Bresaola della Valtellina IGP con carne 100% italiana: accordo per 100mila bovini l’anno

Coldiretti, Filiera Agricola Italiana e Consorzio di Tutela firmano un'intesa per valorizzare gli allevamenti nazionali e ridurre la dipendenza dalle importazioni con un progetto che punta a 25mila tonnellate di carne bovina all'anno

Una Bresaola della Valtellina IGP prodotta con carne bovina italiana, proveniente da animali allevati e macellati sul territorio nazionale. È questo l’obiettivo dell’accordo firmato a Roma, durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, da Coldiretti, Filiera Agricola Italiana Spa e Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina IGP. Un progetto che punta a valorizzare gli allevamenti italiani, rafforzare la trasparenza sull’origine delle materie prime e ridurre la dipendenza dalle importazioni di carne bovina. L’intesa avvia un percorso per costruire una filiera nazionale dedicata alla produzione della specialità valtellinese, attraverso il coinvolgimento diretto delle aziende zootecniche italiane e delle imprese di trasformazione. L’obiettivo è creare un sistema produttivo organizzato, capace di collegare gli allevamenti alla lavorazione della carne, garantendo la tracciabilità della materia prima e nuove opportunità economiche per gli operatori agricoli.

Fino a 100mila bovini all’anno e 5mila tonnellate di carne per la bresaola

Il progetto prevede uno scenario di sviluppo significativo per la filiera bovina nazionale. Nell’arco di 3-5 anni, secondo una prospettiva programmatica ancora da verificare, potrebbe essere raggiunto il coinvolgimento di 100mila bovini all’anno, con una produzione potenziale di circa 5mila tonnellate di tagli destinati alla Bresaola della Valtellina IGP. La disponibilità complessiva prevista arriverebbe a 25mila tonnellate di carni disossate all’anno. Il progetto non si limiterebbe infatti alla selezione dei tagli necessari per la produzione della bresaola, ma punterebbe alla valorizzazione dell’intera carcassa bovina, attraverso il coinvolgimento di altri utilizzatori, tra cui le imprese della distribuzione e della ristorazione. Questo modello consentirebbe di inserire la produzione della bresaola in un sistema più ampio di commercializzazione delle carni italiane, creando collegamenti tra diversi comparti del mercato alimentare. I numeri individuati rappresentano, al momento, obiettivi potenziali da verificare nell’ambito del percorso avviato dai firmatari.

Carne bovina italiana e importazioni dal Brasile: perché nasce il progetto

L’accordo assume particolare importanza in una fase caratterizzata dalle criticità legate alle importazioni di carne bovina e alla mancanza di reciprocità delle regole commerciali tra i diversi mercati. La necessità di rafforzare la produzione nazionale è tornata al centro del confronto anche alla luce delle questioni emerse nei rapporti commerciali internazionali. In particolare, il blocco delle importazioni di carne dal Brasile nell’ambito del Mercosur, legato alle carenze riscontrate sul fronte della reciprocità, ha evidenziato l’esigenza di costruire filiere più solide e meno dipendenti dagli approvvigionamenti esteri. L’obiettivo dell’intesa è quindi rafforzare la capacità della zootecnia italiana di rispondere alla domanda dell’industria alimentare, garantendo approvvigionamenti affidabili e standard coerenti con quelli richiesti ai produttori italiani ed europei. La produzione di bresaola con carne proveniente da bovini allevati e macellati in Italia si inserisce in questa strategia di valorizzazione delle filiere nazionali.

Tracciabilità della carne e tutela degli allevatori: il ruolo dei tre firmatari

Il protocollo definisce compiti specifici per ciascuno dei soggetti coinvolti. Coldiretti promuoverà la partecipazione delle imprese agricole e l’aggregazione dell’offerta, favorendo il coinvolgimento degli allevatori interessati al progetto. Filiera Agricola Italiana Spa coordinerà invece gli aspetti organizzativi, economici e di tracciabilità, contribuendo alla costruzione del sistema necessario per collegare le diverse fasi produttive. Il Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina IGP favorirà il confronto con le imprese interessate, nel rispetto delle disposizioni previste dal disciplinare IGP. Uno degli elementi centrali dell’iniziativa sarà la possibilità di garantire una ricostruzione trasparente dell’origine della carne, attraverso strumenti di tracciabilità capaci di documentare il percorso della materia prima lungo l’intera filiera. La valorizzazione dei dati produttivi rientra tra gli obiettivi del progetto, anche per rendere verificabili le diverse fasi del processo.

Un Accordo nazionale di filiera per definire prezzi, contratti e produzione

La firma del protocollo rappresenta il primo passaggio verso un futuro Accordo nazionale di filiera, che dovrà definire gli elementi economici e produttivi necessari per la realizzazione del progetto. Tra gli aspetti da disciplinare figurano i volumi di produzione, i requisiti qualitativi della carne, la programmazione degli allevamenti e i rapporti contrattuali tra gli operatori. Un ruolo importante sarà riservato anche alla definizione dei criteri di formazione dei prezzi, con l’obiettivo di garantire una remunerazione equa ai soggetti coinvolti. La prospettiva è quella di creare rapporti più strutturati tra la produzione agricola e l’industria alimentare, attraverso contratti che consentano di programmare le attività e valorizzare economicamente il lavoro degli allevatori. La sostenibilità della filiera dipenderà anche dalla capacità di collegare le esigenze produttive delle imprese di trasformazione alle condizioni economiche delle aziende zootecniche.

Prandini: “i contratti di filiera sono un’opportunità concreta per gli allevatori”

A sottolineare il valore dell’intesa è stato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra il mondo agricolo e l’industria per garantire prospettive di redditività agli allevamenti italiani. “È un accordo strategico e una grande risposta rispetto a quello che è il lavoro che fanno i nostri allevatori, dimostrando che i contratti di filiera non sono uno slogan, ma un’opportunità concreta per dare una giusta redditualità al lavoro dei nostri imprenditori, al fianco di un’industria lungimirante, che ci vuole scommettere insieme a noi – ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -. Questi prodotti non saranno destinati soltanto al mercato nazionale, ma vogliamo che siano sempre più presenti anche sui mercati internazionali. Per farlo, puntiamo a garantire la tracciabilità dell’intera filiera, valorizzando anche l’utilizzo dei dati per raccontare con trasparenza ogni fase del processo produttivo”.

Bresaola della Valtellina IGP, l’obiettivo di rafforzare la presenza sui mercati internazionali

Il progetto guarda anche alle opportunità commerciali sui mercati esteri. Come evidenziato dal presidente Prandini, l’intenzione è valorizzare i prodotti della filiera non soltanto sul mercato nazionale, ma anche attraverso una presenza sempre maggiore a livello internazionale. In questa prospettiva, la tracciabilità dell’intera filiera produttiva e l’utilizzo dei dati assumono un ruolo centrale per documentare con trasparenza le diverse fasi del processo, dall’origine della materia prima alla trasformazione. L’accordo mette così in relazione la valorizzazione degli allevamenti italiani, la collaborazione con l’industria e lo sviluppo commerciale della Bresaola della Valtellina IGP, attraverso un percorso che dovrà essere definito nei suoi aspetti produttivi, contrattuali ed economici.