L’aumento dei prezzi dei carburanti pesa sull’intero Paese, ma nelle aree montane rischia di trasformarsi in un aggravio ancora più pesante per famiglie, lavoratori e imprese. È l’allarme lanciato da Uncem, che chiede a Governo e Parlamento un intervento urgente capace di tenere conto delle profonde differenze territoriali italiane e propone l’introduzione di strumenti fiscali e compensativi specifici per chi vive e lavora nei territori alpini e appenninici. Al centro della proposta ci sono possibili riduzioni delle accise, meccanismi di compensazione, crediti e sostegni destinati a lavoratori e imprese e interventi mirati per le zone maggiormente distanti dai servizi. L’obiettivo indicato da Uncem è arrivare a una vera e propria fiscalità territoriale, costruita sulla base delle distanze, dell’accessibilità e della presenza o meno di alternative di trasporto pubblico.
Carburanti più cari, perché in montagna l’impatto è maggiore
Secondo Uncem, valutare l’effetto dell’aumento di benzina e gasolio prendendo in considerazione esclusivamente il prezzo medio nazionale non permette di fotografare correttamente la situazione delle zone montane. Nei territori alpini e appenninici, infatti, le distanze da percorrere sono spesso superiori rispetto ai centri urbani, mentre organizzare un sistema capillare di trasporto pubblico risulta più complesso. Ospedali, scuole, stazioni ferroviarie, luoghi di lavoro, supermercati e uffici pubblici possono trovarsi a molti chilometri di distanza dai piccoli Comuni. In questo contesto, l’automobile non rappresenta semplicemente una scelta individuale ma continua a essere, in moltissime realtà, uno strumento indispensabile per la vita quotidiana.
“L’aumento dei prezzi dei carburanti colpisce tutto il Paese, ma non tutti allo stesso modo. Nelle aree montane alpine e appenniniche il costo crescente di benzina e gasolio determina un aggravio particolarmente pesante per famiglie, lavoratori e imprese. Perché in montagna le distanze sono maggiori, il trasporto pubblico è più difficile da organizzare, i servizi sono più lontani e l’automobile continua a essere, in moltissimi Comuni, una necessità quotidiana”. È da questa differenza strutturale che nasce la richiesta di Uncem di elaborare politiche nazionali in grado di distinguere tra territori caratterizzati da livelli molto diversi di accessibilità ai servizi.
Bussone: “la montagna paga una doppia penalizzazione”
Il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone, pone l’accento proprio sul rapporto tra costo dei carburanti e chilometri che gli abitanti dei territori montani sono costretti a percorrere ogni giorno. “Non basta intervenire sul prezzo medio nazionale. Occorre chiedersi dove quel carburante viene utilizzato, quanti chilometri deve percorrere una famiglia per raggiungere un ospedale, una scuola, una stazione ferroviaria, un luogo di lavoro, un supermercato o un servizio pubblico – sottolinea il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone – la montagna paga infatti una doppia penalizzazione: prezzi elevati e maggiore necessità di spostamento. Dove le alternative all’automobile sono limitate o inesistenti, ogni aumento alla pompa diventa immediatamente un aumento del costo della vita e del costo del lavoro”.
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il valore riportato sui distributori. Il peso economico effettivo dei carburanti dipende anche dalla quantità di spostamenti necessari e dalle possibilità concrete di utilizzare mezzi alternativi all’automobile privata. Per chi vive in una zona ben collegata attraverso autobus, metropolitane o ferrovie, l’aumento del carburante può essere almeno parzialmente assorbito modificando le proprie abitudini di mobilità. Nei piccoli centri montani, invece, questa possibilità può essere fortemente limitata o del tutto assente.
