Un traguardo clinico e tecnologico di assoluto rilievo è stato raggiunto dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, dove sono stati completati due sofisticati trattamenti di irradiazione corporea totale, conosciuta a livello internazionale come Total Body Irradiation (TBI), attraverso l’impiego della tecnica VMAT, acronimo di Volumetric Modulated Arc Therapy. Si tratta di una procedura innovativa e caratterizzata da un’altissima complessità sotto il profilo clinico, dosimetrico e tecnologico. La metodica, attualmente erogata soltanto in pochissimi centri italiani, è stata applicata per la prima volta in Calabria su due pazienti che dovevano essere preparati al trapianto di midollo osseo. Il risultato assume un valore ancora maggiore considerando l’esito del percorso terapeutico. Entrambi i pazienti hanno infatti superato brillantemente la delicata fase trapiantologica, hanno concluso positivamente il ricovero presso il Centro Trapianti Midollo Osseo del GOM e sono stati dimessi nei giorni scorsi.
Una procedura ad altissima complessità prima del trapianto di midollo
L’irradiazione corporea totale rappresenta una fase particolarmente delicata del percorso che precede il trapianto di midollo osseo. Il trattamento interessa un bersaglio estremamente ampio e complesso, costituito dall’intero corpo del paziente, ma deve contemporaneamente garantire la massima protezione possibile agli organi sani e vitali. È proprio questo il principale elemento di difficoltà della procedura: riuscire a distribuire la dose di radiazioni con estrema precisione su un volume così esteso, salvaguardando strutture particolarmente sensibili come polmoni, reni e cristallino. Una sfida considerata tra le più impegnative della moderna Radioterapia Oncologica. Il percorso di cura realizzato a Reggio Calabria ha richiesto un elevatissimo livello di precisione e un’articolata attività multidisciplinare. Medici radio-oncologi, fisici medici, tecnici sanitari di radiologia medica e infermieri hanno lavorato per molti mesi alla progettazione, alla verifica e alla messa a punto della TBI implementata attraverso la procedura VMAT.
Come funziona la radioterapia VMAT
La VMAT è una sofisticata tecnica radioterapica capace di assicurare livelli molto elevati di precisione e accuratezza. La metodica è efficace sul tumore e, allo stesso tempo, consente di limitare l’esposizione dei tessuti sani alle radiazioni. Il trattamento viene eseguito attraverso un acceleratore lineare che utilizza fasci di radiazioni modulati. Durante la terapia, la macchina ruota attorno al paziente e concentra con precisione millimetrica la dose sul volume individuato come bersaglio, ottenendo un notevole risparmio degli organi sani circostanti.
La possibilità di modulare continuamente l’intensità e la direzione dei fasci permette di adattare la distribuzione della dose alle caratteristiche anatomiche del singolo paziente. Questo principio, già fondamentale nel trattamento delle neoplasie localizzate, raggiunge un livello di difficoltà notevolmente superiore quando deve essere applicato all’intero corpo. La VMAT-TBI è infatti considerata all’unanimità uno dei vertici applicativi della moderna radioterapia oncologica. La tecnica presenta importanti potenzialità di sviluppo futuro, attualmente oggetto di sperimentazione nell’ambito di studi clinici multicentrici ai quali partecipano alcuni dei più grandi centri di trapiantologia a livello internazionale, tra cui il City of Hope in California.
Il trattamento cranio-spinale prima dell’irradiazione totale
In uno dei due casi clinici affrontati dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, la complessità della procedura è stata ulteriormente elevata dalla necessità di preparare preventivamente il sistema nervoso centrale del paziente. Prima dell’irradiazione dell’intero corpo è stato quindi eseguito un trattamento mirato di irradiazione cranio-spinale, visibile nell’immagine 1, seguito dalla successiva applicazione della Total Body Irradiation. La combinazione delle due procedure ha imposto una pianificazione ancora più accurata, per assicurare la corretta distribuzione della dose complessiva e garantire la protezione degli organi più sensibili. Ogni fase ha richiesto un coordinamento rigoroso tra le diverse professionalità coinvolte, dal momento della preparazione del paziente fino alla verifica finale dell’irradiazione.
La preparazione “su misura” del paziente
Il protocollo tecnologico, clinico e organizzativo sviluppato dalle Unità operative di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria si articola in una serie di fasi cruciali. Il primo passaggio riguarda la preparazione “su misura” del paziente all’interno della sala di trattamento. Il paziente viene posizionato su un particolare lettino ruotante, denominato tabletop, utilizzando speciali materassini capaci di adattarsi perfettamente alla forma del corpo. L’obiettivo è assicurare una posizione stabile, confortevole e soprattutto riproducibile, impedendo movimenti durante l’intera durata del trattamento. L’immobilità è un requisito essenziale, poiché anche variazioni minime della posizione potrebbero modificare la corrispondenza tra il piano terapeutico elaborato e l’effettiva distribuzione della dose. Per questa ragione, ogni elemento della preparazione viene definito sulla base dell’anatomia e delle esigenze cliniche del singolo paziente.
