Rifornire i trattori e gli altri mezzi agricoli direttamente nei campi, senza dover interrompere le lavorazioni per raggiungere un distributore, utilizzando biometano prodotto sul territorio. È questa una delle innovazioni al centro del confronto che si è svolto il 27 ottobre a Roma, presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sede nazionale di Coldiretti. Una soluzione che punta a ridurre i costi operativi delle aziende agricole, migliorare la produttività e rafforzare l’autonomia energetica di un settore particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi dei carburanti. La novità riguarda lo sviluppo di una stazione mobile di rifornimento a biometano, progettata per raggiungere autonomamente le aree in cui operano i mezzi agricoli o di cantiere. Un sistema che potrebbe superare uno dei principali ostacoli alla diffusione dei trattori alimentati a biometano: la difficoltà di trovare distributori facilmente raggiungibili e la conseguente perdita di tempo necessaria per effettuare il pieno. Accanto all’innovazione tecnologica si apre anche una prospettiva normativa. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti confermato di essere al lavoro su un nuovo decreto di incentivazione del biometano, destinato ad accompagnare il raggiungimento degli obiettivi nazionali al 2030. Per trasformare il rifornimento direttamente nei campi in un servizio concretamente utilizzabile dalle imprese saranno però necessarie regole chiare, procedure autorizzative rapide e requisiti di sicurezza adeguati.
Biometano e agricoltura, a Roma il confronto sull’autonomia energetica delle aziende
Questi temi sono stati approfonditi durante l’incontro “Biometano: innovazione, sostenibilità e sicurezza dei nuovi sistemi di rifornimento in campo”, promosso da Fondazione UniVerde, Coldiretti, CIB – Consorzio Italiano Biogas ed EBA – European Biogas Association. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle principali forze parlamentari, del mondo della ricerca e delle imprese, con l’obiettivo di individuare soluzioni capaci di rendere più accessibile la transizione energetica del comparto agricolo. L’evento è stato trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale e si è svolto con il patrocinio di CNR e CREA, con la partecipazione di ENEA e la media partnership di Rai Italia. Il confronto si è inserito in una fase caratterizzata da forti pressioni sui prezzi dei carburanti, che incidono sulla redditività delle aziende e rischiano di compromettere la regolarità delle lavorazioni agricole. Le proteste registrate nel Lazio e nel Sud Italia hanno evidenziato la vulnerabilità di un settore ancora largamente dipendente dal gasolio, soprattutto nei periodi in cui semine, raccolti e altre attività richiedono continuità operativa. Le difficoltà italiane si collocano inoltre nel più ampio quadro europeo delle mobilitazioni degli agricoltori, comprese quelle a Bruxelles, per la tutela del reddito e per condizioni economiche e normative compatibili con la prosecuzione delle attività. In questo scenario, la produzione agricola di biometano viene considerata una possibile risposta alla necessità di diversificare gli approvvigionamenti energetici e ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.
Come funziona il rifornimento mobile a biometano direttamente nei campi
Uno degli aspetti più innovativi dell’incontro ha riguardato la presentazione di una tecnologia sviluppata da Metano Toscana e Biogas Merse, partner dell’iniziativa, per consentire il rifornimento dei mezzi agricoli direttamente nelle aree di lavoro. Le caratteristiche della soluzione sono state approfondite attraverso gli interventi di Claudio Samarati, consulente Biogas Merse e Responsabile Permitting IGW, Antonio Scarazzini, Responsabile Relazioni Istituzionali Italia di CNH, e Romano Giglioli, consulente Metano Toscana e già professore ordinario presso l’Università di Pisa. Nel corso delle presentazioni sono stati illustrati casi di studio ed esperienze relative allo sviluppo di trattori alimentati a biometano, mettendo in evidenza le difficoltà che ancora limitano la diffusione di questa alimentazione nel settore agricolo. Nonostante la disponibilità di incentivi economici, i costruttori di mezzi a biometano registrano infatti una domanda scarsa o quasi nulla. Tra le cause principali figurano la difficoltà degli utilizzatori nel trovare punti di rifornimento e il tempo sottratto alle lavorazioni per raggiungerli. Da queste esigenze è nata l’idea di realizzare una stazione mobile capace di posizionarsi autonomamente nell’area di lavoro del mezzo agricolo o di cantiere, avvicinando il combustibile al luogo in cui viene effettivamente utilizzato. Il sistema punta a ridurre i tempi improduttivi legati agli spostamenti verso le stazioni fisse, massimizzare lo svuotamento dell’accumulo di bordo, garantire un’elevata sicurezza durante l’erogazione e ottimizzare la logistica dei rientri per la ricarica. Il rifornimento in campo viene quindi proposto come servizio integrativo rispetto alla rete di distribuzione esistente, con potenziali vantaggi anche per le aziende agricole vicine attraverso la condivisione di servizi. La sua diffusione richiede tuttavia percorsi autorizzativi rapidi e proporzionati, insieme a sistemi certificati e adeguate garanzie per la sicurezza degli operatori e la tutela ambientale.
