Oggi è iniziato il nuovo anno scolastico in altre città italiane, ma una delle questioni più urgenti del sistema italiano rimane ancora aperta: la sicurezza degli edifici nei quali entrano quotidianamente milioni di studenti, insegnanti e lavoratori. Mentre le aule tornano a riempirsi, i dati più recenti restituiscono la fotografia di un patrimonio scolastico in larga parte datato, spesso privo delle certificazioni necessarie e ancora lontano dagli attuali standard antisismici. Una parte consistente delle scuole italiane è stata costruita prima dell’entrata in vigore della legge 64 del 1974, che introdusse una disciplina organica per le costruzioni nelle zone sismiche. Molti edifici, inoltre, hanno attraversato diversi decenni senza essere sottoposti a un’effettiva riqualificazione strutturale. Ad analizzare le dimensioni del problema, le opportunità di finanziamento e le nuove soluzioni tecnologiche è Fabio Menardo, Head of Application Engineering presso ISAAC antisismica. Il quadro delineato mette in evidenza la necessità di trasformare le risorse disponibili in valutazioni, progetti e cantieri realmente capaci di ridurre i rischi.
Il rapporto sulla sicurezza: il 49% delle scuole è stato costruito prima del 1976
Secondo il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva, diffuso il 9 settembre, il 49% degli edifici scolastici per i quali è conosciuta l’epoca di costruzione risale a prima del 1976. Il dato non indica automaticamente una condizione di pericolo, ma evidenzia l’età avanzata di una parte molto ampia del patrimonio scolastico nazionale. Si tratta di strutture nate in un periodo nel quale criteri costruttivi, normative e conoscenze tecniche erano profondamente diversi da quelli attuali. Ulteriori elementi arrivano dal XXV rapporto Ecosistema Scuola 2025 di Legambiente. Nei Comuni capoluogo analizzati soltanto il 47% degli edifici dispone del certificato di agibilità, mentre il 45% possiede il collaudo statico. Negli ultimi cinque anni il 31,2% delle strutture è stato sottoposto a indagini diagnostiche sui solai e appena il 10,9% ha ricevuto interventi di messa in sicurezza. In un Paese esposto al rischio sismico e sempre più frequentemente interessato da fenomeni meteorologici estremi, la prevenzione non può essere rimandata fino al verificarsi di un’emergenza. Risorse, programmi, nuove opportunità di finanziamento e tecnologie innovative sono disponibili: la vera difficoltà consiste nel trasformarli in interventi concreti.
Oltre 17mila edifici scolastici si trovano nelle zone sismiche 1 e 2
Il rischio assume una rilevanza ancora maggiore nelle aree caratterizzate dalla pericolosità sismica più elevata. Secondo il rapporto di Cittadinanzattiva, 17.408 dei 39.351 edifici scolastici attivi, pari al 44%, si trovano nelle zone sismiche 1 e 2. Soltanto il 4% circa è stato interessato da interventi di adeguamento o miglioramento sismico. Anche in questo caso, il dato non significa che tutti gli altri immobili siano necessariamente pericolosi, ma conferma quanto sia ancora ampia la distanza tra il patrimonio esistente e gli standard di sicurezza richiesti. A ricordare la gravità delle possibili conseguenze sono alcune tragedie che hanno segnato la storia recente italiana. Nel 2002, a San Giuliano di Puglia, il crollo della scuola Francesco Jovine provocò la morte di 27 bambini e di una maestra. Nel 2016, durante il terremoto di Amatrice, crollò invece la scuola Romolo Capranica. Il sisma provocò complessivamente quasi 300 vittime, anche se fortunatamente nessuna si trovava all’interno dell’edificio scolastico, vuoto perché colpito di notte e durante l’estate.
I 4,2 miliardi del PNRR non coprono l’intero fabbisogno
Negli ultimi anni l’attenzione verso la sicurezza delle scuole è aumentata. Il PNRR ha destinato circa 4,2 miliardi di euro alla messa in sicurezza e alla riqualificazione dell’edilizia scolastica, nell’ambito della Missione 4, Componente 1, Investimento 3.3. Il piano comprende oltre 3.000 interventi di adeguamento sismico, efficientamento energetico, riqualificazione e sostituzione edilizia. È un investimento importante, che tuttavia non esaurisce il fabbisogno di un patrimonio tanto esteso e datato. La disponibilità dei finanziamenti rappresenta soltanto il primo passaggio. Servono infatti indagini tecniche, progettazioni adeguate, procedure amministrative efficienti e capacità di realizzare i lavori rispettando tempi e obiettivi.
