Un’interessante immagine pubblicata sulle pagine del Washington Post mette in luce ben 563 potenziali rotte di cicloni tropicali, calcolate per il periodo compreso tra il 4 e il 19 settembre. Queste proiezioni sono il frutto del modello meteorologico di ultima generazione sviluppato da Google DeepMind, recentemente potenziato grazie all’intelligenza artificiale. Analizzando la mappa, l’elemento che suscita maggiore stupore è l’inattesa e quasi totale calma piatta sull’Oceano Atlantico. In questa vasta area geografica, storicamente cruciale per lo sviluppo di perturbazioni in questo periodo dell’anno, il supercomputer ha tracciato soltanto pochissimi percorsi isolati, segnalando uno scenario insolitamente privo di tempeste.
Il Pacifico concentra quasi tutti gli scenari previsti
Il modello meteo in questione, infatti, concentra la quasi totalità dei potenziali cicloni tropicali all’interno del bacino dell’Oceano Pacifico. Le aree maggiormente interessate da questa tendenza si concentrano nel settore situato ad est delle Filippine, nel Pacifico nord-occidentale e nella zona orientale dell’oceano, nello specifico al largo delle coste del Messico. È fondamentale sottolineare, onde evitare allarmismi, che la grafica mostra esclusivamente degli scenari probabilistici (noti come modelli ensemble) e non fa assolutamente riferimento a 563 cicloni tropicali già formati o in fase di stazionamento. Ciascuna linea tracciata, difatti, non descrive un evento reale in atto, bensì rappresenta una delle numerose e differenti traiettorie che il supercomputer ha calcolato come statisticamente possibili all’interno del proprio intervallo di previsione temporale.
Atlantico insolitamente tranquillo, ma il rischio non è scomparso
Nonostante il calendario indichi chiaramente che ci troviamo nel picco della stagione degli uragani, l’Oceano Atlantico si presenta in questi giorni insolitamente sgombro, quasi come una landa desolata e priva di dinamismo sul fronte dei cicloni tropicali. È bene aggiungere che però questo scenario di apparente stabilità costituisce soltanto una parentesi temporanea e non coincide affatto con un azzeramento dei pericoli per le aree costiere. La ‘macchina del tempo’ è semplicemente in modalità d’attesa. Il rischio residuo rimane infatti elevatissimo, poiché l’intera area tropicale conserva intatta la capacità di riaccendersi e intensificarsi in tempi record, non appena l’interazione tra le correnti d’aria e il calore immagazzinato dall’oceano creerà nuovamente l’ambiente ideale per la genesi dei cicloni tropicali.



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