Il Ministero dell’Ambiente annuncia un nuovo decreto per gli incentivi al biometano
Un passaggio particolarmente rilevante per le prospettive della filiera è arrivato da Alessandro Noce, Direttore Generale per i Mercati e le Infrastrutture Energetiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intervenuto nel confronto dedicato a Biometano e Agricoltura 5.0, dall’autoconsumo alle filiere di produzione e distribuzione, con particolare attenzione al quadro regolatorio, alle semplificazioni autorizzative e agli strumenti incentivanti. Noce ha dichiarato: “il biometano è uno dei pilastri delle politiche di decarbonizzazione nazionale che assume rilievo anche in ottica di sicurezza ed autonomia energetica del Paese. Dopo gli interventi del 2018 e del 2022, quest’ultimo collegato al PNRR, al MASE stiamo lavorando per un nuovo DM di incentivazione del biometano per traguardare gli ambiziosi obiettivi del PNIEC”. Il nuovo intervento si colloca dunque nel percorso già avviato attraverso i precedenti strumenti di incentivazione e punta a sostenere ulteriormente lo sviluppo della filiera nazionale del biometano. Sul ruolo degli incentivi è intervenuto anche Vinicio Mosé Vigilante, Amministratore Delegato del GSE: “il biometano coniuga transizione energetica, competitività e sviluppo dei territori. Valorizzare i sottoprodotti agricoli e i reflui zootecnici significa trasformare le risorse locali in energia rinnovabile, creando nuove opportunità per le imprese agricole e contribuendo alla sicurezza energetica del Paese. Il GSE, per conto del Governo, sostiene questo percorso attraverso la gestione degli incentivi e l’accompagnamento delle imprese nella realizzazione degli investimenti. L’obiettivo è tradurre il potenziale della filiera in benefici concreti per il sistema produttivo e le comunità locali”.
