Si è concluso alle 16 il complesso intervento di soccorso speleologico nella Pećina Provalija, conosciuta anche come Grotta dell’Abisso, nei pressi di Nevesinje, in Bosnia ed Erzegovina. Una speleologa italiana, precipitata per circa cinque metri durante un’arrampicata esplorativa, è stata recuperata e condotta all’esterno della cavità dopo una lunga operazione che ha coinvolto tecnici italiani e bosniaci. La donna, rimasta sempre cosciente e collaborativa, avrebbe riportato una sospetta frattura scomposta della caviglia. Una volta completata l’evacuazione dalla grotta, è stata affidata al personale sanitario del servizio di soccorso bosniaco e successivamente trasferita in ambulanza all’ospedale.
L’incidente durante il campo esplorativo degli speleologi italiani
L’incidente si è verificato nella serata di ieri all’interno della Pećina Provalija, una delle cavità naturali più estese della Bosnia ed Erzegovina, con oltre 4.100 metri di sviluppo esplorato. Nella grotta era in corso un campo esplorativo organizzato dal Gruppo Speleologico Bolognese, al quale partecipavano speleologi provenienti da diverse regioni italiane. Durante un’arrampicata esplorativa, la speleologa è precipitata per circa cinque metri, riportando un serio trauma alla caviglia. La posizione dell’incidente, all’interno di una cavità caratterizzata da passaggi complessi e tratti particolarmente stretti, ha reso fin da subito molto delicate le operazioni di assistenza e recupero. I soccorritori presenti hanno raggiunto immediatamente l’infortunata, provvedendo alla sua messa in sicurezza e alla somministrazione di antidolorifici e generi di conforto. Le condizioni della donna sono state costantemente monitorate durante tutte le ore trascorse sottoterra.
Il consulto con una dottoressa del Cnsas piemontese
Nelle prime fasi dell’intervento è stato effettuato anche un consulto telefonico con una dottoressa appartenente al Cnsas piemontese, specializzata negli interventi di soccorso medicalizzato in ambiente impervio. La dottoressa ha fornito le prime indicazioni sanitarie necessarie per gestire l’infortunio in attesa dell’evacuazione. La distanza dall’uscita, la morfologia della grotta e la presenza di punti critici lungo il percorso hanno infatti imposto una pianificazione estremamente accurata, indispensabile per evitare ulteriori rischi durante il trasporto della donna. Dopo aver valutato la complessità dello scenario e le difficoltà morfologiche previste per il recupero, i tecnici hanno allertato il delegato della XII Delegazione Speleologica Emilia-Romagna e il Responsabile nazionale del Soccorso Speleologico.
Attivata la rete europea per il soccorso nella grotta in Bosnia
Il Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico ha quindi attivato, attraverso la European Cave Rescue Association, la Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine, il Servizio di Soccorso Alpino della Bosnia ed Erzegovina. La struttura bosniaca ha assunto la direzione delle operazioni, raggiungendo il luogo dell’incidente con 15 tecnici specializzati. L’intervento si è sviluppato attraverso una stretta collaborazione con gli speleologi italiani già presenti all’interno della cavità, che avevano avviato le operazioni necessarie a rendere possibile il trasporto dell’infortunata. Nel corso delle prime 18 ore dall’incidente, i tecnici italiani presenti nella spedizione hanno completato l’attrezzamento dei principali punti critici lungo il percorso di evacuazione. Un lavoro particolarmente impegnativo, svolto in condizioni ambientali difficili e in spazi nei quali ogni movimento della barella doveva essere studiato con estrema precisione.
Teleferiche e rocce rimosse per consentire il passaggio della barella
Gli speleologi italiani hanno realizzato in particolare le teleferiche necessarie al trasporto della barella nei tratti più impegnativi della grotta. Hanno inoltre collaborato con le squadre bosniache durante tutte le fasi del recupero, mettendo a disposizione la conoscenza acquisita durante l’esplorazione della cavità e il lavoro di preparazione svolto nelle ore successive all’incidente. L’evacuazione della speleologa è iniziata alle 6.30 di questa mattina. Alle 12, quando è entrata nella cavità la prima squadra del soccorso speleologico bosniaco, era già stata completata circa la metà del percorso necessario per raggiungere l’uscita. Una delle difficoltà principali era rappresentata dal tratto finale della Pećina Provalija, particolarmente stretto e impegnativo. Inizialmente era stata ipotizzata la necessità di effettuare complesse operazioni di disostruzione per creare uno spazio sufficiente al passaggio della barella. Una successiva e più approfondita valutazione ha permesso di escludere questa eventualità. È stato comunque necessario rimuovere alcune rocce che avrebbero impedito il transito della barella e rallentato ulteriormente le operazioni.
La speleologa è rimasta sempre cosciente durante il recupero
Durante l’intero intervento la donna è rimasta cosciente e collaborativa, una condizione che ha agevolato il lavoro dei soccorritori e consentito di affrontare il lungo percorso verso l’esterno mantenendo un costante controllo della situazione. Il trasporto di una persona ferita all’interno di una grotta richiede procedure particolarmente complesse, soprattutto quando il percorso presenta pozzi, strettoie e tratti verticali. In questo caso, l’impiego delle teleferiche, la preparazione preventiva dei punti più difficili e il coordinamento tra le squadre italiane e bosniache hanno permesso di completare l’evacuazione senza dover ricorrere alle più invasive operazioni inizialmente considerate.
L’uscita dalla Pećina Provalija e il trasferimento in ospedale
L’intervento si è concluso alle 16, quando la speleologa è stata finalmente condotta fuori dalla Grotta dell’Abisso. All’esterno della cavità era presente il personale sanitario del servizio di soccorso bosniaco, che ha preso in carico la donna dopo il lungo recupero sotterraneo. L’infortunata è stata quindi trasferita in ambulanza all’ospedale, dove potrà essere sottoposta agli accertamenti necessari per verificare l’entità della lesione alla caviglia e ricevere le cure del caso. La complessa operazione internazionale si è conclusa grazie all’azione congiunta degli speleologi italiani, del Cnsas, della rete europea di soccorso in grotta e dei 15 tecnici specializzati bosniaci intervenuti nella Pećina Provalija.


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