Addio al secondo intercalare: perché in futuro avremo un’ora in più

Il Bureau Internazionale dei Pesi e delle Misure sta per eliminare la correzione del tempo introdotta nel 1972

Il nostro modo di calcolare e misurare il tempo è a un punto di svolta storico, con una decisione che cambierà per sempre il modo in cui sincronizziamo i nostri orologi con la rotazione del pianeta. Il Bureau Internazionale dei Pesi e delle Misure si appresta a votare l’eliminazione definitiva del cosiddetto secondo intercalare, una misura correttiva utilizzata fin dal 1972 per allineare il tempo standard universale, noto come UTC, al tempo astronomico UT1. Fino ad oggi questa piccola aggiunta è stata necessaria per compensare le minuscole variazioni nella rotazione terrestre, portando i nostri orologi a segnare l’insolito orario delle 23:59:60 in giornate come il 30 giugno o il 31 dicembre. Negli ultimi decenni l’aggiunta di questo singolo secondo ha creato preoccupazioni crescenti per la tenuta dei sistemi informatici globali, spingendo gli esperti a cercare soluzioni alternative molto più a lungo termine.

Il problema della rotazione terrestre e l’influenza della Luna

Per miliardi di anni la rotazione della Terra ha subito un progressivo e inesorabile rallentamento, un fenomeno causato in gran parte dall’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna. A causa di questo freno naturale, il tempo astronomico tendeva a rimanere costantemente indietro rispetto all’estrema precisione dei nostri orologi atomici. Per mantenere una sincronizzazione perfetta si è reso necessario aggiungere 27 secondi extra nel corso di circa 50 anni. Negli ultimi 10 anni si è tuttavia registrata una tendenza contraria e del tutto inaspettata, con il nostro pianeta che ha iniziato ad accelerare il proprio movimento di rotazione su se stesso, non richiedendo alcun aggiustamento temporale recente.

Il rischio del secondo negativo e la nuova soluzione

Se questa tendenza all’accelerazione dovesse mantenersi costante, per la 1ª volta nella storia si presenterebbe la necessità di sottrarre un secondo dal nostro calcolo del tempo anziché aggiungerlo. Gli scienziati stimano una probabilità del 30% che questo salto temporale negativo si renda necessario entro i prossimi 10 anni. Intervenire sottraendo tempo ai sistemi informatici globali è un’operazione estremamente più complessa e rischiosa rispetto a una semplice aggiunta, con il potenziale di causare gravi malfunzionamenti in reti sempre più interconnesse. Per scongiurare questo pericolo gli esperti hanno proposto di eliminare i piccoli intervalli e sostituirli con un balzo temporale di 1 intera ora, un approccio che azzererebbe i rischi di disallineamento per lunghissimi periodi.

Quando vivremo il salto temporale di 60 minuti

Il nuovo sistema, la cui implementazione è prevista a partire dal 20 maggio 2027, permetterà di tollerare una discrepanza tra il tempo atomico e quello astronomico fino a un massimo di 1 ora prima di richiedere un intervento di correzione manuale. Considerando che ci sono voluti 5 decenni per accumulare uno scarto di appena 27 secondi, il divario di oltre 3mila secondi necessario per far scattare l’ora intercalare richiederà molti secoli o persino interi millenni per concretizzarsi. Fino a quel momento la differenza tra le 2 misurazioni continuerà a essere strettamente monitorata e comunicata dai servizi internazionali, garantendo il corretto funzionamento di settori critici come l’astronomia e la navigazione celeste. Nel frattempo i recenti progressi tecnologici legati agli orologi atomici ottici stanno spingendo la comunità scientifica internazionale a valutare anche una ridefinizione assoluta e ancora più precisa del concetto stesso di secondo.