Biometano, gli obiettivi italiani al 2030 e il ruolo nella sicurezza energetica
Ad aprire i lavori è stato il keynote speech di Livio de Santoli, componente del Collegio ARERA e Vicepresidente permanente italiano di MEDREG, che ha richiamato il valore strategico del biometano nel processo di transizione energetica e nella competitività delle imprese agricole. De Santoli ha affermato: “il ruolo strategico del biometano riguarda la sua funzione come elemento della transizione energetica – ricordiamo i 3-5 miliardi di mc/anno prodotti al 2030- ma anche la sua integrazione a supporto della competitività delle aziende agricole. La transizione si misura in termini di decoupling tra gas e formazione dei prezzi dell’energia, oggi arrivati a valori stratosferici, sfiorando i 100 euro/MWh. Il biometano permette il disaccoppiamento e interpreta perfettamente il tema della autonomia e della sicurezza energetica. Inoltre prevede un impegno per l’innovazione e per la sostenibilità economica e sociale se considerate in termini di filiera di approvvigionamento. Tra le attività recenti dell’Autorità dell’Energia, è da sottolineare l’ottimizzazione delle connessioni in rete definendo meglio il ruolo del produttore e del gestore”. Il tema delle quantità producibili e degli obiettivi al 2030 è stato affrontato anche da Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, che ha sottolineato la necessità di trasformare le potenzialità energetiche dell’agricoltura in opportunità concrete per le imprese. Pecoraro Scanio ha dichiarato: “il biometano può rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia, ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e creare nuove opportunità di reddito per le imprese agricole. Il PNIEC punta a circa 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. L’agricoltura e l’allevamento possono dare un contributo decisivo valorizzando risorse e trasformando un’esigenza di gestione aziendale in un’opportunità energetica ed economica. Per tradurre questo potenziale in benefici concreti, occorre anche sbloccare la diffusione dei sistemi innovativi come quello presentato per il rifornimento in campo. Occorrono norme chiare, procedure autorizzative proporzionate e tempi certi, nel rispetto dei requisiti di sicurezza. Consentire ai mezzi agricoli di rifornirsi direttamente dove lavorano può ridurre gli spostamenti verso distributori lontani, i tempi di fermo e i consumi associati. Significa anche dedicare più tempo alle lavorazioni, contenere i costi e favorire una maggiore produttività e redditività agricola, con un uso più efficiente e sostenibile delle risorse”.
Coldiretti: “il biometano è un’opportunità, ma bisogna evitare le speculazioni sui terreni”
Tra le questioni affrontate durante l’incontro figura anche il rischio che lo sviluppo della filiera possa favorire investimenti speculativi, anziché rafforzare direttamente le aziende agricole. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha evidenziato la posizione dell’Italia nella produzione di biogas e biometano e la necessità di mantenere gli investimenti legati all’imprenditoria agricola. Prandini ha dichiarato: “il biogas e il biometano rappresentano una grandissima opportunità per le imprese agricole. Oggi l’Italia è il quarto produttore a livello globale e ha ancora ampi margini di crescita. È però fondamentale continuare a lavorare affinché gli impianti siano realizzati effettivamente dai nostri imprenditori agricoli, evitando il rischio di favorire l’ingresso di fondi speculativi, che innescherebbero una competizione per il controllo dei terreni. Occorre inoltre proseguire il lavoro a livello europeo per ottenere il riconoscimento del digestato. È una battaglia che portiamo avanti da dieci anni per convincere le istituzioni europee a promuovere l’utilizzo di fertilizzanti di origine organica in alternativa a quelli chimici. Nonostante i numerosi ostacoli burocratici, siamo forse oggi alle battute finali di questo percorso. Il riconoscimento del digestato consentirebbe infatti ai nostri imprenditori di ridurre i costi di gestione, sostituendo i concimi chimici con fertilizzanti di origine organica”. Il digestato, materiale residuo della produzione di biogas, rappresenta infatti un ulteriore elemento dell’economia circolare applicata all’agricoltura, grazie alla possibilità di valorizzarlo come fertilizzante di origine organica.
Il Consorzio Italiano Biogas: “energia rinnovabile dai sottoprodotti agricoli e dai reflui zootecnici”
Il collegamento tra produzione agricola, valorizzazione delle risorse locali e sicurezza energetica è stato approfondito da Piero Gattoni, Presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas e dell’EBA – European Biogas Association. Gattoni ha spiegato: “il biometano agricolo può contribuire a diversificare gli approvvigionamenti energetici delle imprese e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, la cui volatilità dei prezzi pesa sulle attività agricole. Valorizzando sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, l’agricoltura può produrre energia rinnovabile a partire dalle risorse del territorio, rafforzando il proprio ruolo nella transizione energetica e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Si tratta di un modello che integra produzione agricola ed energia, promuove l’economia circolare e consente di valorizzare risorse che già fanno parte delle attività aziendali. Così come l’impiego del biometano nei mezzi agricoli offre alle imprese nuove opportunità per contenere l’esposizione ai costi dei carburanti e accrescere la propria autonomia energetica, contribuendo alla continuità delle lavorazioni. Per sviluppare questo potenziale, è necessario un quadro normativo stabile, che favorisca gli investimenti e accompagni l’innovazione. Il biometano può così sostenere la competitività delle imprese agricole e contribuire, al tempo stesso, alla transizione e alla sicurezza energetica del Paese”. La valorizzazione di residui agricoli, reflui degli allevamenti e sottoprodotti agroalimentari permette di collegare la produzione di energia rinnovabile alle risorse disponibili sul territorio, creando opportunità economiche per le imprese agricole e zootecniche.
