Numeri, parole e simboli sono tra gli strumenti più potenti che l’umanità abbia inventato per comprendere, descrivere e tramandare la realtà. Da questa consapevolezza prende forma uno dei percorsi più affascinanti della XXIV edizione di BergamoScienza, il primo festival di divulgazione scientifica in Italia organizzato da Fondazione BergamoScienza, in programma dall’1 all’11 ottobre. Il filo conduttore dell’edizione 2026 è “Convergenze”, un tema che invita a superare i confini tradizionali tra discipline e a osservare come scienza, linguaggio, archeologia, matematica, economia e studi sociali possano incontrarsi per restituire una lettura più profonda della storia dell’umanità e dei fenomeni che caratterizzano il presente. Tra gli appuntamenti più significativi figurano due incontri dedicati a questioni apparentemente lontane ma unite da un elemento fondamentale: il ruolo delle parole, dei segni e dei sistemi simbolici nella costruzione della società. Da una parte l’analisi del linguaggio d’odio, della violenza verbale e delle responsabilità connesse all’uso delle parole nel dibattito pubblico; dall’altra un viaggio alle origini della scrittura, dei numeri, della matematica e dell’economia, per ricostruire il momento in cui l’umanità iniziò a fissare informazioni e relazioni attraverso simboli destinati a cambiare per sempre la storia.
BergamoScienza e il potere delle parole: Federico Faloppa e Vera Gheno analizzano il linguaggio d’odio
Il primo appuntamento è fissato per sabato 3 ottobre alle ore 11, quando BergamoScienza ospiterà la conferenza “Parole che feriscono”, dedicata al rapporto tra linguaggio e violenza. Al centro dell’incontro ci saranno alcune delle questioni più delicate del dibattito contemporaneo: quale rapporto esiste tra parole e violenza? Cosa accade quando il lessico della guerra entra stabilmente nella comunicazione politica, sociale e mediatica? In che modo certe espressioni possono rafforzare stereotipi, discriminazioni e contrapposizioni, fino a trasformare il linguaggio in uno strumento di esclusione? A confrontarsi su questi temi saranno i linguisti Federico Faloppa e Vera Gheno, che analizzeranno i meccanismi attraverso i quali nasce, si sviluppa e si diffonde il linguaggio d’odio, mostrando al tempo stesso come la lingua possa assumere una funzione opposta e diventare strumento di inclusione, responsabilità ed empatia. Il tema assume particolare rilevanza in un contesto nel quale le parole attraversano con una velocità senza precedenti social network, piattaforme digitali, mezzi di informazione e conversazioni pubbliche. Il linguaggio non rappresenta soltanto una forma attraverso cui raccontare la realtà, ma contribuisce anche a costruirla, a definire categorie sociali e a stabilire confini simbolici tra individui e gruppi.
Federico Faloppa, vent’anni di ricerca su discriminazione, minoranze e discorso razzista
Federico Faloppa è professore di Language and Discrimination presso il Dipartimento di Languages and Cultures dell’Università di Reading, dove dirige il MA in Migration and Intercultural Studies. Da vent’anni la sua attività di ricerca si concentra sulla costruzione della diversità nelle lingue europee, sulla rappresentazione mediatica delle minoranze e sulla produzione e circolazione del discorso razzista in Italia. Faloppa è inoltre consulente di Amnesty International Italia per l’hate speech e membro del Comitato di esperti per il contrasto all’incitamento all’odio del Consiglio d’Europa, incarichi che affiancano la dimensione accademica a quella dell’analisi e del contrasto concreto delle dinamiche discriminatorie. Tra le sue pubblicazioni figurano “Razzisti a parole”, pubblicato nel 2011, e “#Odio”, lavori che si inseriscono nel lungo percorso di ricerca dedicato alle modalità attraverso cui il linguaggio può contribuire alla costruzione e alla diffusione di rappresentazioni discriminatorie.
Vera Gheno, dalla Crusca alla ricerca su comunicazione digitale, genere e inclusione
Accanto a Faloppa interverrà Vera Gheno, sociolinguista e traduttrice dall’ungherese, che per 20 anni ha collaborato con l’Accademia della Crusca. Dopo 18 anni da contrattista in diversi atenei, dalla fine del 2021 è ricercatrice a tempo determinato all’Università di Firenze. Il suo lavoro si concentra prevalentemente sulla comunicazione digitale, sulle questioni di genere, sulla diversità, sull’equità e sull’inclusione. Tra le sue pubblicazioni figurano “Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole”, pubblicato nel 2021 da effequ, e “Grammamanti. Immaginare futuri con le parole”, pubblicato nel 2024 da Einaudi. Con “Nessunə è normale”, pubblicato nel 2025 da UTET, Gheno ha raggiunto la sua diciassettesima monografia. Conduce inoltre per Il Post il podcast “Amare Parole”, dedicato ai cambiamenti linguistici, all’uso consapevole della lingua e alle trasformazioni della comunicazione contemporanea. La conferenza di BergamoScienza offrirà quindi un confronto tra due studiosi che da prospettive complementari indagano il ruolo sociale della lingua, mostrando quanto le scelte linguistiche possano incidere sulla percezione delle persone e dei fenomeni e quanto sia importante interrogarsi sulle conseguenze delle parole utilizzate nello spazio pubblico.
