World Cleanup Day, centinaia di chili di plastica raccolti sulle spiagge italiane: l’allarme di Greenpeace sul mare invaso dai rifiuti

Durante le attività di pulizia in cinque regioni recuperati oltre 500 chili di materiali, tra cui enormi quantità di plastica

  • Greenpeace rifiuti plastica
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Centinaia di chilogrammi di rifiuti abbandonati, con una presenza massiccia di plastica, sono stati raccolti in poche ore sulle spiagge italiane durante il World Cleanup Day, la più grande iniziativa globale di volontariato dedicata alla raccolta dei rifiuti e alla sensibilizzazione contro l’inquinamento ambientale. L’iniziativa ha coinvolto volontarie e volontari di Greenpeace Italia insieme a numerose cittadine e cittadini, impegnati nella pulizia di aree costiere e lacustri in cinque regioni italiane. Le attività si sono svolte tra Genova, Pesaro, Ostia (Roma), il Lago di Bracciano (Roma), Viareggio (Lucca) e Torre Vado (Lecce), dove la raccolta dei rifiuti è stata effettuata anche sott’acqua grazie alla collaborazione con il Diving Service di Torre Vado. Muniti di guanti, pinze, sacchi e bilance, i volontari hanno recuperato una quantità significativa di materiali dispersi nell’ambiente, riportando ancora una volta al centro dell’attenzione il problema dell’emergenza plastica nei mari e negli ecosistemi acquatici.

Oltre 500 chili di rifiuti raccolti tra spiagge e fondali italiani

In alcune delle località coinvolte sono state effettuate anche le pesature dei materiali raccolti. I dati restituiscono un quadro significativo della quantità di rifiuti che ogni giorno finiscono sulle coste italiane. A Genova sono stati raccolti circa 300 chili di rifiuti, mentre sul Lago di Bracciano il quantitativo recuperato ha raggiunto circa 100 chili. A Viareggio sono stati raccolti 30 chili, a Ostia 26 chili, mentre sulla spiaggia di Torre Vado sono stati recuperati circa 31 chili di rifiuti. La stessa area ha visto anche un’importante operazione di pulizia dei fondali marini, dalla quale sono emersi circa 50 chili di materiali abbandonati sott’acqua. Tra i rifiuti recuperati, la componente più rilevante è stata rappresentata dalla plastica, un materiale ormai onnipresente negli ambienti naturali e particolarmente problematico per la sua capacità di frammentarsi in particelle sempre più piccole fino a diventare microplastica.

Greenpeace: “la plastica raccolta oggi è solo una piccola porzione di quella dispersa ogni giorno”

L’attività del World Cleanup Day ha rappresentato un momento di sensibilizzazione sul fenomeno dell’inquinamento da plastica, ma secondo Greenpeace la quantità raccolta rappresenta soltanto una minima parte del problema complessivo. “La plastica che abbiamo raccolto oggi è solo una piccola porzione di quella dispersa ogni giorno nell’ambiente, molta della quale è costituita da microplastiche invisibili ad occhio nudo. Ne produciamo troppa e il riciclo da solo non basta”, dichiara Silvia Visca, responsabile dell’unità Biodiversità di Greenpeace Italia. Secondo l’associazione ambientalista, la gestione dei rifiuti e il riciclo non possono essere l’unica risposta alla crisi della plastica. La richiesta è quella di intervenire direttamente sulla produzione e sul modello di consumo, riducendo la quantità di plastica immessa sul mercato. “Serve ridurre la produzione di plastica vergine, abbandonare il monouso, vincolare le aziende a vendere più prodotti sfusi. Al governo italiano chiediamo di sostenere e promuovere le negoziazioni per un trattato ONU sulla plastica ambizioso ed efficace, che adotti tutte queste misure”, aggiunge Silvia Visca.

Ogni anno 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli ecosistemi acquatici

Il problema della dispersione della plastica nell’ambiente ha ormai assunto dimensioni globali. Secondo i dati citati da Greenpeace, ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli ecosistemi acquatici, una quantità equivalente al peso di circa 2.200 torri Eiffel. Questo enorme volume di materiale provoca danni alla biodiversità marina, coinvolgendo oltre 800 specie marine, e può entrare nella catena alimentare attraverso l’ingestione da parte degli animali e la successiva frammentazione in microplastiche. Particolarmente vulnerabile è il Mar Mediterraneo, un bacino semichiuso che, pur contenendo appena l’1% dell’acqua oceanica mondiale, arriva ad accumulare fino al 7% della microplastica globale. Gli effetti sulla fauna marina sono già evidenti. Secondo i dati diffusi da Greenpeace, oltre l’80% delle tartarughe marine nel Mediterraneo occidentale ingerisce rifiuti, mentre circa il 50% dei capodogli spiaggiati nell’Adriatico presenta tracce di plastica nello stomaco.

Microplastiche ovunque: dai mari ai laghi alpini fino al corpo umano

L’emergenza plastica non riguarda soltanto le coste e gli oceani. Le microplastiche sono state individuate anche in ambienti considerati estremamente lontani dalle principali fonti di contaminazione, come i laghi alpini ad alta quota e alcune delle aree più remote del pianeta. La presenza di queste particelle è stata rilevata anche nel corpo umano, alimentando il dibattito scientifico sugli effetti a lungo termine dell’esposizione a materiali plastici ormai diffusi nell’ambiente, nell’acqua e nell’aria. Il fenomeno dimostra come la plastica non sia più soltanto un problema legato alla gestione dei rifiuti, ma una questione che riguarda gli equilibri degli ecosistemi e la salute globale.

Il trattato ONU sulla plastica al centro delle richieste ambientaliste

Per Greenpeace la soluzione passa anche attraverso un accordo internazionale capace di fissare regole comuni. Le negoziazioni per un trattato ONU sulla plastica riprenderanno nel 2027 e rappresentano, secondo l’associazione, un passaggio decisivo per affrontare un problema che supera i confini nazionali. L’obiettivo indicato è arrivare a un accordo vincolante che possa ridurre la produzione di plastica, responsabilizzare le aziende produttrici e accelerare la transizione verso un modello basato sulla riduzione dei rifiuti. Greenpeace ha inoltre lanciato una petizione rivolta al governo italiano per chiedere il sostegno allo sviluppo di un accordo internazionale efficace per proteggere l’ambiente e la salute umana dagli effetti dei rifiuti plastici. Il World Cleanup Day ha così riportato l’attenzione su un fenomeno quotidiano: dietro ogni rifiuto raccolto sulle spiagge italiane c’è un problema più ampio legato ai consumi, alla produzione industriale e alla necessità di trovare soluzioni globali contro l’inquinamento da plastica.