Biometano e politica, il confronto tra le principali forze parlamentari
La tavola rotonda “Biometano sostenibile per la transizione energetica e l’economia circolare. Dialogo tra esponenti delle principali forze parlamentari per soluzioni condivise” ha affrontato il rapporto tra decarbonizzazione, sviluppo degli impianti, sostenibilità ambientale e coinvolgimento delle comunità locali. Francesco Battistoni, Segretario dell’Ufficio di Presidenza e componente della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, ha dichiarato in una nota: “quando parliamo di decarbonizzazione, l’errore più comune è pensare che ci possa essere un’unica strada da seguire. Per rafforzare la cultura dell’economia circolare e la sicurezza energetica dell’Italia c’è bisogno di investire in un mix di vettori energetici green come il biometano. Quello che dobbiamo incentivare è la trasformazione del sottoprodotto della nostra agricoltura e dei nostri allevamenti in energia. Dove una volta vedevamo solo uno scarto oggi vediamo un’opportunità per creare e produrre valore aggiunto. Un valore non solo in termini economici ma ambientali. Il biometano incarna l’essenza dell’economia circolare applicata al territorio. Il ciclo produttivo non si limita a generare energia pulita a basso impatto di carbonio, ma restituisce al comparto agricolo un residuo organico stabilizzato che sostituisce i fertilizzanti chimici, rigenerando i suoli e riducendo l’inquinamento delle falde acquifere. Questo approccio permette di preservare la qualità del suolo, incrementare la sostanza organica nei terreni e chiudere perfettamente il ciclo della materia, in piena armonia con gli obiettivi dell’economia circolare europea”.
Per Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica, il biometano rappresenta anche uno strumento per avvicinare il settore agricolo agli obiettivi di riduzione dei costi e delle emissioni. De Carlo ha affermato: “abbattere i costi di produzione, andare incontro alle esigenze degli agricoltori, fare un favore all’ambiente riducendo l’utilizzo delle fonti fossili: questi i grandi obiettivi, centrali, quando si parla di agricoltura e politiche agricole. Risultati che possiamo ottenere anche grazie all’utilizzo del biometano. Dobbiamo lavorare molto sulla comunicazione: le ritrosie sul biometano si basavano sulla credenza che l’allevamento delle vacche fosse necessariamente un fattore inquinante, ma abbiamo ampiamente dimostrato la differenza tra le emissioni dei diversi gas; con questi presupposti però era impossibile prima avviare un ragionamento. Dobbiamo quindi raccontare, e raccontare bene: contro i facili slogan dobbiamo spiegare quello che facciamo, per rinsaldare la straordinaria alleanza tra chi produce e chi consuma; dobbiamo coinvolgere i giovani, perché l’agricoltura oggi è innovazione e non è ferma a 100 anni fa; dobbiamo valorizzare il coinvolgimento delle comunità, perché i territori opereranno sempre e solo per il proprio bene. In poche parole, dobbiamo far percepire ai cittadini l’agricoltore per ciò che è realmente: una persona attenta all’ambiente e non un grande inquinatore”.