Altri 114,4 milioni per solai, amianto e rischio sismico
Ad agosto il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 114,4 milioni di euro per interventi urgenti e indifferibili di edilizia scolastica. La priorità è stata attribuita al contrasto del rischio sismico, alla messa in sicurezza di solai e controsoffitti e alla bonifica dell’amianto. Nello stesso mese il Ministero dell’Interno ha pubblicato la graduatoria relativa all’assegnazione di circa 98 milioni di euro per le spese di progettazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio, delle scuole e degli edifici pubblici. Le risorse interessano anche l’efficientamento energetico e la sicurezza delle strade. Sono stati finanziati 367 progetti sui quasi 7.800 presentati dai Comuni, che complessivamente avevano richiesto oltre 1,3 miliardi di euro. La notevole differenza tra le domande e i progetti finanziati rende evidente la vastità del fabbisogno espresso dagli enti locali. I contributi sono destinati alla progettazione e non all’esecuzione dei lavori. Gli enti dovranno affidare l’incarico entro sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, così da poter successivamente accedere ai finanziamenti necessari per aprire i cantieri.
Campania, 19 scuole nel programma per i Campi Flegrei
Sul fronte regionale, la Campania ha aperto la sessione 2026 di “Scuola Viva in Cantiere”, finalizzata alla creazione di un nuovo parco di progetti per la messa in sicurezza, l’adeguamento normativo e la riqualificazione degli edifici scolastici pubblici. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 15 settembre. Nell’area dei Campi Flegrei, il commissario straordinario incaricato dal Governo sta portando avanti un programma di riqualificazione sismica riguardante 36 edifici pubblici tra Pozzuoli, Bacoli e Napoli, con priorità assegnata alle strutture considerate strategiche. Le scuole rappresentano la parte più consistente del programma: sono 19 edifici su 36, ai quali vengono destinati circa 84,4 milioni di euro sui 125,92 milioni stanziati nella prima fase. La questione è tornata d’attualità dopo il terremoto di magnitudo 4,7 del 31 luglio 2026, la scossa più forte registrata negli ultimi decenni nell’area, che ha nuovamente acceso l’attenzione sulla vulnerabilità sismica del territorio.
Dalla Sardegna alla Lombardia, i nuovi finanziamenti regionali
La Sardegna ha stanziato complessivamente 83,5 milioni di euro per il patrimonio scolastico. Di questi, 44 milioni saranno impiegati per l’adeguamento strutturale e 39,5 milioni per completare interventi già avviati. Le candidature potranno essere presentate dal 23 settembre al 23 ottobre. In Friuli-Venezia Giulia, la Regione ha messo a bilancio 80,3 milioni di euro per l’edilizia scolastica nel triennio 2025-2027. La programmazione prevede 13 milioni nel 2025, 23,3 milioni nel 2026 e 44 milioni nel 2027, con una parte dei fondi destinata al miglioramento sismico. Fino al 18 settembre rimane inoltre aperta la manifestazione di interesse per il Piano regionale di edilizia scolastica 2026. La Lombardia ha avviato l’iniziativa “Scuola Si-Cura”, destinata a sostenere gli investimenti per la messa in sicurezza e la riqualificazione delle scuole primarie e secondarie di primo grado appartenenti ai Comuni con una popolazione fino a 15mila abitanti o alle Unioni di Comuni. L’obiettivo è ridurre i rischi e riqualificare gli spazi di apprendimento, migliorando il benessere dell’intera comunità scolastica. La dotazione finanziaria prevista ammonta a 16 milioni di euro. La Puglia, infine, all’inizio di settembre ha prorogato di 45 giorni il bando dedicato agli interventi sugli edifici strategici, mettendo a disposizione poco più di 7 milioni di euro. La nuova scadenza è stata fissata al 22 ottobre.
Dalle risorse ai cantieri, la sfida degli enti locali
Le diverse iniziative nazionali e regionali mostrano che si stanno aprendo nuove opportunità d’intervento, ma confermano anche l’esistenza di un fabbisogno molto più ampio rispetto alle risorse previste dalle singole misure. Non basta ottenere i finanziamenti. Occorrono valutazioni tecniche approfondite e progetti capaci di trasformare gli stanziamenti in opere realmente efficaci, soprattutto quando si interviene su edifici che devono continuare a funzionare durante i lavori. È proprio in questo passaggio che la prevenzione incontra la tecnologia. La progettazione deve tenere conto non soltanto della sicurezza strutturale, ma anche della necessità di ridurre i tempi di cantiere e limitare l’interruzione delle attività didattiche.
Quanto costa mettere in sicurezza una scuola con i sistemi tradizionali
Per decenni, la messa in sicurezza di un edificio esistente rispetto al rischio sismico ha comportato soprattutto interventi invasivi sulla struttura. Quando l’adeguamento non risulta tecnicamente o economicamente compatibile con il fabbricato, la soluzione può arrivare fino alla demolizione e alla successiva ricostruzione. In determinate situazioni questa strada è necessaria ed efficace, ma il suo costo va oltre quello delle opere. Bisogna liberare l’immobile, sospendere le attività e, nel caso di una scuola, trovare per mesi o anni spazi alternativi nei quali trasferire studenti e insegnanti. Il costo complessivo comprende quindi anche i trasferimenti, l’organizzazione temporanea delle lezioni e le conseguenze sociali della mancata disponibilità di una struttura essenziale per il territorio.
