Lo Spazio ci ha riservato un’altra sorpresa improvvisa: il 20 settembre 2026, esattamente alle 21:19 UTC, un nuovo asteroide denominato 2026 SZ2 ha sfiorato la Terra a una distanza che, in termini astronomici, è davvero ravvicinata. Il corpo celeste si è spinto fino a circa 14mila km di altezza dalla superficie del nostro pianeta, spingendosi in profondità all’interno dell’orbita in cui operano i nostri satelliti geostazionari dedicati alle comunicazioni e alla meteorologia. Questo avvicinamento incredibilmente serrato, avvenuto alla notevole velocità di quasi 29mila km/h. L’oggetto era stato individuato per la 1ª volta soltanto 14 ore e 23 minuti prima del suo momento di massimo avvicinamento.
Le caratteristiche e l’orbita di 2026 SZ2
I dati raccolti dal Center for Near-Earth Object Studies della NASA indicano che questo visitatore appartiene alla classe Aten, una famiglia di corpi celesti le cui orbite si intersecano spesso con quella terrestre. Le dimensioni stimate di 2026 SZ2 sono comprese tra 2,1 e 4,6 metri di diametro, con una magnitudine assoluta di 30,5. Si tratta di un sasso cosmico di dimensioni contenute che non avrebbe rappresentato un grave pericolo in caso di impatto. Il momento di massimo avvicinamento lo ha portato a 0,055 distanze lunari dal centro della Terra, circa 21mila km. Il Minor Planet Center ha inoltre calcolato che il sasso spaziale viaggiava con una velocità relativa di 7,99 km/s rispetto al nostro pianeta.
I record di un anno ricco di passaggi ravvicinati
Questo transito ravvicinato non rappresenta un caso isolato per l’anno in corso. Fino alla giornata del 21 settembre, le osservazioni astronomiche hanno catalogato 2026 SZ2 come il 118° asteroide noto ad essere passato entro la distanza di 1 distanza lunare dalla Terra. Curiosamente, si tratta del 2° avvicinamento in questo mese a sfiorare l’esatta quota di 0,055 distanze lunari, pareggiando il transito di 2026 RT34 avvenuto il 13 settembre. Guardando il database annuale, soltanto l’oggetto 2026 PC6 e soprattutto 2026 JN4 si sono avvicinati maggiormente, con quest’ultimo che è persino entrato in contatto con l’atmosfera terrestre.
La caccia internazionale al visitatore cosmico
La scoperta iniziale porta la firma della University of Arizona Mt. Lemmon Survey, situata nel Sud/Ovest degli Stati Uniti, che ha individuato la debole traccia luminosa alle 06:56 UTC del 20 settembre. Da quel momento si è attivata una rapida e fitta catena di monitoraggio globale. Il Minor Planet Center ha registrato 27 osservazioni consecutive in poco più di 12 ore per calcolare l’orbita esatta, impiegando 26 di questi dati per definire la traiettoria. Il successo del tracciamento è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione di diverse strutture internazionali, tra cui gli osservatori dell’Arizona, la stazione ATLAS nelle Hawaii, l’osservatorio cinese di Baihuashan e la postazione britannica di Great Shefford.


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