PD e Movimento 5 Stelle chiedono controlli, pianificazione e coinvolgimento dei territori
La necessità di accompagnare gli investimenti nel biometano con una pianificazione attenta è stata sottolineata da Antonella Forattini, capogruppo PD-IDP nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Forattini ha dichiarato: “il biometano è un’opportunità concreta per i nostri agricoltori, soprattutto in una fase segnata da costi energetici sempre più difficili da sostenere. Investire nella produzione di energia rinnovabile significa rafforzare la competitività delle aziende agricole, valorizzare le risorse del territorio e contribuire alla transizione energetica. Questa opportunità deve però essere accompagnata da regole chiare e da una pianificazione rigorosa. Gli impianti non possono diventare oggetto di speculazioni né essere realizzati senza una valutazione attenta degli effetti sul territorio. Servono investimenti responsabili, sostenibili e coerenti con le esigenze delle comunità locali. È quindi indispensabile coinvolgere tutte le istituzioni, a partire dagli enti locali, che conoscono le caratteristiche dei territori e devono partecipare alle decisioni. Particolare attenzione va riservata alle infrastrutture viabilistiche: la loro adeguatezza è una condizione essenziale per garantire la sostenibilità degli impianti, ridurre l’impatto sulla mobilità e tutelare la qualità della vita dei cittadini. Il nostro obiettivo è chiaro: sostenere gli agricoltori, promuovere le energie rinnovabili e assicurare che i benefici degli investimenti ricadano sul territorio. Il biometano può rappresentare una risorsa strategica per lo sviluppo agricolo ed energetico, ma solo se la sua crescita sarà guidata da responsabilità, trasparenza, partecipazione e rispetto dell’ambiente. Investire nel biometano significa guardare al futuro: facciamolo con serietà, programmazione e nell’interesse delle comunità”.
Sulla tutela dei territori e sulla necessità di evitare speculazioni è intervenuto anche Alessandro Caramiello, capogruppo del Movimento 5 Stelle nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Caramiello ha affermato: “la transizione ecologica è una sfida decisiva per il nostro Paese, ma non può e non deve mai trasformarsi in una speculazione finanziaria a danno dei territori, della salute delle persone e dell’agricoltura. Occorre un quadro chiaro con distanze di sicurezza certe dai centri abitati e limiti massimi alla saturazione dei territori; il rispetto della democrazia energetica, rendendo vincolante il parere delle comunità locali e dei Sindaci nelle decisioni autorizzative; controlli rigorosi e, nel caso di grandi impianti, ripristino della V.I.A. per una transizione ecologica equa e trasparente”.
La ricerca del CREA: trattori a biometano, digestato e fertilizzanti organici
Il contributo della ricerca scientifica alla sostenibilità della filiera è stato approfondito da Alberto Cavazzini, Direttore Tecnico Scientifico del CREA, che ha illustrato le attività dedicate all’intero ciclo produttivo, dalla digestione anaerobica delle biomasse fino all’utilizzo agricolo dei residui. Cavazzini ha spiegato: “dalle biomasse al biometano, fino alla valorizzazione di ciò che resta dal processo produttivo: il CREA studia l’intera filiera con l’obiettivo di sviluppare un modello realmente circolare e sostenibile per l’agricoltura. Le attività riguardano la digestione anaerobica delle biomasse, la purificazione del biogas, il controllo della qualità del biometano e il suo utilizzo come carburante per le macchine agricole. In collaborazione con l’industria, il CREA ha sperimentato anche trattori e altre macchine alimentati a metano e biometano, verificandone prestazioni e possibilità di impiego nelle attività aziendali. Ma la sostenibilità della filiera passa anche dalla capacità di dare una seconda vita al digestato, il materiale che rimane dopo la produzione di biogas. Il CREA ne studia la valorizzazione in agricoltura, attraverso prove in campo e tecniche di distribuzione di precisione, valutandone l’efficienza nell’apporto di nutrienti e i possibili effetti sull’ambiente. L’obiettivo è chiudere davvero il ciclo: produrre energia rinnovabile dalle biomasse e trasformare ciò che resta dal processo in una risorsa per l’agricoltura, anziché in un residuo da gestire. Un approccio che può contribuire a ridurre il ricorso alle fonti fossili e ai fertilizzanti minerali e a rendere più sostenibile l’intera filiera”.
