Biometano, novità per l’agricoltura italiana: nuove opportunità per le imprese e la produzione di energia

Via libera del Senato a nuove disposizioni per la produzione di biometano da sottoprodotti agricoli

Nuove possibilità per le imprese agricole italiane che producono biometano, grazie a una modifica normativa che consente di utilizzare una gamma più ampia di sottoprodotti derivanti dalle lavorazioni agricole. L’Aula del Senato ha approvato il decreto-legge n. 157/2026, contenente disposizioni in materia di prezzi dei carburanti e attività energetiche strategiche, dando il via libera anche a un emendamento a prima firma del senatore Maria Nocco, esponente di Fratelli d’Italia. La disposizione interviene su uno degli aspetti che condizionavano l’impiego di determinate materie prime negli impianti, ampliando le tipologie di residui utilizzabili e introducendo un coordinamento tra le norme che disciplinano la produzione di energia e quelle relative all’impiego del digestato in agricoltura. Si tratta di un intervento che riguarda direttamente la filiera delle energie rinnovabili di origine agricola e che punta a favorire un utilizzo più completo delle risorse già disponibili, con possibili benefici per l’organizzazione delle attività produttive e per la valorizzazione dei materiali derivanti dalle trasformazioni agricole.

La principale novità consiste nell’inclusione dei residui provenienti dalla trasformazione di prodotti agricoli destinati a produzioni non alimentari, come biocombustibili, biomolecole e biomateriali. Questi materiali potranno quindi rientrare tra quelli impiegabili nella produzione di biometano, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa. L’ampliamento interessa una componente della filiera agricola che comprende attività di trasformazione finalizzate alla realizzazione di prodotti diversi da quelli destinati all’alimentazione. La possibilità di recuperare e utilizzare i residui di tali processi permette di collegare ulteriormente le lavorazioni agricole alla produzione energetica, evitando che risorse potenzialmente utilizzabili restino escluse a causa di limitazioni normative non coordinate.

Superato il disallineamento tra produzione energetica e utilizzo del digestato

Al centro dell’intervento legislativo c’è il superamento di una criticità che riguardava il rapporto tra la disciplina sulla produzione di energia da biomasse e quella relativa all’utilizzazione agronomica del digestato. Quest’ultimo è il materiale che rimane al termine del processo di digestione anaerobica attraverso il quale si produce biogas, successivamente utilizzabile per ottenere biometano. Il digestato, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge, può essere impiegato nella fertilizzazione dei terreni agricoli, contribuendo a reinserire nel ciclo produttivo una parte delle sostanze derivanti dalla trasformazione delle matrici organiche. Prima della modifica approvata dal Senato, alcuni sottoprodotti risultavano già ammessi dalla normativa energetica, ma il loro utilizzo incontrava limitazioni derivanti dalle disposizioni che regolano il digestato. Si determinava così una situazione nella quale materiali utilizzabili sotto il profilo della produzione energetica non trovavano un pieno coordinamento con le regole relative alla successiva destinazione agronomica dei residui del processo. L’emendamento Nocco interviene proprio su questa differenza, armonizzando i due ambiti normativi e consentendo agli operatori di valorizzare una maggiore varietà di sottoprodotti. La misura mira anche a favorire un migliore sfruttamento della capacità produttiva degli impianti di biometano, attraverso l’impiego di materie prime già disponibili nell’ambito delle attività agricole e delle relative trasformazioni.

Maria Nocco: “una risposta concreta alle esigenze delle imprese agricole”

Il senatore Maria Nocco ha sottolineato il lavoro svolto per arrivare all’approvazione della modifica, evidenziando il confronto con il CIB, Consorzio Italiano Biogas, e l’importanza dell’intervento per il settore agricolo e per lo sviluppo della produzione nazionale di energia rinnovabile. “Abbiamo raggiunto un risultato importante per il settore agricolo e per lo sviluppo del biometano italiano, frutto di un lavoro di confronto e collaborazione portato avanti insieme al CIB – Consorzio Italiano Biogas –. Con questo emendamento superiamo una criticità normativa che limitava la possibilità di trasformare in energia risorse già disponibili. È una risposta concreta alle esigenze delle imprese agricole e degli operatori del settore, che potranno contare su maggiori opportunità di valorizzazione dei sottoprodotti delle lavorazioni, nel pieno rispetto delle garanzie ambientali. Un intervento che rafforza il contributo dell’agricoltura alla sicurezza energetica del Paese”. Le dichiarazioni della parlamentare pongono l’attenzione sul collegamento tra attività agricole, recupero dei sottoprodotti e produzione energetica. L’ampliamento delle matrici utilizzabili rappresenta infatti una possibilità aggiuntiva per le aziende che operano nella filiera del biometano, soprattutto nell’ambito di processi produttivi che generano residui agricoli non destinati all’alimentazione. L’armonizzazione delle disposizioni permette di affrontare il problema della compatibilità tra utilizzo energetico delle materie prime e successiva gestione del digestato, mantenendo le condizioni previste per la tutela ambientale e per l’impiego agronomico del materiale risultante dal processo.

