Una nuova strategia per rafforzare la protezione delle foreste dell’Appennino, migliorare la gestione delle aree naturali protette e ottenere il riconoscimento giuridico dei diritti della Natura nell’Unione Europea. Sono questi i tre principali obiettivi delle iniziative illustrate questa mattina all’Aquila da Bruno Petriccione, presidente dell’associazione Appennino Ecosistema, nel corso di una conferenza stampa ospitata nella sede dell’organizzazione, in via del Gatto 6. L’incontro, seguito dall’assemblea annuale dei soci, ha rappresentato l’occasione per presentare nuove proposte operative destinate a incidere sulla gestione del patrimonio ambientale abruzzese e, più in generale, sulle politiche europee di conservazione della biodiversità. Al centro dell’attività dell’associazione figurano tre questioni particolarmente rilevanti: la necessità di superare i contenziosi legati agli interventi di utilizzazione forestale, il rafforzamento delle competenze tecnico-scientifiche nella gestione della grande area protetta dei Monti Simbruini e il sostegno a una mobilitazione internazionale che punta a ottenere una normativa europea capace di riconoscere specifici diritti agli ecosistemi e alle specie che li compongono. Le iniziative si inseriscono nel percorso di un’associazione nata dieci anni fa, che conta attualmente circa 150 soci e che ha già promosso numerose azioni amministrative, scientifiche e giudiziarie per la salvaguardia degli habitat naturali e della fauna selvatica.
Foreste dell’Abruzzo, proposta una nuova procedura per la valutazione ambientale
La prima iniziativa riguarda direttamente la tutela degli ecosistemi forestali degli Appennini abruzzesi, con una proposta che punta a modificare le modalità di valutazione degli interventi di utilizzazione boschiva nelle aree sottoposte a protezione ambientale. Appennino Ecosistema ha elaborato e sottoposto all’Ufficio Valutazioni Ambientali e al Servizio Foreste e Parchi della Regione Abruzzo una procedura semplificata di Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.), già contemplata dalle linee guida nazionali e regionali, ma finora mai applicata secondo quanto riferito dall’associazione. L’obiettivo è individuare preventivamente determinate tipologie di intervento forestale che, rispettando specifiche condizioni di tutela, possano essere escluse dalla procedura ordinaria di valutazione. La proposta nasce anche dalla necessità di affrontare i numerosi contenziosi relativi agli interventi di utilizzazione dei boschi, spesso accompagnati, secondo l’associazione, da Studi di Incidenza Ambientale incompleti o insoddisfacenti. Il meccanismo individuato è quello dello “Screening di incidenza prevalutato”, uno strumento che consentirebbe di stabilire in anticipo le condizioni alle quali determinate attività forestali possono essere considerate compatibili con gli obiettivi di conservazione degli habitat protetti. Non si tratterebbe, dunque, di un’autorizzazione indiscriminata agli interventi, ma di una valutazione preventiva subordinata al rispetto di precisi requisiti ambientali.
Faggete appenniniche protette, particolare attenzione agli habitat con tasso e agrifoglio
La procedura proposta si concentra sugli interventi di utilizzazione forestale all’interno delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) degli Appennini, con particolare riferimento alle attività che potrebbero interessare l’habitat prioritario 9210. Si tratta delle faggete appenniniche a Taxus e Ilex, formazioni forestali caratterizzate dalla presenza del tasso e dell’agrifoglio, riconosciute come habitat di interesse prioritario dalla normativa europea. La protezione di questi ambienti riguarda non soltanto la vegetazione, ma anche gli habitat delle specie animali che vi trovano condizioni favorevoli alla propria sopravvivenza. Secondo il modello elaborato da Appennino Ecosistema, un intervento forestale potrebbe essere considerato positivamente prevalutato soltanto qualora rispettasse determinate “condizioni d’obbligo”. Tali condizioni deriverebbero dalle misure di conservazione già vigenti per l’habitat interessato e per le specie animali associate, tenendo conto del carattere prioritario dell’ecosistema, del suo stato di conservazione e delle minacce e pressioni che possono comprometterne l’integrità. La proposta intende così introdurre un sistema più definito per la gestione degli interventi forestali, mantenendo come riferimento le prescrizioni ambientali necessarie a garantire la salvaguardia degli ecosistemi protetti.