Active Mass Damper, come funziona la tecnologia antisismica
Per superare alcuni limiti degli interventi più invasivi sono state sviluppate tecnologie capaci di proteggere gli edifici senza sostituirli. Tra queste rientrano gli Active Mass Damper, sistemi di controllo attivo delle vibrazioni già utilizzati nei grandi edifici e nei grattacieli. Il loro funzionamento si basa sull’impiego di masse mobili, sensori e sistemi di controllo. I dispositivi rilevano il movimento della struttura e producono una forza contraria, riducendo gli effetti delle oscillazioni provocate dai terremoti e dal vento. Applicati agli edifici esistenti, questi sistemi possono rappresentare, quando le caratteristiche della struttura lo consentono, un’alternativa o uno strumento complementare agli interventi tradizionali. La loro utilità può diventare particolarmente rilevante quando demolire, ricostruire o modificare pesantemente il fabbricato comporterebbe tempi e costi difficilmente sostenibili. La differenza è anche concettuale. Da una parte vi è un intervento che sostituisce il patrimonio esistente; dall’altra una tecnologia che punta a conservarlo e proteggerlo, lasciando l’edificio al proprio posto e consentendo, in determinate condizioni, la continuità operativa durante i lavori. Per le scuole, gli ospedali, le RSA e gli altri edifici destinati ai servizi essenziali, questo aspetto possiede un valore economico e sociale rilevante. Non conta soltanto quanto costa rendere sicuro un immobile, ma anche quanto costa non poterlo utilizzare.
La scuola di Pisa e l’attivazione dei dispositivi durante il terremoto
Un’applicazione concreta arriva dall’esperienza maturata nella scuola media F. Di Bartolo, in provincia di Pisa. L’edificio è stato costruito nel 1965 e successivamente ampliato nel 1979. Nell’ambito del progetto di miglioramento sismico, otto dispositivi Active Mass Damper sono stati integrati con interventi locali di rinforzo, limitando le interferenze con l’attività scolastica. Durante il terremoto registrato in Toscana nell’agosto 2026, per la prima volta dalla messa in esercizio dell’impianto è stata superata la soglia di attivazione. I sensori hanno rilevato il movimento dell’edificio e il sistema è entrato in funzione in tempo reale, contrastando le oscillazioni della struttura. L’intero evento è stato registrato dalla piattaforma ISAAC. L’esperienza mostra come la tecnologia possa affiancare gli interventi strutturali e fornire strumenti di monitoraggio capaci di registrare e analizzare il comportamento effettivo dell’edificio durante un evento sismico.
Il costo invisibile dell’interruzione delle lezioni
Il confronto economico non può limitarsi al costo materiale dell’intervento strutturale. Nei contesti in cui un sistema Active Mass Damper risulta applicabile, il possibile risparmio riguarda sia i lavori sia i costi indiretti associati alle soluzioni più invasive, come demolizioni, ricostruzioni e interruzioni prolungate delle attività. A questi elementi si aggiunge il valore economico e sociale dei danni che un’efficace opera di prevenzione può evitare. Le stime internazionali sulla riduzione del rischio da catastrofi concordano su un principio: investire prima costa meno che intervenire dopo, quando ai danni materiali si sommano l’interruzione dei servizi e i lunghi tempi della ricostruzione. Il confronto reale riguarda quindi i diversi modi di utilizzare le risorse disponibili, non una contrapposizione tra tecnologia ed edilizia tradizionale oppure tra un edificio nuovo e uno vecchio.
Una terza strada per rendere più sicure le scuole italiane
In un Paese con un patrimonio edilizio vastissimo e in larga parte datato, intervenire sull’esistente può significare proteggere più strutture, ridurre i tempi dei cantieri e contenere i costi indiretti, mantenendo in funzione scuole e servizi pubblici. La sicurezza scolastica deve diventare una caratteristica permanente degli edifici e non un intervento straordinario avviato soltanto dopo una criticità. Questo significa investire nel monitoraggio, nella manutenzione e nelle tecnologie capaci di adattarsi alle caratteristiche delle strutture esistenti. Tra lasciare invecchiare le scuole e demolirle per ricostruirle una per una esiste una terza possibilità: intervenire sul patrimonio esistente per renderlo più sicuro, senza cancellare ciò che continua a funzionare. Una scuola è un edificio particolare, che deve rimanere frequentabile per studenti e insegnanti e affidabile per le famiglie.


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