Riduzione delle accise e compensazioni, la proposta di Uncem
Da qui nasce la richiesta di misure fiscali specifiche. Uncem ritiene necessario costruire un sistema che riconosca lo svantaggio permanente legato alla distanza dai servizi e alla ridotta accessibilità di numerosi territori. Non viene indicata una singola soluzione, ma una serie di strumenti da inserire nell’agenda nazionale, dalla possibile riduzione delle accise a meccanismi di compensazione economica, fino a crediti e sostegni destinati a chi lavora o svolge attività imprenditoriale nelle zone montane. “Per questo – prosegue – Uncem ritiene necessario introdurre strumenti fiscali e compensativi specifici per chi vive e lavora nei territori montani, costruiti secondo criteri territoriali chiari e verificabili. Riduzioni delle accise o meccanismi di compensazione, crediti e sostegni per lavoratori e imprese, interventi specifici nelle aree più distanti dai servizi devono entrare nell’agenda delle politiche nazionali. È lo stesso principio che deve guidare le politiche sui servizi sanitari, sulla scuola, sulla mobilità, sulle infrastrutture digitali e sull’energia”. La questione viene quindi allargata oltre il semplice costo di benzina e gasolio. Secondo Uncem, il principio della differenziazione territoriale dovrebbe interessare più in generale le politiche pubbliche che incidono sulla qualità della vita e sulla possibilità di vivere e lavorare nelle aree più distanti dai grandi centri.
Una fiscalità territoriale legata alla distanza dai servizi
La proposta avanzata dall’organizzazione punta alla costruzione di parametri oggettivi attraverso i quali individuare le aree nelle quali la mobilità privata costituisce un costo strutturalmente maggiore. Uncem chiede che il lavoro coinvolga Governo, Regioni ed enti locali, con la definizione di un meccanismo capace di misurare concretamente la distanza dai principali servizi, la disponibilità di trasporto pubblico e le condizioni generali di accessibilità. “Serve dunque una politica nazionale capace di riconoscere le geografie”, aggiunge Bussone evidenziando che “Uncem propone che Governo, Regioni ed enti locali lavorino rapidamente a un meccanismo territoriale che misuri distanze dai servizi, disponibilità del trasporto pubblico e condizioni di accessibilità, individuando le aree nelle quali il costo della mobilità privata rappresenta un oggettivo svantaggio strutturale. Per Uncem è questo il momento di costruire una vera fiscalità territoriale, capace di riconoscere gli svantaggi permanenti derivanti dalla distanza e dalla minore accessibilità”, conclude Bussone.
Il costo dell’auto diventa parte del costo della vita nei piccoli Comuni
Il principio sostenuto da Uncem parte quindi dalla considerazione che vivere in un territorio montano comporti condizioni di mobilità profondamente differenti rispetto a quelle delle grandi città e delle aree maggiormente servite. Quando la distanza da un ospedale, da una scuola, da una stazione o dal luogo di lavoro impone ogni giorno spostamenti in automobile, il costo del carburante diventa una componente inevitabile delle spese familiari. Lo stesso problema interessa le imprese, per le quali maggiori distanze significano un incremento dei costi legati agli spostamenti e alla mobilità. È questo elemento strutturale che Uncem chiede venga riconosciuto nelle politiche nazionali, attraverso criteri verificabili che permettano di distinguere le aree nelle quali l’automobile rappresenta una scelta da quelle in cui costituisce una reale necessità.
Carburanti e montagna, la richiesta al Governo e al Parlamento
La richiesta rivolta alle istituzioni è dunque quella di superare una lettura uniforme dell’aumento dei carburanti e introdurre un modello che tenga conto delle diverse condizioni territoriali. Per Uncem, una politica costruita soltanto sui valori medi nazionali rischia infatti di non cogliere il maggiore impatto economico subito da chi abita o lavora nelle aree caratterizzate da minore accessibilità. La proposta di una fiscalità territoriale per la montagna punta proprio a collegare eventuali agevolazioni e compensazioni a elementi concreti quali la distanza dai servizi, la presenza del trasporto pubblico e le difficoltà oggettive negli spostamenti. Una prospettiva che, nelle intenzioni dell’Unione nazionale dei Comuni montani, dovrebbe riguardare non soltanto benzina e gasolio, ma diventare un criterio più generale per le politiche relative a sanità, scuola, mobilità, infrastrutture digitali ed energia, riconoscendo gli svantaggi permanenti che derivano dalla distanza e dalla minore accessibilità dei territori montani.
