L’Italia registra una nuova crescita dei casi di West Nile Virus (Wnv), con numeri che confermano un impatto sempre più rilevante delle arbovirosi sul territorio nazionale. Secondo l’ultimo aggiornamento settimanale della dashboard dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dal 1 gennaio al 22 settembre 2026 sono stati accertati 700 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo, con un aumento rispetto ai 657 casi riportati nel precedente bollettino. Il dato più significativo riguarda le forme più gravi della malattia: 368 persone hanno sviluppato la forma neuroinvasiva, quella che può coinvolgere il sistema nervoso centrale provocando meningite, encefalite o altre complicanze neurologiche. Tra questi casi sono inclusi anche 5 casi importati: uno dalle Maldive, uno dalla Francia, uno dal Belgio, uno dalla Grecia e uno dall’Olanda. L’epidemia stagionale di West Nile continua quindi a rappresentare il principale fronte dell’emergenza legata alle malattie trasmesse dalle zanzare in Italia nel 2026.
West Nile virus, 54 decessi e 83 province con circolazione accertata
L’aggiornamento dell’Iss evidenzia anche il peso sanitario delle infezioni più gravi. “Tra i casi confermati sono stati notificati 54 decessi (erano 51 nel bollettino precedente) di cui uno in un caso importato”. La letalità, calcolata esclusivamente sulle forme neuro-invasive autoctone finora segnalate e confermate, “è pari al 14,6% (nello stesso periodo del 2025, 14,9%)”. Il confronto con l’anno precedente mostra un quadro in crescita: “lo scorso anno nello stesso periodo erano 680 i casi segnalati con 48 decessi“, sottolinea il report dell’Iss. La circolazione del virus risulta inoltre sempre più ampia sul territorio nazionale. “Salgono a 83 le Province con dimostrata circolazione del Wnv appartenenti a 19 Regioni (nello scorso bollettino erano 82 province in 19 regioni)”, conclude l’Iss.
Le forme cliniche del West Nile: febbre, casi asintomatici e infezioni neurologiche
Non tutte le infezioni da West Nile Virus determinano quadri clinici gravi. L’aggiornamento dell’Istituto superiore di sanità evidenzia una distribuzione diversa delle manifestazioni della malattia. Dei 700 casi confermati, oltre alle 368 forme neuroinvasive, sono stati registrati 88 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 239 casi di febbre, 4 casi con altri sintomi e 1 caso asintomatico. Tra i casi febbrili è stato identificato anche “1 caso importato da Burkina Faso“, mentre gli altri episodi risultano collegati alla circolazione del virus sul territorio italiano. Il quadro conferma come la maggior parte delle persone infettate possa rimanere senza sintomi o sviluppare forme lievi, mentre una quota più limitata può andare incontro a conseguenze neurologiche particolarmente severe.
Dengue in Italia, 312 casi nel 2026: 47 trasmissioni autoctone
Parallelamente alla crescita del West Nile Virus, l’Iss monitora anche le altre principali arbovirosi, ovvero le malattie virali trasmesse principalmente dalle zanzare. Dal 1 gennaio al 22 settembre 2026 risultano “312 casi confermati di Dengue: 47 di questi sono autoctoni mentre tutti gli altri casi sono associati a viaggi all’estero, nessun decesso”. La Dengue, quindi, continua a mostrare episodi di trasmissione locale anche in Italia, grazie alla presenza della zanzara tigre (Aedes albopictus), vettore in grado di diffondere il virus dopo aver punto una persona infetta. L’Iss segnala in particolare tre episodi di trasmissione locale e quattro casi attualmente considerati sporadici. Un primo focolaio riguarda la Toscana, con “un focolaio composto da 26 casi confermati di infezione con esposizione in un comune della provincia di Livorno”. “Sono attualmente in corso – si legge nel bollettino – ulteriori indagini epidemiologiche e attività di contrasto al vettore”. Un secondo focolaio è stato individuato in Puglia, dove sono stati registrati “13 casi confermati di infezione, tutti sintomatici, con esposizione in alcuni comuni della provincia di Lecce”. Anche in questo caso “sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche e attività di contrasto al vettore”. Il terzo episodio riguarda la Lombardia, con “un focolaio composto da due casi con esposizione in un comune della provincia di Milano”. Anche qui sono state avviate le attività di monitoraggio e contenimento della diffusione attraverso il controllo del vettore.
Chikungunya e Zika, casi più limitati ma sotto osservazione
L’aggiornamento dell’Iss fotografa anche la situazione relativa ad altre infezioni trasmesse dalle zanzare. Nel 2026 sono stati registrati 28 casi confermati di Chikungunya. “1 di questi casi è stato identificato come autoctono mentre tutti gli altri sono associati a viaggi all’estero, nessun decesso”. La Chikungunya è una malattia virale che può provocare febbre elevata e soprattutto intensi dolori articolari, talvolta persistenti anche per mesi dopo la fase acuta dell’infezione. Sono invece 3 i casi confermati di Zika virus, tutti collegati a viaggi internazionali: “tutti associati a viaggi all’estero, nessun decesso”.
Usutu virus, 15 casi confermati in Italia nel 2026
Nel monitoraggio delle arbovirosi rientra anche l’Usutu virus, un altro virus trasmesso dalle zanzare appartenente alla stessa famiglia del West Nile Virus. “Nello stesso periodo sono stati segnalati 15 casi di Usutu virus“, precisa l’Iss. La distribuzione riguarda diverse aree del Paese: 8 casi in Lombardia, 1 in Emilia-Romagna, 1 nelle Marche, 2 nel Lazio, 1 in Piemonte e 2 in Veneto. La presenza di più virus trasmessi dagli stessi vettori conferma l’importanza delle attività di sorveglianza epidemiologica e del controllo delle popolazioni di zanzare, soprattutto nei mesi caratterizzati da temperature elevate e condizioni favorevoli alla loro proliferazione.
La sorveglianza sulle arbovirosi resta centrale
I dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità mostrano un quadro caratterizzato dalla contemporanea circolazione di diversi virus trasmessi da zanzare, con il West Nile Virus che rappresenta attualmente l’infezione con il maggiore impatto in termini di casi gravi e decessi. L’aumento delle province interessate dalla circolazione virale e la comparsa di focolai locali di Dengue confermano come anche in Italia le arbovirosi siano ormai un fenomeno stabile, favorito da diversi fattori ambientali, climatici e dalla presenza di vettori capaci di trasmettere queste infezioni. Il monitoraggio epidemiologico, l’identificazione precoce dei casi e le attività di contrasto alle zanzare restano quindi strumenti fondamentali per contenere la diffusione dei virus e ridurre il rischio di nuove trasmissioni locali.


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