A BergamoScienza un viaggio alle origini di scrittura, matematica ed economia
Il secondo appuntamento è in programma giovedì 8 ottobre alle ore 9, con l’incontro “Scripta manent: alle origini della scrittura”. Protagoniste saranno Lucia Mori, dell’Università La Sapienza di Roma, ed Erika Notti, dell’Università IULM di Milano, chiamate a ripercorrere le origini congiunte di scrittura, matematica ed economia. L’incontro racconterà come numeri e lettere siano nati insieme per dare ordine al mondo, ricostruendo uno dei passaggi decisivi nella storia della civiltà. La nascita della scrittura non viene infatti presentata soltanto come una svolta culturale legata alla possibilità di raccontare storie o tramandare conoscenze, ma anche come una risposta alla crescente complessità delle società antiche e alla necessità di amministrare beni, scambi, attività produttive e rapporti economici. A moderare l’appuntamento sarà l’archeologa della Sapienza Marcella Frangipane, una delle studiose italiane più autorevoli nel campo della preistoria e protostoria del Vicino e Medio Oriente.
Lucia Mori e gli studi sulle società urbane del Vicino Oriente antico
Lucia Mori è professoressa associata di Storia del Vicino Oriente antico presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma ed è membro del Collegio dei docenti del Dottorato di Filologia e Storia del Mondo Antico. Le sue principali linee di ricerca riguardano la geografia storica del Vicino Oriente antico, l’origine dei processi di urbanizzazione in Mesopotamia e nel Sahara libico e la genesi e lo sviluppo del pastoralismo nel Vicino Oriente, studiato in relazione alle società urbane. Dal 2012 coordina inoltre le ricerche relative alle fasi ittite e post-ittite del sito UNESCO di Arslantepe, in Turchia, nell’ambito della Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale. Il suo contributo all’incontro di BergamoScienza consentirà di collocare la nascita della scrittura all’interno dei processi economici, sociali e amministrativi che caratterizzarono le prime grandi società complesse del Vicino Oriente.
Erika Notti e lo studio delle antiche scritture del Mediterraneo
Erika Notti è professoressa associata presso la Facoltà di Arti e Turismo dell’Università IULM di Milano. Laureata e dottoressa di ricerca in Letterature comparate presso la stessa università, si è specializzata nello studio delle civiltà egee, con particolare attenzione all’epigrafia e alla linguistica delle scritture del Mediterraneo antico. La sua ricerca comprende in particolare la Lineare A, la Lineare B e le scritture cipriote, affrontate attraverso un approccio capace di unire dimensione antropologica, linguistica e storico-culturale. Notti è inoltre membro del comitato redazionale della rivista scientifica “Alessandria. Rivista di Glottologia” ed è co-responsabile del progetto PAITO, dedicato all’archivio epigrafico minoico di Festòs. La sua presenza consentirà di approfondire l’evoluzione dei sistemi di scrittura nel Mediterraneo antico, mettendo in relazione il segno scritto con i contesti culturali, economici e sociali nei quali venne utilizzato.
Marcella Frangipane, dagli scavi di Arslantepe alle origini dello Stato e della burocrazia
A moderare l’incontro sarà Marcella Frangipane, Professoressa Emerita di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente presso la Sapienza Università di Roma. La sua attività di ricerca archeologica sul campo si è concentrata prevalentemente in Turchia Orientale, dove è stata direttrice del progetto di scavi ad Arslantepe-Malatya dal 1990 al 2019. Il lungo lavoro scientifico condotto sul sito ha contribuito al percorso che ha portato Arslantepe all’iscrizione nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2021. In precedenza, Frangipane è stata vice-direttrice sul campo degli scavi della Sapienza nel sito tardo-predinastico di Maadi, in Egitto. Le sue ricerche si concentrano sulle origini delle prime società gerarchiche, sull’emergere delle disuguaglianze sociali e sulla nascita dello Stato, della burocrazia e delle economie centralizzate nel Vicino Oriente. È Foreign Member della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, riconoscimento che l’ha resa l’unica donna italiana in ambito umanistico ad averlo ricevuto, oltre a essere Foreign Fellow della British Academy di Londra, membro nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Corresponding member del DAI – Istituto Archeologico Germanico di Berlino e dell’Archaeological Institute of America. La Repubblica Italiana l’ha inoltre insignita delle onorificenze di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà.
BergamoScienza 2026, il tema “Convergenze” unisce scienze, linguaggio e storia
I due incontri rappresentano pienamente lo spirito della XXIV edizione di BergamoScienza, costruita attorno al tema “Convergenze”. L’obiettivo è mostrare come la comprensione della realtà richieda sempre più spesso l’incontro tra discipline differenti. Il linguaggio può essere studiato attraverso la sociolinguistica e le scienze sociali, ma anche attraverso la storia e l’analisi dei rapporti di potere. Allo stesso modo, la scrittura non può essere separata dalle trasformazioni economiche, dall’amministrazione delle prime comunità urbane, dalla matematica e dalla nascita delle strutture burocratiche. Parole, numeri e simboli diventano così il punto d’incontro tra il passato remoto e le questioni contemporanee. Da un lato consentono di interrogarsi sulle origini delle società organizzate e dei sistemi amministrativi; dall’altro permettono di comprendere come il linguaggio continui ancora oggi a influenzare relazioni sociali, identità, conflitti e processi di inclusione. Il festival propone quindi una lettura interdisciplinare nella quale discipline umanistiche e sociali dialogano con la ricerca scientifica, creando nuovi strumenti per interpretare sia le trasformazioni più antiche della storia umana sia i fenomeni culturali e comunicativi del presente.


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