E se anche gli animali, le piante e i funghi potessero partecipare alle decisioni sul futuro del pianeta? È questa la domanda al centro del Parlamento della Biodiversità, il nuovo allestimento immersivo e partecipativo del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, visitabile dal 17 ottobre 2026 al 6 giugno 2027, con inaugurazione venerdì 16 ottobre alle 18.30. Lo spazio MUSE Agorà si trasforma in una vera e propria aula parlamentare, nella quale le diverse forme di vita diventano simbolicamente rappresentanti degli ecosistemi terrestri. Un esperimento culturale e scientifico che propone una diversa prospettiva sulle politiche ambientali e sulla necessità di proteggere la biodiversità. L’iniziativa si inserisce nel contesto della COP17 sulla Biodiversità, prevista a Yerevan, in Armenia, portando all’interno del museo i temi del dibattito internazionale sulla conservazione della natura.
Un Parlamento con 186 specie e 93 postazioni
Inaugurato nel 2023, lo spazio Agorà del MUSE è dedicato al confronto sulle trasformazioni ecologiche e sociali. Con il nuovo allestimento, i tradizionali confini politici vengono sostituiti dai biomi, le grandi regioni ecologiche che caratterizzano il pianeta. Il Parlamento comprende 93 postazioni e 186 specie, rappresentate attraverso tassidermie, sagome e illustrazioni. Le delegazioni sono distribuite in nove grandi biomi, dal mare aperto alle regioni polari, dalle foreste pluviali alle alte montagne. Accanto a queste trovano spazio tre rappresentanze trasversali: organismi migratori, specie estinte e Homo sapiens. Il pubblico può accomodarsi direttamente tra i banchi dell’assemblea, condividendo simbolicamente lo spazio con gli altri esseri viventi.
Dall’okapi al narvalo: le specie protagoniste dell’esposizione
Tra i protagonisti dell’allestimento figura un okapi, grande mammifero delle foreste tropicali dell’Africa centrale, esposto per la prima volta al MUSE grazie alla collaborazione con il Parco zoologico di Falconara. Presenti anche il narvalo e un imponente tricheco, che accoglie i visitatori nell’atrio del museo. Tra le specie più particolari compare il mostro di Gila, sauro americano velenoso il cui veleno ha avuto un’importante applicazione nello sviluppo di farmaci per il diabete. Il mondo vegetale è rappresentato anche dal cocco di mare, palma endemica delle Seychelles, caratterizzata da un seme che può raggiungere i 20 chilogrammi. Dalle collezioni del MUSE provengono inoltre la gru coronata, lo scarabeo golia orientale e la farfalla Urania ripheus. Spazio anche ai funghi, rappresentati attraverso riproduzioni di specie provenienti da tutto il mondo, e alle piante di ambienti estremi, come la millenaria Welwitschia mirabilis dei deserti, le mangrovie tropicali e il carice alpino. A rappresentare le specie scomparse è una riproduzione del tilacino, marsupiale il cui ultimo individuo conosciuto morì nel 1936. Nei prossimi mesi l’assemblea si arricchirà di ulteriori esemplari, tra cui una rara tassidermia di leopardo delle nevi.
Biodiversità e ambiente: le specie prendono la parola
Il Parlamento della Biodiversità non si limita all’esposizione di esemplari naturalistici. Attraverso un LED wall centrale e una mappa interattiva, animali, piante, funghi e microrganismi prendono simbolicamente la parola in prima persona, presentando mozioni, denunce e proposte. L’assemblea affronta le principali cause della perdita di biodiversità attraverso il lavoro di cinque commissioni tematiche, richiamando gli obiettivi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, il quadro internazionale di riferimento per la tutela della diversità biologica. L’obiettivo è collegare la conoscenza scientifica alla riflessione sulle responsabilità collettive e sulle possibili azioni per contrastare la crisi della biodiversità. Durante i mesi di apertura, il progetto sarà accompagnato da incontri, attività e iniziative pubbliche, pensati per approfondire i temi affrontati dalle delegazioni e mantenere aperto il confronto sulle politiche ambientali.
Il direttore Massimo Bernardi: “uno spazio di diplomazia per tutti i viventi”
A spiegare il significato dell’iniziativa è il direttore del MUSE, Massimo Bernardi, che sottolinea il valore della rappresentanza delle altre forme di vita nelle decisioni collettive. “A pochi giorni dall’avvio della COP17 sulla biodiversità, MUSE propone un programma culturale potente e necessario. Con il Parlamento della Biodiversità proponiamo di sperimentare un campo di rappresentanza allargato, riconoscendo a tutte le specie il diritto di entrare nella discussione sulle scelte che riguardano il mondo che condividiamo. Il Parlamento nasce dunque come uno spazio di diplomazia nel quale la ricerca scientifica ci aiuta a conoscere e interpretare le esigenze di tutti i viventi e il dialogo tra cittadinanza e istituzioni ci permette di tradurre questa conoscenza in responsabilità e azioni collettive. La diplomazia non elimina i conflitti né stabilisce che tutti gli interessi debbano prevalere allo stesso modo: cerca piuttosto di comprenderli e comporli, assumendo la responsabilità delle nostre interdipendenze. Ragionare sulle politiche per la biodiversità ci offre così la preziosa occasione di ripensare i sistemi di valori portandoci ad un orizzonte più che umano: una prospettiva interessante dalla quale riconsiderare anche tutto ciò che riguarda la nostra specie”.
Un’esperienza per osservare la Terra da prospettive diverse
Il progetto nasce anche dalla volontà di sviluppare una maggiore consapevolezza delle esigenze delle altre specie, superando una visione esclusivamente umana delle questioni ambientali. “Il Parlamento della Biodiversità ci dà l’opportunità di sederci e sentirci, almeno per una volta, al pari di tutti i viventi. Un esercizio non scontato per allenare l’empatia nei confronti di forme di vita anche molto lontane da noi, sia in termini geografici che evolutivi; cogliere le loro esigenze e vedere il pianeta Terra da angolazioni differenti in grado di illuminare percezioni e suggestioni raramente prese in considerazione”, afferma il team curatoriale MUSE, composto da Lucilla Galatà, Elisabetta Filosi, Laura Scillitani e Osvaldo Negra. “L’esercizio di empatia del parlamento ci permette di scoprire che le necessità che hanno le altre specie sono molto simili alle nostre: un posto in cui vivere, la possibilità di spostarsi liberamente, di avere un ambiente privo di sostanze inquinanti e un clima adatto alle proprie esigenze… Questo ci aiuta a capire quanto siamo accumunati alle altre forme di vita che coabitano il pianeta. Una riflessione che ci permette di comprendere che tutelare la biodiversità significa proteggere una comunità vivente di cui siamo parte integrante”. È proprio su questa relazione tra esseri umani e altre forme di vita che si sviluppa il percorso espositivo. Il Parlamento della Biodiversità diventa così uno spazio di confronto nel quale la ricerca scientifica incontra la partecipazione, trasformando la tutela degli ecosistemi in una riflessione sul futuro condiviso del pianeta.


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