Vulcani, 18 falsi miti da sfatare: quando la disinformazione corre più veloce della lava

Dalla Cintura di Fuoco ai supervulcani, fino alle immagini generate dall’intelligenza artificiale: uno studio internazionale fa chiarezza sulle convinzioni errate più diffuse su eruzioni e vulcani

I vulcani affascinano, impressionano e, talvolta, spaventano. Le loro eruzioni sono tra le manifestazioni più spettacolari della dinamica terrestre, ma proprio il loro forte impatto sull’immaginario collettivo può favorire la diffusione di informazioni inesatte, soprattutto quando un vulcano torna improvvisamente sotto i riflettori. Sono 18 le convinzioni errate più diffuse sui vulcani e sulle loro eruzioni individuate da uno studio internazionale pubblicato sul Journal of Applied Volcanology. La ricerca, intitolata Getting the story straight: Common misconceptions around volcanoes and eruptions with case studies of recent events, è stata realizzata da un team internazionale di vulcanologi in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e ha visto la partecipazione di Boris Behncke, ricercatore dell’Osservatorio Etneo dell’INGV.

Sei aree per orientarsi tra miti e realtà

Gli autori hanno organizzato i 18 concetti analizzati in sei grandi temi: sismologia; vulcani e clima; sistemi e strutture vulcaniche; pericolosità vulcanica; tempi e periodicità delle eruzioni; foto e video. Alcuni dei termini presi in esame sono particolarmente familiari al grande pubblico. È il caso della cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico”, dei “supervulcani” e dei “megatsunami”, espressioni spesso utilizzate in modo semplicistico o sensazionalistico.

Altri equivoci riguardano invece argomenti scientifici di grande interesse, come il rapporto tra attività vulcanica e clima, gli effetti dei vulcani sulla salute umana e la possibilità di prevedere un’eruzione. Lo studio si sofferma anche su concetti fondamentali della vulcanologia, come la differenza tra cenere vulcanica e fumo e il significato dell’espressione “camera magmatica”.

L’obiettivo non è soltanto correggere singoli errori, ma fornire strumenti utili per comprendere meglio fenomeni complessi che, durante una crisi eruttiva, possono avere conseguenze concrete sulla vita delle persone. “La ricerca”, spiega Boris Behncke ricercatore dell’INGV, “rappresenta una risorsa sviluppata per aiutare vulcanologi, giornalisti, decisori e pubblico a orientarsi correttamente quando un vulcano entra in eruzione, o anche quando non lo fa. Per ciascun concetto sbagliato, l’articolo presenta punti chiave e sintesi delle ricerche recenti, fornendo ai lettori le informazioni necessarie per affrontare e spiegare correttamente questi temi”.

anello di fuoco
Mappa del Mondo che evidenzia in rosso le regioni vulcaniche che compongono “L’anello di fuoco del Pacifico”

Dalle crisi vulcaniche alla disinformazione

Gli autori dello studio hanno alle spalle decenni di esperienza sul campo, maturata presso enti nazionali, osservatori vulcanologici e università. Nel corso della loro attività hanno seguito crisi vulcaniche in diverse aree del mondo, dall’Indonesia alle Filippine, dalla Nuova Zelanda all’Australia, fino al Cile, agli Stati Uniti e all’Europa. Proprio durante queste emergenze hanno avuto modo di confrontarsi direttamente con i media e di osservare come nascano e si diffondano informazioni fuorvianti.

Lo studio presenta anche 7 casi concreti, relativi a vulcani ed eruzioni recenti: Monte Agung, a Bali; Etna, in Sicilia; Kīlauea, alle Hawaii; Tajogaite, a La Palma; La Soufrière, a St. Vincent; Taal, nelle Filippine; e la caldera di Yellowstone, negli Stati Uniti. Quest’ultimo caso è particolarmente emblematico. Ogni variazione, anche di modesta entità, nei parametri monitorati a Yellowstone può infatti essere accompagnata dalla diffusione di scenari catastrofici che prospettano un’imminente eruzione di proporzioni apocalittiche, fino ad arrivare all’ipotesi dell’estinzione della specie umana. Si tratta, però, di uno scenario considerato estremamente poco probabile rispetto all’insieme delle possibilità.