Il “gemello digitale” ricostruito attraverso due TAC
Dopo il posizionamento vengono eseguite due TAC, una acquisita dalla testa e una dai piedi. Le immagini ottenute vengono successivamente unite attraverso software dedicati, permettendo di realizzare un vero e proprio “gemello digitale” tridimensionale del paziente ad altissima risoluzione. Sulla ricostruzione digitale, i radio-oncologi procedono alla contornazione del bersaglio e degli organi critici. Questa fase serve a distinguere con estrema precisione le aree che devono ricevere la dose prevista da quelle che devono essere maggiormente protette. Il lavoro può essere supportato anche da modelli di intelligenza artificiale, utilizzati per ottimizzare le tempistiche di esecuzione. L’impiego dell’IA non sostituisce la valutazione degli specialisti, ma offre uno strumento avanzato a supporto della ricostruzione anatomica e della successiva pianificazione terapeutica.
I calcoli millimetrici per “scolpire” la dose
Una volta completato il modello tridimensionale, entrano in gioco gli avanzati sistemi matematici utilizzati dai fisici medici. Attraverso i sistemi di pianificazione del trattamento, indicati con la sigla TPS, la dose di radiazioni viene “scolpita” virtualmente sull’anatomia del paziente. L’acceleratore lineare viene programmato per ruotare attorno al corpo, modulando continuamente i fasci e indirizzandoli esclusivamente nelle aree stabilite. L’obiettivo è ottenere una distribuzione uniforme ed efficace della dose sul bersaglio, riducendo il più possibile l’esposizione dei tessuti sani. In una procedura che interessa l’intero organismo, ogni calcolo deve tenere conto delle variazioni anatomiche, della diversa densità dei tessuti e della presenza degli organi critici. La pianificazione deve quindi raggiungere un equilibrio estremamente complesso tra efficacia terapeutica e protezione delle strutture vitali.
I controlli di sicurezza prima della terapia
Prima che il paziente entri nella sala, il trattamento viene eseguito “a vuoto”. Si tratta di un passaggio fondamentale per verificare che l’acceleratore lineare sia in grado di erogare esattamente la quantità di energia, e quindi la dose di radiazione, calcolata dai sistemi di pianificazione. La verifica viene condotta attraverso speciali sensori dosimetrici, che consentono di confrontare quanto programmato virtualmente con ciò che la macchina erogherà durante la seduta. Solo dopo il superamento di questi controlli preliminari si può procedere al trattamento sul paziente. Questo sistema aggiunge un ulteriore livello di sicurezza a un percorso già sottoposto a verifiche rigorose in ogni fase. La complessità della VMAT-TBI impone infatti che la preparazione clinica, il calcolo dosimetrico e il funzionamento dell’acceleratore siano perfettamente coordinati.
Le immagini tridimensionali e il controllo in tempo reale
Al momento della terapia, la macchina esegue speciali radiografie tridimensionali denominate CBCT, attraverso le quali viene controllata la posizione esatta del paziente. Anche in questa fase la tolleranza prevista è millimetrica. Le immagini vengono validate dai radio-oncologi e dai tecnici sanitari di radiologia medica prima dell’attivazione dell’irradiazione. Il trattamento può quindi iniziare soltanto dopo aver verificato che la posizione reale del paziente coincida con quella utilizzata durante la progettazione virtuale. La possibilità di effettuare questi controlli immediatamente prima dell’erogazione della dose permette di correggere eventuali minime variazioni e di mantenere l’elevatissimo livello di precisione richiesto dalla procedura.
Il lavoro di squadra tra le Unità operative del GOM
Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza una profonda sinergia tra le diverse Unità operative coinvolte. Il successo della procedura è il frutto del lavoro congiunto delle équipe di Radioterapia Oncologica, Fisica Sanitaria, Terapia Intensiva Post-Operatoria e del Centro Trapianti Midollo Osseo. Durante le giornate dedicate al trattamento, i pazienti sono stati ricoverati presso la Terapia Intensiva Post-Operatoria, mentre il Centro Trapianti Midollo Osseo ha seguito la successiva e delicata fase trapiantologica fino alla positiva conclusione del ricovero e alle dimissioni. Alla base del percorso vi sono stati mesi di preparazione, verifiche tecnologiche, pianificazione clinica e coordinamento organizzativo. Il contributo delle diverse professionalità ha consentito di trasformare una metodica di altissima complessità in un’opportunità terapeutica concreta per i due pazienti.
Radioterapia oncologica e innovazione, il GOM rafforza l’offerta sanitaria in Calabria
Il traguardo raggiunto, reso possibile anche dalla lungimiranza della Direzione Strategica, conferma la capacità del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria di offrire terapie oncologiche ed ematologiche di alto livello. L’introduzione della TBI con tecnica VMAT, applicata per la prima volta in Calabria, consente al GOM di collocarsi tra i pochissimi centri italiani in grado di eseguire una procedura considerata tra le massime espressioni della radioterapia oncologica contemporanea. L’innovazione tecnologica, unita alle competenze cliniche e al lavoro multidisciplinare, ha permesso di offrire una risposta avanzata a due pazienti impegnati in un percorso terapeutico particolarmente complesso. Il positivo superamento del trapianto di midollo osseo e le successive dimissioni rappresentano il risultato più importante di un modello assistenziale che mette insieme tecnologia, sicurezza, organizzazione e professionalità mediche, offrendo risposte concrete ai bisogni sanitari del territorio calabrese.


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