Biometano e tutela ambientale: i requisiti previsti per i nuovi sottoprodotti

L’estensione delle tipologie di residui utilizzabili non comporta un’eliminazione dei controlli sulle materie prime destinate agli impianti. La modifica approvata introduce infatti requisiti qualitativi e ambientali specifici, necessari affinché i materiali possano essere impiegati nella produzione di biometano. I residui derivanti dalle trasformazioni agricole non alimentari dovranno presentare caratteristiche qualitative equivalenti a quelle dei sottoprodotti agroalimentari e rispettare le condizioni previste per poter essere qualificati giuridicamente come sottoprodotti. Un ulteriore elemento riguarda la composizione dei materiali e i processi dai quali provengono. Le matrici ammesse non dovranno contenere sostanze chimiche pericolose, né derivare da lavorazioni che ne comportino il rilascio. La previsione serve a mantenere il collegamento tra ampliamento delle opportunità produttive e garanzie ambientali, evitando che l’estensione delle materie prime impiegabili comprometta i requisiti richiesti dalla disciplina. La normativa prevede inoltre una specifica documentazione a carico del produttore, mentre il digestato ottenuto dovrà continuare a rispettare i limiti stabiliti dalle disposizioni applicabili. Il punto centrale è quindi la possibilità di allargare l’utilizzo delle risorse agricole senza modificare le condizioni di sicurezza richieste per il loro impiego. La produzione di biometano e la successiva utilizzazione agronomica del digestato rimangono due fasi collegate, entrambe soggette a regole specifiche. L’intervento approvato dal Senato punta a renderle maggiormente coerenti, consentendo l’accesso a nuove tipologie di sottoprodotti soltanto quando siano rispettati i requisiti qualitativi, documentali e ambientali previsti.

Biometano in Italia, 549 progetti ammessi agli incentivi e investimenti sostenuti dal PNRR

La modifica normativa si inserisce in una fase di sviluppo della filiera italiana del biometano, sostenuta dagli incentivi introdotti con il decreto ministeriale del 2022 e dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il settore è interessato da un percorso di investimenti che comprende sia la realizzazione di nuovi impianti sia la riconversione di strutture già esistenti e precedentemente dedicate alla produzione di biogas. In questo contesto, la disponibilità delle materie prime utilizzabili costituisce uno degli elementi che incidono sulle possibilità operative degli impianti e sulla valorizzazione delle risorse agricole. Secondo i dati riportati nelle cinque graduatorie del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), risultano ammessi complessivamente 549 progetti, comprendenti nuove realizzazioni e interventi di riconversione. Il dato evidenzia la dimensione del percorso di sviluppo avviato nel settore, nel quale gli incentivi e le risorse pubbliche accompagnano gli investimenti destinati ad ampliare la capacità nazionale di produzione di biometano. L’intervento sulle matrici ammesse assume rilievo proprio in relazione a questa evoluzione, perché riguarda la possibilità di alimentare gli impianti attraverso una maggiore varietà di sottoprodotti delle lavorazioni agricole. La prospettiva nazionale è quella delineata dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che individua un traguardo di 5,7 miliardi di metri cubi di biometano prodotti annualmente entro il 2030. Si tratta di un obiettivo che accompagna il percorso di crescita della filiera energetica nazionale e che attribuisce un ruolo alla valorizzazione delle risorse agricole. L’ampliamento delle materie prime utilizzabili si colloca dunque all’interno di un quadro più generale di sviluppo produttivo, investimenti e incremento del contributo del biometano al sistema energetico italiano.

Economia circolare e agricoltura: nuove possibilità per valorizzare i residui delle lavorazioni

L’intervento approvato dal Senato riguarda anche il rapporto tra economia circolare e attività agricole, attraverso un modello nel quale i residui delle trasformazioni possono essere destinati a nuovi utilizzi produttivi. La possibilità di impiegare sottoprodotti provenienti da lavorazioni non alimentari amplia le opportunità di recupero delle risorse, collegando attività agricole, processi industriali di trasformazione e impianti destinati alla produzione di energia rinnovabile. In questo sistema, il biometano rappresenta uno dei possibili risultati della valorizzazione delle matrici organiche, mentre il digestato può trovare impiego in agricoltura alle condizioni previste dalla normativa. Per le aziende agricole e zootecniche, la disponibilità di un quadro normativo più omogeneo può favorire una migliore integrazione tra le attività produttive tradizionali e quelle energetiche. L’utilizzo di sottoprodotti già generati dalle lavorazioni può contribuire a rendere più efficiente l’impiego delle risorse disponibili, senza modificare le prescrizioni che regolano la qualità dei materiali e la gestione del digestato. La misura interessa quindi non soltanto la produzione di biometano in senso stretto, ma anche l’organizzazione di una filiera nella quale il recupero dei residui agricoli si collega alla produzione di energia e al successivo utilizzo agronomico dei materiali risultanti.

Su questo aspetto si concentra anche la valutazione conclusiva del senatore Maria Nocco, che collega la modifica normativa alle prospettive di modernizzazione del settore primario e alla possibilità di rafforzare gli investimenti nelle energie rinnovabili. “Il biometano rappresenta una grande opportunità per modernizzare le nostre aziende agricole e zootecniche, ridurre gli sprechi e creare valore attraverso l’economia circolare. Valorizzare ciò che oggi rischia di rimanere inutilizzato significa rendere le imprese più efficienti, favorire nuovi investimenti e rafforzare una filiera strategica. Con questo provvedimento compiamo un ulteriore passo verso un’agricoltura capace di coniugare competitività, sostenibilità ambientale e produzione di energia rinnovabile”. L’approvazione dell’emendamento introduce così un ampliamento delle possibilità di impiego dei sottoprodotti agricoli nella produzione di biometano, intervenendo su un problema di coordinamento tra discipline differenti. La novità si inserisce nel percorso di crescita di un settore sostenuto da incentivi e investimenti, nel quale la valorizzazione delle risorse già disponibili e il rispetto delle prescrizioni ambientali costituiscono elementi strettamente collegati allo sviluppo della capacità produttiva nazionale.