Monti Simbruini, una nuova struttura scientifica per gestire quasi 200 chilometri quadrati di territorio protetto
La seconda iniziativa riguarda uno dei più vasti siti della rete europea Natura 2000 presenti in Abruzzo: la ZSC/ZPS IT7110207 Monti Simbruini, un’area di quasi 200 chilometri quadrati. Appennino Ecosistema ha formulato una proposta all’ISPRA, nell’ambito del Piano nazionale di ripristino della natura recentemente presentato dall’Italia alla Commissione Europea, per migliorare l’organizzazione e l’efficacia delle attività di gestione e monitoraggio ambientale del sito. Attualmente la responsabilità della gestione dell’area è affidata dalla Regione Abruzzo al Comune di Morino, in provincia dell’Aquila. Secondo l’associazione, tuttavia, la piccola amministrazione comunale non dispone di personale tecnico-scientifico adeguato a garantire una gestione efficiente ed efficace di un territorio così esteso e caratterizzato da rilevanti esigenze di conservazione ambientale. Da questa valutazione nasce l’idea di istituire una Segreteria tecnico-scientifica, destinata ad affiancare l’attuale Autorità di gestione senza sostituirla. La nuova struttura avrebbe il compito di fornire un supporto specialistico stabile alle attività amministrative, scientifiche e di monitoraggio, contribuendo a garantire l’integrità ecologica dell’area protetta e il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole degli habitat e delle specie tutelate.
Ecologi, zoologi e botanici per rafforzare la gestione dell’area protetta
Il progetto presentato da Appennino Ecosistema definisce anche la composizione della futura Segreteria tecnico-scientifica dei Monti Simbruini. La struttura dovrebbe comprendere un tecnico assunto a tempo parziale dal Comune di Morino, attraverso finanziamenti messi a disposizione dalla Regione Abruzzo, affiancato da almeno tre esperti qualificati nelle principali discipline naturalistiche. Le competenze individuate riguardano l’ecologia, la zoologia e la botanica, con professionisti messi a disposizione gratuitamente dalle associazioni Appennino Ecosistema, Rewilding Apennines e da altre organizzazioni disponibili a collaborare.
Per questi specialisti sarebbe previsto esclusivamente il rimborso delle spese sostenute per i sopralluoghi. Il sistema proposto consentirebbe quindi di integrare le risorse amministrative del Comune con professionalità scientifiche esterne, senza prevedere compensi per gli esperti forniti dalle associazioni. La Segreteria dovrebbe partecipare alle iniziative di gestione e monitoraggio all’interno della ZSC/ZPS, con particolare attenzione all’attuazione delle Misure di conservazione previste per il sito. Un altro compito riguarderebbe la predisposizione del supporto scientifico necessario all’espressione dei pareri dell’Autorità di gestione nelle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale. L’attività di monitoraggio avrebbe come riferimento gli habitat naturali, gli habitat delle specie e le specie indicate negli Allegati I, II e IV della Direttiva Habitat, contribuendo a verificarne le condizioni di conservazione e a individuare eventuali criticità ecologiche. La proposta punta, in sostanza, a colmare le carenze di personale specialistico individuate nell’attuale assetto gestionale attraverso una collaborazione strutturata tra istituzioni pubbliche e associazioni ambientaliste.
Diritti della Natura, il 13 ottobre parte una campagna europea per raccogliere un milione di firme
La terza iniziativa presentata all’Aquila supera i confini regionali e nazionali, coinvolgendo direttamente le istituzioni dell’Unione Europea. Appennino Ecosistema ha annunciato il proprio sostegno a un’iniziativa dei cittadini europei finalizzata al riconoscimento giuridico dei diritti della Natura, con particolare riferimento agli ecosistemi e alle specie che ne fanno parte. La campagna prenderà il via il 13 ottobre 2026 e coinvolgerà, insieme ad Appennino Ecosistema, altre 21 associazioni appartenenti a 15 Paesi europei. L’obiettivo dichiarato è raccogliere almeno un milione di firme in almeno sette Stati membri entro un anno, per promuovere l’adozione di una Direttiva o di un Regolamento europeo che riconosca i diritti della Natura e rafforzi gli strumenti di protezione degli ambienti naturali. La mobilitazione nasce dalla constatazione che una parte rilevante degli habitat e delle specie già tutelati dalla legislazione dell’Unione Europea presenta condizioni di conservazione giudicate inadeguate o cattive. La proposta intende quindi promuovere un ulteriore riconoscimento giuridico degli ecosistemi, nella prospettiva di consolidare le garanzie normative per la biodiversità. La raccolta delle firme rappresenterà il passaggio centrale dell’iniziativa, attraverso il quale le organizzazioni promotrici cercheranno di portare la questione all’attenzione delle istituzioni comunitarie.
Dieci anni di Appennino Ecosistema, dalla battaglia sui cervi alla difesa dell’orsa Amarena
Le tre nuove iniziative si aggiungono alle attività sviluppate da Appennino Ecosistema nel corso dei suoi primi dieci anni di esistenza, durante i quali l’organizzazione ha operato nel campo della tutela ambientale attraverso strumenti scientifici, amministrativi e giuridici. Tra i risultati ricordati dall’associazione figura l’azione intrapresa per contrastare il progetto di abbattimento dei cervi in Abruzzo. La vicenda ha avuto un esito favorevole alle posizioni sostenute dall’organizzazione, con l’intervento della giustizia amministrativa che, secondo quanto riferito dall’associazione, ha dichiarato illegittimo e illegale il tentativo di procedere agli abbattimenti. Un altro capitolo importante riguarda la tutela della fauna selvatica e, in particolare, la vicenda dell’orsa Amarena, la cui uccisione ha dato origine a un procedimento penale. Appennino Ecosistema si è costituita parte civile nel processo contro il responsabile dell’uccisione dell’orsa. La prossima udienza è prevista per il 22 gennaio 2027 presso il Tribunale di Avezzano. La partecipazione al procedimento giudiziario rientra nell’attività dell’associazione finalizzata a tutelare gli animali selvatici e a sostenere l’applicazione delle disposizioni previste per la protezione delle specie.