ENEA: “dal biometano prodotto in Italia nuove opportunità per le imprese agricole”
La possibilità di utilizzare risorse nazionali per ridurre la dipendenza energetica dalle importazioni è stata evidenziata anche da Simona De Iuliis, Responsabile della Sezione Supporto Tecnico Strategico del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA. De Iuliis ha dichiarato: “il biometano è prodotto valorizzando risorse nazionali, come residui agricoli, reflui zootecnici e sottoprodotti dell’industria agroalimentare, contribuendo al mix energetico rinnovabile per la riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e l’aumento della resilienza del sistema energetico. Al tempo stesso offre opportunità di crescita economica per le imprese agricole, attraverso lo sviluppo di filiere territoriali e l’integrazione tra produzione alimentare ed energetica”.
CNR: “la sostenibilità del biometano dipende anche dalle perdite di metano e dalla gestione degli impianti”
Un ulteriore aspetto del confronto ha riguardato le condizioni necessarie affinché la produzione di biometano garantisca benefici ambientali effettivi e verificabili. Valerio Paolini, Ricercatore Senior del CNR, ha richiamato l’attenzione sull’importanza di monitorare l’intera filiera, dalle materie prime utilizzate alla gestione del digestato, passando per l’efficienza degli impianti e il contenimento delle emissioni. Paolini ha dichiarato: “il biometano è una delle poche soluzioni in grado di promuovere allo stesso tempo l’agricoltura e la mitigazione del cambiamento climatico, ma la sua sostenibilità dipende dalla costruzione e dal monitoraggio dell’intera filiera. Infatti, il biometano ha un doppio beneficio ambientale, perché permette allo stesso tempo di sostituire i combustibili fossili e dievitare le emissioni di metano associate alla gestione e allo stoccaggio degli effluenti. Affinché questo doppio beneficio si realizzi pienamente, occorrono determinate condizioni: materie prime che non sottraggano risorse alla produzione di cibo, il contenimento delle perdite di metano lungo l’impianto e una buona gestione del digestato, a partire dalle emissioni di ammoniaca. Tutte queste criticità sono gestibili adottando buone pratiche già note nel settore, come la copertura degli stoccaggi, tecnologie di upgrading a basse perdite e controlli periodici. Il contributo della ricerca è rendere tutto questo misurabile, con bilanci del ciclo di vita basati su dati misurati e non solo su valori standard, monitoraggi e verifiche indipendenti”. La sostenibilità ambientale del biometano non dipende quindi soltanto dalla sostituzione dei combustibili fossili, ma anche dalla scelta delle biomasse, dalla prevenzione delle perdite lungo gli impianti e dalla corretta gestione dei materiali residui.
Rifornimento nei campi e autorizzazioni: la sfida per rendere il biometano accessibile alle aziende
Le due tavole rotonde, coordinate da Stefano Masini, Responsabile dell’Area Ambiente e Territorio di Coldiretti, hanno collegato le esigenze operative delle imprese agricole alle prospettive della ricerca e agli interventi richiesti alle istituzioni. Tra le questioni centrali figura la necessità di creare condizioni che consentano alle aziende di investire in tecnologie innovative senza essere ostacolate da procedure eccessivamente complesse, assicurando al tempo stesso la sicurezza delle operazioni e il rispetto dell’ambiente. Il caso dei sistemi mobili di rifornimento a biometano evidenzia il rapporto tra disponibilità della tecnologia, infrastrutture di distribuzione e normativa. La possibilità di alimentare i mezzi direttamente dove vengono utilizzati potrebbe favorire una maggiore diffusione dei trattori a biometano, rendendo più conveniente il loro impiego nelle lavorazioni quotidiane. La prospettiva delineata durante l’incontro è quella di un’agricoltura capace di integrare produzione alimentare, energia rinnovabile e servizi alle imprese, valorizzando le risorse disponibili localmente e contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti nazionali. Perché queste opportunità possano tradursi in investimenti e benefici concreti, rimangono centrali la stabilità del quadro normativo, la rapidità delle autorizzazioni, la disponibilità degli incentivi e la verifica delle prestazioni ambientali. È su questi aspetti che si concentra il percorso per rendere il biometano agricolo una soluzione economicamente sostenibile e concretamente utilizzabile dalle aziende italiane.
