Rocket Lab protesta contro la NASA: contestato il contratto da 700 milioni per il satellite marziano

L’azienda americana ha presentato un ricorso al Government Accountability Office contro l’assegnazione a Blue Origin del programma Mars Telecommunications Network

La sfida per il prossimo grande sistema di comunicazione attorno a Marte non è ancora finita. Rocket Lab ha presentato una protesta formale al Government Accountability Office (GAO) contro la decisione della NASA di affidare a Blue Origin un contratto da 700 milioni di dollari per sviluppare, lanciare e gestire il Mars Telecommunications Network (MTN). L’annuncio è arrivato l’11 settembre, pochi giorni dopo la scelta dell’agenzia spaziale americana. Secondo Rocket Lab, la procedura seguita dalla NASA presenterebbe infatti alcune criticità, sia per quanto riguarda i requisiti previsti dal Congresso sia nella valutazione della proposta tecnica dell’azienda.

La decisione di assegnazione della NASA sembra essere incoerente con i criteri di eleggibilità stabiliti dal Congresso“, ha dichiarato Rocket Lab in un post su X. L’azienda ha inoltre contestato quella che definisce una valutazione particolarmente penalizzante del proprio progetto tecnico, sostenendo che la NASA avrebbe formulato “affermazioni e conclusioni errate“. Rocket Lab ha giustificato il ricorso richiamando l’importanza di garantire una competizione trasparente nell’assegnazione di fondi pubblici. “Gli standard di approvvigionamento esistono per garantire una concorrenza leale e proteggere gli investimenti pubblici“, ha affermato la società, sottolineando che il sistema di comunicazione sarà destinato a sostenere l’esplorazione americana di Marte per i prossimi decenni.

Una nuova infrastruttura per le missioni su Marte

Il Mars Telecommunications Network avrà un compito fondamentale: funzionare come collegamento per le comunicazioni tra i controllori di missione sulla Terra e i veicoli spaziali impegnati nello studio di Marte. Attualmente la NASA può contare soltanto su due orbiter principali per svolgere questo ruolo. Si tratta di Mars Odyssey, lanciato nel 2001, e Mars Reconnaissance Orbiter, entrato in orbita nel 2006 dopo il lancio del 2005. Entrambi i veicoli hanno quindi alle spalle molti anni di attività.

L’idea di un nuovo satellite per le telecomunicazioni marziane era sul tavolo della NASA da tempo. Il finanziamento è arrivato dal Congresso statunitense nel luglio 2025, con uno stanziamento esattamente pari a 700 milioni di dollari. Nel maggio scorso la NASA ha pubblicato la richiesta di proposte, attirando l’interesse di diverse aziende private del settore spaziale. Blue Origin e Rocket Lab erano considerate tra le principali candidate e alla fine l’agenzia ha scelto la società fondata da Jeff Bezos. Nonostante il nome Mars Telecommunications Network, il progetto non prevede una vera e propria costellazione: il programma riguarda infatti un singolo veicolo spaziale. In base al contratto, Blue Origin dovrà consegnare il sistema alla NASA entro il 31 dicembre 2028. L’obiettivo è renderlo operativo attorno a Marte entro il 2030.

Un precedente che coinvolge proprio Blue Origin

La protesta di Rocket Lab presenta anche un precedente significativo. Nel 2021 fu proprio Blue Origin a contestare una decisione della NASA attraverso il GAO. All’epoca l’agenzia aveva scelto SpaceX per sviluppare il primo lander lunare con equipaggio destinato al programma Artemis. Blue Origin presentò un ricorso al Government Accountability Office, ma nel luglio dello stesso anno il GAO respinse la protesta. La società di Bezos decise quindi di portare la disputa in tribunale, citando in giudizio la NASA. Anche quel tentativo si concluse con una sconfitta, nel novembre 2021.

La vicenda, tuttavia, ebbe un seguito favorevole per Blue Origin. La NASA decise successivamente di selezionare un secondo lander lunare per Artemis e, nel 2023, assegnò proprio a Blue Origin il relativo contratto. Ora la situazione si ripete, ma con i ruoli invertiti: è Rocket Lab a contestare una scelta della NASA che ha favorito Blue Origin. Il ricorso al GAO apre dunque una nuova fase della disputa. Resta da vedere se l’ufficio federale accoglierà le contestazioni di Rocket Lab oppure confermerà la decisione della NASA. Per l’azienda californiana, la partita per costruire il prossimo collegamento strategico tra la Terra e Marte è ancora aperta.