USA, la Space Force conferma: “abbiamo armi schierate in orbita”

Si tratta del riconoscimento più esplicito da parte del Pentagono, finora, del fatto che gli Stati Uniti stanno impiegando capacità offensive nello spazio

Il Segretario dell’Aeronautica statunitense, Troy Meink, ha rivelato che gli Stati Uniti hanno dispiegato in orbita armi per il controllo dello spazio, annunciando al contempo nuovi traguardi per i programmi satellitari militari legati alla difesa missilistica e all’acquisizione di bersagli a lungo raggio. Si tratta del riconoscimento più esplicito da parte del Pentagono, finora, del fatto che gli Stati Uniti stanno impiegando capacità offensive nello spazio. “Oggi continuiamo a garantire la nostra prontezza nell’affrontare la sfida di minacce in evoluzione, ovunque esse si manifestino”, ha dichiarato Meink durante il discorso di apertura della conferenza Air, Space and Cyber ​​dell’AFA. “È per questo che la Space Force dispone ora di armi per il controllo dello spazio in orbita, capaci di difendere la forza congiunta da azioni ostili degli avversari”.

Il controllo dello spazio comprende le aree di missione necessarie per contendere e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non cinetici per incidere sulle capacità avversarie”, si legge in una nota della Space Force, che aggiunge come “tali capacità possano essere impiegate sia a fini offensivi che difensivi”. 

Il contesto

Il riferimento esplicito di Meink alle armi spaziali statunitensi in orbita giunge nel contesto di un impegno concertato per discutere più apertamente delle minacce in orbita e della capacità della Space Force di rispondervi. Cina e Russia, in particolare, continuano a compiere manovre aggressive e stanno sviluppando – e dimostrando – proprie armi spaziali. Negli ultimi anni, i funzionari statunitensi hanno discusso della necessità di capacità “contro-spazio” e di “fuoco spaziale” (space fires), nonché dello sviluppo di intercettori spaziali progettati per abbattere minacce missilistiche. Inoltre, lo scorso dicembre, il Presidente Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo che sottolinea il ruolo della Space Force non solo nella difesa degli asset spaziali, ma anche nelle missioni di attacco.

Tuttavia, è la prima volta che Meink menziona esplicitamente l’esistenza di armi spaziali in orbita. Durante la sessione di domande e risposte seguita al suo discorso, Meink ha affermato che tale ammissione era intenzionale e che la formulazione utilizzata era stata “molto ben ponderata”. “È di fondamentale importanza mantenere la nostra supremazia, non solo nei cieli ma anche nello spazio”, ha dichiarato. “Pertanto, abbiamo dovuto adottare misure per garantire di poter gestire eventuali minacce”.

Meink ha preferito non approfondire i dettagli di tali capacità durante un briefing con i giornalisti successivo al suo intervento, evitando di specificare, ad esempio, se i sistemi in questione siano di tipo cinetico o non cinetico. Ha sostenuto che, sebbene riconoscere l’esistenza di armi spaziali statunitensi in orbita possa fungere da deterrente, “discutere dei dettagli di ciò che stiamo facendo non gioverebbe a tale deterrenza”. “Non parleremo degli aspetti specifici delle nostre attività, né se abbiamo effettuato test o meno, né di altro“, ha affermato. “Mi limito a dire che l’ambiente spaziale è cruciale per la sicurezza militare ed economica, e dobbiamo garantire che gli Stati Uniti possano operarvi liberamente”.

Due iniziative chiave

Meink ha riferito che la Space Force sta lavorando alla diffusione di sistemi destinati a individuare e neutralizzare minacce dallo spazio, evidenziando due iniziative chiave: il programma di intercettori spaziali (Space-Based Interceptor) e la costellazione per l’individuazione di bersagli aerei in movimento dallo spazio (Space-Based Air-Moving Target Indication). Entrambi i progetti rientrano nel “Golden Dome“, lo scudo avanzato di difesa missilistica del Pentagono. Riguardo al programma SBI – una delle iniziative tecniche più ambiziose di Golden Dome – Meink ha affermato che il progetto è passato dalla fase di “contratto iniziale” a quella di “hardware pronto per il volo” in meno di un anno. La Space Force sta promuovendo una competizione a premi per valutare la sostenibilità economica e la scalabilità degli SBI attraverso fasi incrementali, con l’obiettivo di rendere operativa una capacità iniziale entro il 2028.

Il generale Michael Guetlein, direttore di Golden Dome, ha dichiarato ad agosto che il gruppo di aziende appaltatrici coinvolte nel programma SBI ha completato la prima fase, denominata “Gate One”, incentrata sulla definizione del progetto e sull’esecuzione di test a livello di singoli componenti. Secondo Guetlein, è probabile che tutti i fornitori passino alla fase “Gate Two”, che prevede la realizzazione di un prototipo. Le aziende che accederanno alla fase “Gate Three” dovranno dimostrare l’efficacia operativa del sistema nello spazio, mentre quelle della fase “Gate Four” dovranno provare che i propri intercettori sono integrabili nell’architettura complessiva di Golden Dome.

Il programma AMTI

Un altro contributo fondamentale di Golden Dome per la Space Force è il programma AMTI (Airborne Moving Target Indication) basato nello spazio. Sebbene il tracciamento di minacce aeree sia da tempo una missione svolta da velivoli, la Space Force sta collaborando con il National Reconnaissance Office per integrare dei satelliti nel sistema, puntando a rendere la missione più resiliente di fronte ai sistemi avversari di negazione dell’accesso e dell’area (A2/AD).

A maggio, la forza armata ha assegnato a SpaceX un contratto da 4,2 miliardi di dollari per avviare la realizzazione della costellazione AMTI spaziale; Meink ha confermato che il lancio del primo satellite avverrà questo mese. La Space Force non ha reso noto quanti satelliti verranno lanciati inizialmente né quale sarà la dimensione finale della costellazione. “Nel loro insieme, questi investimenti ci aiuteranno ad adattare e potenziare la forza per affrontare le minacce di oggi e di domani”, ha affermato Meink.