Il caso della bimba morta a Palermo per difterite, una malattia tornata al centro dell’attenzione dopo un evento che non si verificava da anni in Italia, riapre il tema delle coperture vaccinali e dell’importanza della prevenzione. I nuovi dati pubblicati dal Ministero della Salute, relativi all’anno 2025 e alla coorte dei bambini nati nel 2023, mostrano infatti una situazione ancora distante dalla soglia indicata dagli esperti come necessaria per garantire una protezione elevata della popolazione. La copertura vaccinale contro la difterite a 24 mesi si attesta infatti al 94,46%, un valore leggermente inferiore al 95%, considerato il livello ottimale dagli infettivologi per mantenere un’elevata immunità collettiva e ridurre al minimo il rischio di circolazione della malattia. Il dato nazionale, pur mostrando una situazione complessivamente vicina all’obiettivo, nasconde però profonde differenze territoriali, con alcune regioni molto al di sopra della soglia e altre ancora lontane dal traguardo.
Copertura vaccinale difterite: migliorano i dati con l’aumentare dell’età
L’analisi del Ministero della Salute evidenzia come la copertura cresca progressivamente nelle fasce di età successive. Per i bambini nati nel 2022, quindi con rilevazione a 36 mesi, la percentuale sale al 95,03%, superando la soglia considerata ottimale. Ancora più alta è la copertura relativa ai bambini nati nel 2021, misurata a 48 mesi, che raggiunge il 95,41%. Il quadro suggerisce quindi che una parte dei bambini recupera le vaccinazioni nel corso degli anni, ma resta centrale il tema della tempestività nella somministrazione delle dosi previste nei primi mesi di vita, soprattutto per malattie come la difterite, che possono avere conseguenze molto gravi. La vaccinazione antidifterica, infatti, rientra nel cosiddetto vaccino esavalente, che protegge contemporaneamente anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b.
Sicilia ultima in Italia: copertura all’85,88% a 24 mesi
A livello regionale emergono differenze significative. La situazione più critica riguarda la Sicilia, dove la copertura vaccinale contro la difterite nei bambini di 24 mesi si ferma all’85,88%, il valore più basso registrato in Italia. Un dato che colloca l’Isola molto distante dalla soglia del 95% indicata come riferimento per una protezione efficace della comunità. Insieme alla Sicilia, anche la Provincia autonoma di Bolzano presenta valori inferiori alla soglia, con una copertura dell’87,39%. Complessivamente sono 13 le realtà territoriali che non raggiungono il livello considerato ottimale.
Tra queste figurano: Marche (94,33%), Lazio (94,19%), Calabria (94,19%), Liguria (93,85%), Valle d’Aosta (93,76%), Basilicata (92,93%), Sardegna (92,82%), Friuli Venezia Giulia (92,57%), Molise (92,53%), Abruzzo (92,33%) e Puglia (91,72%). La distanza dalla soglia del 95% varia quindi sensibilmente tra territori, con alcune regioni che si avvicinano molto all’obiettivo e altre che evidenziano una maggiore necessità di recupero vaccinale.
Le regioni più virtuose: Toscana in testa con il 97,90%
Sul fronte opposto, sono otto le regioni e province autonome che superano la soglia del 95% nella vaccinazione contro la difterite. In testa alla classifica nazionale si trova la Toscana, con una copertura del 97,90%, seguita dalla Lombardia con il 97,56% e dalla Provincia autonoma di Trento con il 97,18%. Superano il livello indicato dagli esperti anche Umbria (96,63%), Campania (96,33%), Veneto (95,90%), Piemonte (95,77%) ed Emilia-Romagna (95,22%). Questi territori rappresentano il principale elemento di stabilità nel sistema nazionale di prevenzione, mantenendo una percentuale di adesione sufficiente a limitare la possibilità di diffusione della malattia.
Difterite, come funziona il vaccino e quando vengono somministrate le dosi
Il Ministero della Salute ricorda che la protezione contro la difterite viene garantita attraverso il ciclo vaccinale previsto nei primi anni di vita. “La vaccinazione contro la difterite rientra nel vaccino esavalente, che protegge anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b – ricorda il ministero della Salute – Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all’età di 6 e 14 anni. A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione pressoché totale. Per conservare una buona immunità è raccomandata una dose di richiamo ogni 10 anni”. La vaccinazione rappresenta dunque lo strumento principale per prevenire il ritorno di una malattia che, grazie alla diffusione dell’immunizzazione, negli ultimi decenni è diventata estremamente rara in Italia.


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