Missione completata per Starship, il razzo più grande e potente al mondo. Lo stadio superiore della missione Starship Flight 14, la Ship 41, ha eseguito con successo la manovra di decelerazione e l’ammaraggio nel Pacifico settentrionale, concludendo così la sua prima missione orbitale. Starship ha eseguito una manovra di deorbitazione utilizzando uno dei motori Raptor 3 del veicolo. L’ammaraggio è avvenuto intorno alle 18 (ora italiana), con le manovre di deorbitazione iniziate intorno alle 17. “Ammaraggio confermato. Congratulazioni a tutto il team di SpaceX per il primo volo orbitale di Starship!”, si legge sul profilo X di SpaceX. Il veicolo è ammarato intatto nell’Oceano Pacifico settentrionale tre ore e otto minuti dopo il decollo, scatenando un nuovo boato di esultanza tra le persone riunite alla Starbase dopo quello scatenato dall’ingresso in orbita. La navetta si è poi ribaltata ed è esplosa all’impatto con le onde, offrendo un epilogo spettacolare a una giornata davvero emozionante per SpaceX. Il rientro e l’ammaraggio del veicolo concludono la missione Flight 14 a T+3 ore e 9 minuti: con circa 6 ore e 50 minuti di anticipo rispetto alla durata prevista inizialmente.
Fatta eccezione per il mancato completamento delle sei orbite originariamente previste da SpaceX, Starship ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati per la missione Flight 14, tra cui il raggiungimento dell’orbita e il rilascio di 26 satelliti Starlink V3.
Rientro prima del previsto
Dopo aver valutato lo stato dello stadio superiore durante il primo controllo in orbita, i tecnici di SpaceX hanno deciso di far rientrare il veicolo sulla Terra in anticipo rispetto ai piani. Starship è dunque rientrata prima di quanto previsto, ma la missione viene ritenuta comunque un successo. A missione compiuta, SpaceX ha anticipato il rientro di qualche ora dopo che uno dei sei motori RVac si è spento inaspettatamente. Secondo la diretta streaming di SpaceX, i motori RVac non erano necessari per il resto del viaggio, ma gli ingegneri hanno preferito la cautela. Oltre a essere la prima missione a pagamento, era prevista una serie di test per stabilire l’attuabilità dei prossimi viaggi verso la Luna e verso Marte.
Dispiegati 26 satelliti Starlink
Prima ancora di completare la prima orbita, Starship ha rilasciato 26 satelliti Starlink V3. Questi Starlink da due tonnellate sono dei giganti che fanno apparire minuscoli i loro predecessori: hanno una massa circa tre volte superiore a quella dei V2 Mini lanciati per anni dai razzi Falcon 9 e sono dotati di pannelli solari in grado di generare il doppio dell’energia. Solo Starship è in grado di lanciare questi colossi. I 26 satelliti di oggi aggiungono alla rete circa 26 terabit al secondo, una capacità pari a circa dieci volte quella di un singolo lancio Starlink effettuato con il Falcon 9; le future missioni di Starship potrebbero trasportarne fino a 60. Questi enormi satelliti Starlink non sono certo un bene per l’astronomia. Già le versioni più piccole interferivano con l’astrofotografia del cielo profondo e con la ricerca professionale; quelle grandi potrebbero causare problemi ben più gravi.
Le sfide future
Nonostante i successi odierni, SpaceX ha ancora del lavoro da fare per rendere Starship pienamente operativa. Ad esempio, l’azienda prevede di far rientrare sia il Super Heavy che la navetta sulla rampa di lancio al termine di ogni missione, recuperando entrambi i veicoli tramite i bracci a “bacchetta” (chopstick) della torre di lancio: una strategia concepita per rendere il riutilizzo più rapido ed efficiente. Finora SpaceX ha effettuato con successo il recupero del Super Heavy tramite la torre in tre voli di prova, ma non ha ancora tentato la stessa manovra con la navetta.
Inoltre, le missioni di Starship dirette verso la Luna o Marte richiederanno molteplici lanci di navette “cisterna” per rifornire di carburante il veicolo in orbita terrestre. SpaceX non ha ancora dimostrato la fattibilità del rifornimento nello spazio, quindi questo sarà un altro obiettivo fondamentale da raggiungere. SpaceX dovrà anche installare sistemi di supporto vitale in vista di missioni con equipaggio come Artemis IV; senza dubbio, farà volare Starship con successo molte volte prima di imbarcarvi un astronauta.
