Strage di specie protette, la denuncia della Lipu: ucciso un falco pellegrino a Firenze, feriti lodolaio e gabbiano corso a Roma

L’associazione lancia l’allarme dopo tre episodi di bracconaggio in pochi giorni: nel mirino specie rare e protette, mentre cresce la polemica sulla riforma della legge sulla caccia

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Un falco pellegrino ucciso a Firenze, un lodolaio ferito da colpi di arma da fuoco a Roma e un raro gabbiano corso colpito da pallini di piombo sulle coste del Lazio. Sono tre episodi che hanno fatto scattare l’allarme della Lipu, che denuncia una nuova escalation del bracconaggio ai danni della fauna selvatica protetta proprio in coincidenza con l’avvio della stagione venatoria. L’associazione ambientalista parla di un “venerdì nero per il bracconaggio” e chiede un intervento urgente delle istituzioni, invocando un segnale da parte del Governo italiano e dell’Europa. Nel mirino della Lipu anche la riforma della legge 157 sulla tutela della fauna selvatica e della disciplina venatoria, definita dall’associazione una possibile ulteriore apertura alla deregulation della caccia.

Falco pellegrino morto dopo essere stato colpito a Firenze

Il caso più grave riguarda un esemplare di falco pellegrino, una delle specie più importanti per gli equilibri degli ecosistemi e considerata un simbolo della biodiversità italiana. L’animale era stato ritrovato e soccorso dalla Lipu a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, nella giornata di venerdì 25 settembre. Ricoverato in prognosi riservata a causa delle gravi ferite riportate, il rapace non è riuscito a sopravvivere. La morte del falco pellegrino rappresenta, secondo la Lipu, una perdita significativa per il patrimonio naturale: un esemplare appartenente a una specie protetta è stato infatti sottratto all’ambiente dopo un episodio che l’associazione attribuisce a un atto di bracconaggio.

A Roma feriti un lodolaio e un raro gabbiano corso

Agli episodi registrati in Toscana si sono aggiunti, negli stessi giorni, altri due casi nel territorio laziale. Sulla via Ardeatina, all’altezza del Divino Amore a Roma, i volontari della Lipu di Ostia hanno recuperato un esemplare di lodolaio, piccolo rapace migratore, trovato con diversi pallini nel corpo e con fratture provocate dalle schegge dei proiettili. Il volatile è stato trasferito al Centro recupero della fauna selvatica della Lipu a Roma, dove la situazione viene monitorata. Sempre nel Lazio, sulla spiaggia di Furbara, nel territorio di Cerveteri, i volontari della Lipu di Civitavecchia hanno soccorso un esemplare di gabbiano corso, specie rara e protetta. Anche in questo caso l’animale presentava una ferita da arma da fuoco: il gabbiano aveva un pallino di piombo all’altezza della spalla e altre schegge distribuite nel corpo. L’esemplare porta inoltre un anello identificativo francese, elemento che fa ipotizzare che possa trattarsi di un uccello nato in Francia e colpito durante la permanenza in Italia. Per entrambi gli animali ricoverati al centro Lipu di Roma le condizioni risultano stabili, ma la situazione resta delicata.

La denuncia della Lipu: “basta con le stragi di specie protette”

La reazione della Lipu è stata immediata. L’associazione ha espresso forte preoccupazione per una serie di episodi che, secondo quanto denunciato, tendono a ripetersi con maggiore frequenza durante il periodo di apertura della caccia. “Basta con le stragi di specie protette! Troppi fatti in coincidenza con l’avvio della stagione venatoria. Intervengano Giorgia Meloni e il Governo e l’Europa mandi un segno forte. Altro che deregulation venatoria!“, è l’appello lanciato dall’associazione. Secondo la Lipu, l’avvio della stagione venatoria rappresenterebbe un momento particolarmente critico per la fauna selvatica, con un aumento degli episodi illegali contro animali tutelati dalla normativa nazionale ed europea.

Polinori: “l’avvio della stagione venatoria coincide con una recrudescenza degli atti di bracconaggio”

Il presidente della Lipu Alessandro Polinori ha commentato gli episodi sottolineando la necessità di un intervento istituzionale. “Ancora una volta – commenta Alessandro Polinori, presidente della Lipu – l’avvio della stagione venatoria coincide con una recrudescenza degli atti di bracconaggio. In questo quadro di illegalità che non accenna a diminuire e anzi dilagare, il Parlamento intende approvare la pessima riforma della legge 157, che, tra gli altri danni, moltiplicherà questi fatti delittuosi, intervenendo a liberalizzare le regole e a offrire ghiotte opportunità a chi caccia delinquendo”. La posizione dell’associazione si concentra dunque sulla revisione della normativa sulla caccia, ritenendo che alcune modifiche possano ridurre gli strumenti di controllo e prevenzione contro gli episodi illegali.

La richiesta al Governo e all’Europa: pene più severe e più controlli

La Lipu ha quindi chiesto un intervento diretto al Governo italiano e alle istituzioni europee, sollecitando un rafforzamento delle misure contro il bracconaggio e una maggiore tutela della fauna protetta. “Di fronte a una misura colma Giorgia Meloni e il Governo devono intervenire, a tutela della fauna bene di rango costituzionale, cancellando questa riforma dal calendario della Camera e promuovendo atti legislativi che inaspriscano le pene e potenzino le forze dell’ordine specializzate. È tuttavia indispensabile che dall’Europa arrivi un segnale forte, per far capire all’Italia, già sotto inchiesta comunitaria, che la stagione del bracconaggio e della caccia selvaggia deve finire“. La richiesta dell’associazione riguarda quindi un rafforzamento dei controlli, un aumento delle sanzioni per chi commette reati contro gli animali protetti e una maggiore attenzione alla salvaguardia delle specie considerate fondamentali per gli equilibri naturali.

Specie protette e bracconaggio, torna il tema della tutela della biodiversità

Gli episodi di Firenze e Roma riportano al centro del dibattito il tema della protezione della biodiversità e della convivenza tra attività umane e conservazione della fauna selvatica. Il falco pellegrino, il lodolaio e il gabbiano corso rappresentano specie di particolare interesse naturalistico e la loro uccisione o il ferimento attraverso armi da fuoco costituiscono, secondo la Lipu, un danno non soltanto per i singoli animali coinvolti, ma per l’intero patrimonio ambientale. L’associazione chiede ora risposte rapide per contrastare il fenomeno del bracconaggio in Italia e garantire una maggiore protezione alle specie selvatiche tutelate dalle norme nazionali ed europee.