Un nuovo sciame sismico ha svegliato l’area dei Campi Flegrei oggi 23 settembre 2026. L’Osservatorio Vesuviano ha comunicato all’Amministrazione Comunale di Pozzuoli che a partire dalle 08:39 i sismografi hanno iniziato a registrare uno sciame sismico. Secondo i dati preliminari, all’orario di emissione del comunicato sono stati rilevati complessivamente 7 terremoti, tutti localizzati nell’area flegrea, con un picco massimo di magnitudo 1.6. Attualmente il Comune di Pozzuoli, operando in stretta sinergia con la Protezione Civile, sta monitorando attivamente l’evoluzione dell’evento per garantire la massima tempestività di intervento.
Perché la terra trema: la natura vulcanica e il bradisismo
I terremoti che interessano costantemente la zona flegrea, a Nord/Ovest di Napoli, non sono causati dai classici e profondi movimenti tettonici, bensì dalla complessa dinamica del bradisismo, un fenomeno strettamente legato alla natura vulcanica dell’area. I Campi Flegrei rappresentano una vasta caldera, ovvero un supervulcano che si presenta come un’ampia depressione collassata millenni fa. Sotto la superficie, la presenza di fluidi idrotermali caldi e gas ad alta pressione interagisce fortemente con la crosta terrestre. Quando questi fluidi risalgono verso l’alto, aumentano la pressione sulle rocce superficiali, causandone la deformazione e il conseguente sollevamento del livello del suolo. Questa continua tensione finisce per fratturare le rocce già indebolite dal calore sotterraneo, generando sciami sismici molto frequenti. A differenza dei terremoti tettonici che si sviluppano a decine di km di profondità, gli eventi flegrei avvengono a pochissimi km, motivo per cui anche scosse di magnitudo molto contenuta vengono avvertite distintamente e con un forte boato dalla popolazione residente.
La sismicità storica della zona tra crisi e sollevamenti
L’area di Pozzuoli convive da millenni con il bradisismo. La storia documenta il suo evento più estremo nel 1538, quando una violenta crisi sismica e un sollevamento repentino del terreno culminarono con l’eruzione che diede origine al Monte Nuovo. In epoca contemporanea, le emergenze più gravi risalgono alla 2ª metà del secolo scorso. Una 1ª grave crisi bradisismica colpì Pozzuoli nel 1970, costringendo allo sgombero forzato del Rione Terra a causa di un innalzamento del suolo superiore a 1 metro. Successivamente, tra il 1982 e il 1984, il territorio fu segnato da un’escalation sismica drammatica: la terra si sollevò di quasi 2 metri e si registrarono circa 10mila scosse, con il culmine raggiunto il 4 ottobre 1983 a causa di un terremoto di magnitudo 4.0. Dopo un prolungato periodo di abbassamento del suolo, dal 2005 la caldera ha ripreso la sua fase di sollevamento, riportando l’area ad una sismicità ciclica che prosegue ancora oggi, continuamente monitorata dalle sofisticate reti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.






Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?