La campagna di raid ucraini contro l’economia della Russia avrebbe provocato un danno stimato in circa 25 miliardi di dollari, pari a un punto percentuale di Pil nazionale. A riconoscere l’impatto delle operazioni sulle strutture strategiche russe è stato lo stesso Vladimir Putin, che ha ammesso come gli attacchi condotti dalle forze di Kiev abbiano iniziato a pesare sull’apparato produttivo e infrastrutturale del Paese. L’effetto della nuova fase del conflitto non riguarda soltanto il comparto militare, ma si estende a numerosi settori dell’economia russa: dall’energia ai trasporti, dall’agricoltura alla logistica, fino al sistema bancario. Il Wall Street Journal ha analizzato le conseguenze dei colpi subiti dalle infrastrutture russe, evidenziando una crescente pressione sulle attività fondamentali per il funzionamento dell’economia.
La crisi della raffinazione petrolifera: Mosca costretta a importare carburanti
Uno dei settori maggiormente colpiti è quello della raffinazione del petrolio, strategico per la Russia, grande esportatore mondiale di energia. Secondo i dati della società di analisi Energy Aspects, nel mese di agosto gli impianti russi hanno raffinato circa 3,8 milioni di barili di petrolio al giorno, un valore nettamente inferiore rispetto ai 5 milioni di barili al giorno registrati nello stesso periodo del 2025. La riduzione della capacità produttiva ha avuto conseguenze dirette sul mercato interno, tanto che la Russia ha iniziato a importare carburanti dall’India e dalla Bielorussia per compensare le difficoltà nella disponibilità di prodotti raffinati.
Un segnale della pressione crescente arriva anche dalle abitudini degli automobilisti russi: l’applicazione più scaricata negli ultimi mesi è quella che consente di individuare il distributore di carburante più vicino con disponibilità di benzina. Parallelamente, il costo del gas in Russia è aumentato del 19% dall’inizio dell’anno, contribuendo ad alimentare le difficoltà economiche interne. L’inflazione si mantiene infatti al 6%, sopra l’obiettivo fissato dalla Banca centrale russa, che punta a riportarla al 4%.
Gli attacchi alla logistica colpiscono l’e-commerce russo: danni per oltre 10 miliardi
La pressione sulle infrastrutture non ha riguardato soltanto il settore energetico. Dal 18 luglio si sono verificati oltre 30 raid contro gli hub logistici delle principali piattaforme di commercio elettronico russe, tra cui Wildberries e Ozon. Secondo i dati della società russa di analisi Data Insight, gli attacchi avrebbero provocato danni per oltre 10 miliardi di dollari tra infrastrutture e beni coinvolti, con almeno 12 milioni di dollari di mancate vendite previste nei prossimi 12 mesi. Le conseguenze potrebbero propagarsi anche al sistema finanziario. In particolare, desta attenzione la posizione di Vtb, una delle principali banche russe e principale creditore di Wildberries, con un’esposizione stimata tra 6 e 7 miliardi di dollari nei confronti della piattaforma. Il titolo della banca ha perso circa il 25% del proprio valore alla Borsa di Mosca, mentre il settore bancario deve fare i conti anche con un altro fenomeno: la crescente preferenza dei cittadini russi per la liquidità. Nel secondo trimestre, infatti, i prelievi di denaro dalle banche hanno superato i nuovi depositi, un segnale interpretato come un aumento della prudenza delle famiglie in un contesto economico caratterizzato da maggiore incertezza.
Il blocco delle esportazioni di grano mette in difficoltà l’agricoltura russa
Un altro fronte critico riguarda il comparto agricolo, in particolare l’export di grano russo, uno dei pilastri delle esportazioni nazionali. Dalla fine di luglio, una serie di attacchi contro terminal portuali e navi cargo nel Mar Nero e nel Mar d’Azov avrebbe di fatto ridotto la capacità della Russia di utilizzare il principale corridoio per l’esportazione di cereali. Secondo i dati della società di consulenza russa SovEcon, ad agosto le esportazioni di grano della Russia sono crollate del 50% rispetto allo stesso mese del 2025, raggiungendo il livello più basso dal 2010. La situazione ha raggiunto un livello critico nella regione di Rostov, uno dei principali centri agricoli del Paese, dove il governatore locale ha dichiarato lo stato di emergenza a causa della crisi del settore. La difficoltà nel garantire i flussi commerciali internazionali rappresenta un problema rilevante per Mosca, che negli ultimi anni aveva trasformato il grano in uno degli strumenti principali della propria influenza economica e geopolitica.
Anche l’aviazione civile russa sotto pressione: quasi mille chiusure di aeroporti ad agosto
Le conseguenze della nuova fase del conflitto stanno interessando anche il settore dell’aviazione civile russa. Nel solo mese di agosto si sono registrate 993 chiusure di aeroporti, un numero circa cinque volte superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Le interruzioni operative hanno complicato la gestione dei collegamenti aerei interni e rappresentano un ulteriore elemento di pressione su un sistema dei trasporti già sottoposto a forti limitazioni. Il quadro complessivo delineato dai dati mostra quindi una crescente vulnerabilità dell’economia russa rispetto agli attacchi mirati contro infrastrutture strategiche. Energia, logistica, agricoltura, banche e trasporti stanno registrando ripercussioni sempre più evidenti, mentre il Cremlino si trova a fronteggiare costi economici che iniziano a incidere anche sui principali indicatori macroeconomici del Paese.


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