Sono almeno 400, ogni anno, gli sversamenti di idrocarburi che interessano le acque superficiali italiane. Di questi, circa un centinaio coinvolge alvei e falde, con conseguenze potenzialmente rilevanti sia sul piano ambientale sia su quello economico. È il quadro tracciato dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuta anche a seguito dell’importante sversamento di idrocarburi verificatosi lungo 28 km del Naviglio Grande, nel Milanese.
“Dalla lettura dei dati emerge che sono almeno 400 gli sversamenti di idrocarburi in acque superficiali, individuati annualmente in Italia e di cui un centinaio interessano alvei e falda; al loro contenimento e prelievo collaborano, laddove coinvolti, anche i Consorzi di bonifica che, a dispetto del nome, non hanno però alcuna competenza su tali emergenze, limitandosi alla bonifica agricola di tutt’altra natura”: a precisarlo è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, che ha sottolineato al contempo la tempestività dimostrata dal Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi nella gestione dell’emergenza lombarda.
Fin dalle prime fasi dello sversamento, l’ente consortile, che opera per conto di Regione Lombardia, ha collaborato al presidio della rete idrica e alle operazioni necessarie a contenere la diffusione della sostanza inquinante. Un intervento finalizzato anche a proteggere il sistema irriguo e le attività agricole che dipendono dalle acque del Naviglio Grande. Secondo ANBI, proprio la rapidità dell’intervento avrebbe evitato conseguenze ben più pesanti per il territorio agricolo. “Senza l’intervento dell’ente consorziale – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – sarebbero stati contaminati 100.000 ettari di territorio ed oggi saremmo a parlare non solo di grave danno ambientale, ma anche economico a discapito di un’agricoltura già penalizzata dalle conseguenze della crisi climatica”.
Il fenomeno, tuttavia, non riguarda soltanto la Lombardia. Lungo la Penisola, oltre il 30% degli episodi di inquinamento ambientale denunciati ai danni dei corpi idrici è riconducibile agli idrocarburi, tra cui gasolio, olio esausto e solventi petroliferi. Si tratta, secondo ANBI, di sostanze che vengono perlopiù sversate illecitamente con l’obiettivo di evitare i costi legati al loro corretto smaltimento.
A preoccupare è anche la difficoltà, in numerosi casi, di risalire ai responsabili. “Il grave – conclude Francesco Vincenzi – è che la maggioranza di tali episodi è considerata come incidente colposo e spesso non si riesce a identificarne gli autori. Ciò si inserisce in un più ampio atteggiamento sociale, frutto di una carente cultura dell’acqua, che considera troppo spesso i corpi idrici come autentiche discariche. Ne sono testimonianza le rilevanti risorse destinate dai Consorzi di bonifica alla pulizia degli alvei soprattutto dalle materie plastiche, nonché il dato dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che indica come il 13% dei fiumi italiani non raggiunga il buono stato chimico”.
Il caso del Naviglio Grande diventa così l’esempio concreto di un problema più ampio: la necessità di intervenire rapidamente per limitare la diffusione degli inquinanti, ma anche di rafforzare prevenzione, controlli e responsabilità. Per ANBI, infatti, la tutela dei corpi idrici passa non solo dalla capacità di risposta alle emergenze, ma anche da una maggiore consapevolezza del valore ambientale, agricolo ed economico dell’acqua.


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