Non è la più lunga e nemmeno la più continua, ma è senza dubbio la più subdola. La crisi idrica che sta colpendo l’agricoltura italiana nel 2026 sta dimostrando quanto il cambiamento climatico sia in grado di stravolgere gli scenari in tempi record. Se il 2022 era stato l’anno della “grande sete” prolungata e il 2003 quello della persistenza, il 2026 si distingue per un’improvvisa e violenta accelerazione: in poche settimane, temperature record ed evapotraspirazione hanno trasformato un’annata idricamente promettente in un’emergenza severa. A rivelarlo è un’analisi dettagliata del hub climatico Radarmeteo/Hypermeteo, che lancia un allarme chiaro sul futuro del settore primario.
Non è vero che la siccità 2026 sia peggiore delle precedenti, registrate nel 2003 e 2022; è stata però diversa e, proprio per questo più allarmante, perché caratterizzata da un’improvvisa accelerazione del fenomeno: dice l’analisi di Radarmeteo/Hypermeteo, hub europeo sugli scenari climatici applicati, in base ai dati di SPEI 3 (Standardized Precipitation Evapotranspiration Index), indice trimestrale, che considera il bilancio idroclimatico tra apporti meteorici e potenziale evapotraspirazione, cogliendo non solo le conseguenze delle scarse precipitazioni, ma anche l’impatto delle elevate temperature e delle ondate di calore sull’intensificazione dello stress idrico.
“L’aumento della temperatura e della conseguente evapotraspirazione può far precipitare un’annata agricola, annunciata buona, in una condizione di siccità severa in tempi molto brevi, aumentando la vulnerabilità del settore primario. È un’indicazione importante, di cui tener conto al momento delle semine unitamente alla condizione idrica locale”, commenta il climatologo, Massimo Crespi, “founder” di “Radaremeteo/Hypermeteo”.
Il confronto tra i 3 anni
Il confronto fra i 3 anni di “grande sete” nelle zone agricole del Paese denota dinamiche differenti per intensità, persistenza e rapidità di evoluzione della siccità. Il 2022 risulta complessivamente più critico in termini di persistenza ed intensità della siccità partita già da marzo, permanendo durante la primavera e l’estate fino a raggiungere valori molto severi nel mese di agosto, caratterizzandosi per un deterioramento progressivo delle condizioni idroclimatiche sul territorio agricolo nazionale.
Il 2003, dopo una fase iniziale relativamente umida o prossima alla norma, scende stabilmente in deficit idrico dalla primavera, mantenendosi su valori di siccità severa tra maggio e luglio; rispetto al 2022, i picchi negativi risultano meno estremi e quindi va interpretato come un anno severo soprattutto per la persistenza delle condizioni siccitose.
Il 2026 presenta un comportamento molto diverso. Fino a giugno, l’anno appare relativamente favorevole, evidenziando condizioni di buona disponibilità idrica sul territorio agricolo. A partire dall’inizio dell’estate, però, si osserva una rapida inversione di tendenza: l’indice SPEI 3 cala bruscamente e raggiunge valori molto negativi entro agosto; questa dinamica comporta una rapida intensificazione della siccità, associata al susseguirsi di ondate di calore intense e persistenti, capaci di aumentare fortemente la domanda evaporativa e conseguentemente di accelerare il deterioramento del bilancio idrico.
Nel 2026 il valore di picco più severo
In sintesi: fra i tre anni analizzati, il 2022 rappresenta il caso peggiore per continuità e durata delle condizioni siccitose, mentre il 2003 mostra una siccità persistente, ma con picchi meno estremi. Il 2026, pur risultando il meno critico in termini di persistenza complessiva, ha però raggiunto il valore di picco più severo fra i tre anni considerati. Questo elemento è particolarmente significativo, perché indica che, in un contesto di cambiamento climatico e riscaldamento globale, condizioni inizialmente favorevoli possono deteriorarsi molto rapidamente, quando intervengono ondate di calore intense e ripetute. “Tale accelerazione, ben rappresentata dalla crisi idrica nel bacino e soprattutto nel delta del fiume Po, è stata superiore ad ogni previsione, ma è indirizzata a divenire una caratteristica degli anni a venire”, conclude Gianluca Ferrari, direttore tecnico di Hypermeteo.


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