Riserva naturale Monte Velino, verso l’approvazione del Piano di gestione
Tra le attività realizzate dall’associazione figura anche il lavoro dedicato alla Riserva Naturale Orientata Monte Velino, un’area di particolare interesse naturalistico dell’Appennino abruzzese. Appennino Ecosistema ha coordinato e portato a conclusione il processo partecipato per la predisposizione del Piano di gestione della Riserva, attraverso una collaborazione formalizzata con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro. Il percorso, già concluso nella sua fase partecipativa, dovrebbe condurre prossimamente all’approvazione del Piano di gestione. Il documento rappresenta uno strumento fondamentale per definire gli indirizzi di conservazione e le modalità di gestione dell’area naturale, all’interno di un quadro organizzato di tutela degli habitat e delle specie presenti. L’esperienza maturata nella Riserva Monte Velino costituisce inoltre un precedente operativo per la collaborazione tra strutture pubbliche e competenze scientifiche esterne, un modello che l’associazione propone ora di valorizzare anche nell’area dei Monti Simbruini.
Valutazione di Incidenza Ambientale, la questione arriva alla Commissione Europea
Un ulteriore risultato rivendicato da Appennino Ecosistema riguarda l’applicazione delle Linee guida nazionali sulla Valutazione di Incidenza Ambientale, uno degli strumenti previsti per evitare che determinati interventi compromettano habitat e specie tutelati dalla normativa europea. L’associazione riferisce di aver contribuito a sbloccare una situazione di mancata attuazione delle linee guida, denunciando pratiche considerate elusive in numerosi procedimenti amministrativi. Secondo quanto illustrato durante la conferenza stampa, queste modalità operative avrebbero interessato centinaia di casi, coinvolgendo amministrazioni regionali e comunali e determinando conseguenze negative per lo stato di conservazione di importanti ecosistemi e specie protette a livello europeo. La questione è stata portata all’attenzione della Commissione Europea, che, secondo quanto riferisce Appennino Ecosistema, si è impegnata a chiedere chiarimenti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in merito alla mancata attuazione delle linee guida nazionali. Si tratta di un passaggio che l’associazione considera particolarmente significativo per rafforzare il rispetto delle disposizioni ambientali e contrastare le procedure amministrative che rischiano di compromettere gli obiettivi di conservazione fissati dalla normativa comunitaria. La problematica si collega direttamente alla nuova proposta di screening prevalutato per gli interventi forestali, attraverso la quale Appennino Ecosistema intende contribuire a rendere più definite e concretamente applicabili le condizioni previste per la tutela degli habitat.
Biodiversità e conservazione degli ecosistemi, le nuove sfide dell’Appennino
Le iniziative presentate da Bruno Petriccione delineano un percorso che comprende tanto la gestione concreta delle aree protette quanto l’evoluzione della legislazione ambientale europea. La proposta di una Valutazione di Incidenza Ambientale semplificata per determinate attività forestali punta a intervenire sulle criticità delle procedure autorizzative, senza rinunciare alle condizioni di conservazione previste per gli habitat prioritari. Il progetto relativo ai Monti Simbruini mira invece a rafforzare la capacità gestionale di una delle maggiori aree della rete Natura 2000 in Abruzzo, attraverso l’integrazione di competenze tecnico-scientifiche specialistiche e il coinvolgimento delle associazioni. Sul piano europeo, la campagna per il riconoscimento dei diritti della Natura rappresenta l’iniziativa di portata più ampia, con un programma di raccolta firme destinato a svilupparsi nei prossimi dodici mesi e l’obiettivo di promuovere un intervento normativo dell’Unione Europea.
Dalla protezione delle faggete appenniniche alla salvaguardia della fauna selvatica, dalla gestione delle riserve naturali alla possibilità di riconoscere nuovi diritti agli ecosistemi, Appennino Ecosistema intende proseguire la propria attività facendo leva sulle competenze scientifiche, sugli strumenti giuridici e sulla collaborazione tra istituzioni e organizzazioni impegnate nella conservazione della biodiversità. La prima scadenza è già fissata per martedì 13 ottobre, con l’avvio della mobilitazione europea per i diritti della Natura. Gli altri due progetti seguiranno invece i rispettivi percorsi di valutazione presso gli organismi regionali e nazionali ai quali sono stati sottoposti.


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