concetti errati
Numero di apparizioni di concetti errati sui vulcani. I dati sono stati ottenuti da un’indagine su 375 articoli apparsi nelle prime pagine di ricerca online quando il termine “eruzione vulcanica” ha iniziato a essere di tendenza a livello globale nel periodo novembre 2017 – gennaio 2022

Anche l’Etna è vittima delle bufale

La disinformazione sui vulcani non riguarda soltanto località lontane o scenari estremi. Anche in Italia esistono esempi ormai ricorrenti. Uno dei più noti riguarda l’eruzione dell’Etna del 1669. Ancora oggi si trovano riferimenti secondo cui l’eruzione avrebbe provocato migliaia di vittime. In realtà, secondo quanto riportato nel testo dello studio, non morì nessuno: la lava avanzava lentamente e questo consentì alla popolazione di allontanarsi.

Un altro problema riguarda le immagini utilizzate per raccontare le eruzioni. Negli ultimi anni, alcune delle più importanti testate italiane hanno illustrato articoli sull’attività dello Stromboli con immagini dell’Anak Krakatau, vulcano indonesiano. Un errore particolarmente significativo perché, trattandosi di un vulcano ben noto e frequentemente monitorato, non dovrebbe essere difficile reperire fotografie autentiche dello Stromboli.

Inoltre, sui social network il fenomeno può diventare ancora più rapido. In occasione della recente attività dell’Etna sono circolate numerose informazioni false sulle possibili evoluzioni dell’eruzione, alimentando preoccupazione tra gli abitanti delle aree interessate.

eruzioni 1960 2024
Grafico che mostra l’inizio (in alto) e la fine (in basso) delle eruzioni vulcaniche mensili dal 1960 al 2024. Le linee più scure e spesse mostrano la media mobile a 24 mesi per evidenziare la tendenza. I valori vanno da 0 a 11

Quando anche le immagini diventano false

La nuova frontiera della disinformazione è rappresentata dalle immagini manipolate o generate attraverso l’intelligenza artificiale. Video e fotografie spettacolari possono diventare virali anche quando non mostrano affatto il vulcano o l’eruzione di cui si sta parlando. “Per non parlare delle immagini create con l’intelligenza artificiale, falsificate o di altri vulcani o eruzioni dopo la recentissima eruzione dell’Anak Krakatau in Indonesia”, prosegue Behncke, “nonostante la disponibilità di video ed immagini autentiche, a diventare virali sono stati video chiaramente alterati dall’IA. Perfino le eruzioni di luglio-agosto 2026 dell’Etna sono state “vendute” come immagini dell’Anak Krakatau”. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la corretta interpretazione dei dati scientifici. Anche una fotografia apparentemente innocua può contribuire a costruire una narrazione completamente falsa su un evento vulcanico.

Informare bene significa anche proteggere

I vulcani rappresentano una delle espressioni più evidenti della dinamicità della Terra e continuano a esercitare un enorme fascino sul pubblico. Ma, oltre allo spettacolo, un’eruzione può comportare rischi concreti per persone, infrastrutture e traffico aereo. In una situazione di emergenza, quindi, la qualità delle informazioni diventa fondamentale. Sapere distinguere un dato scientifico verificato da una voce, riconoscere un’immagine autentica e comprendere correttamente ciò che significa un determinato segnale vulcanico può contribuire a evitare allarmismi ingiustificati e, nei casi più seri, comportamenti potenzialmente rischiosi.

La capacità di diffondere rapidamente la conoscenza scientifica non è mai stata così grande. Ma lo stesso vale per la capacità di diffondere bufale, immagini manipolate e interpretazioni prive di fondamento. È proprio questa la sfida evidenziata dallo studio: durante un’attività vulcanica, la scienza deve riuscire a comunicare in modo chiaro, tempestivo e comprensibile, perché nell’era dei social network la disinformazione può correre ancora più velocemente della notizia corretta.