderebbe direttamente sulla disponibilità di greggio e potrebbe alimentare nuove pressioni sulle quotazioni. Nell’analisi di Marsiglia, la durata del conflitto assume un’importanza fondamentale. Un prolungamento delle tensioni, accompagnato da una contrazione dei flussi petroliferi, potrebbe rendere più difficile il riequilibrio tra domanda e offerta. A quel punto diventerebbe decisiva anche la risposta dell’Opec, chiamata a intervenire in maniera sufficiente per evitare un’ulteriore impennata dei prezzi. Il livello dei 120 dollari al barile viene dunque presentato non come una conseguenza inevitabile dell’attuale rialzo, ma come uno scenario legato a una combinazione particolarmente critica di fattori. L’andamento del petrolio dipenderà dalle scelte dei Paesi del Golfo, dalla tenuta delle esportazioni e dalle decisioni che verranno adottate sul fronte produttivo.

Il ruolo dell’Opec nella corsa dei prezzi del petrolio

Le parole del presidente di FederPetroli Italia riportano in primo piano la capacità dell’Opec di incidere sul mercato attraverso la gestione dell’offerta. Le decisioni dell’organizzazione possono contribuire a stabilizzare le quotazioni oppure, in caso di una risposta ritenuta insufficiente, lasciare spazio a nuovi rialzi. Con il Brent già oltre i 109 dollari, ogni scelta riguardante i livelli di produzione assume un peso ancora maggiore. L’eventuale riduzione delle esportazioni del Golfo, se non compensata, potrebbe restringere ulteriormente l’offerta disponibile e spingere il mercato verso la soglia dei 120 dollari indicata da Marsiglia. La questione non riguarda quindi soltanto l’andamento quotidiano delle quotazioni, ma il più ampio equilibrio tra produzione, esportazioni e capacità dei principali attori internazionali di rispondere a una fase di forte tensione.

Marsiglia: “serve una forte diplomazia energetica”

Di fronte al peso esercitato dall’Opec e dai Paesi produttori, Marsiglia esclude che Stati Uniti e Unione europea possano affrontare la situazione attraverso una contrapposizione diretta. La strada indicata è quella di un’iniziativa politica e diplomatica capace di intervenire sugli equilibri energetici internazionali. “Naturalmente – conclude Marsiglia – né gli Stati Uniti né l’Unione europea possono immaginare di combattere contro l’Opec: occorre avviare un percorso di diplomazia energetica forte”. La diplomazia energetica diventa così l’elemento centrale per gestire una fase nella quale le quotazioni del Brent continuano a salire e le decisioni del Medio Oriente possono condizionare profondamente il mercato. Secondo il presidente di FederPetroli Italia, soltanto un confronto forte con i principali Paesi produttori può offrire una risposta alla possibile combinazione tra conflitto prolungato, riduzione delle esportazioni e insufficiente intervento dell’Opec.