“Potresti spiegarci la differenza tra un’ondata di freddo e una di gelo?” La domanda di un nostro lettore arriva mentre si avvicina una nuova irruzione artica, una fase che potrebbe riportare temperature più basse e condizioni pienamente invernali su diverse zone d’Italia. I termini freddo, gelo e gelata vengono spesso usati come se indicassero la stessa cosa, ma descrivono aspetti diversi: i primi due riguardano soprattutto l’intensità e l’estensione di una fase meteorologica, mentre il terzo indica un fenomeno concreto che si manifesta sulle superfici o nei pressi del suolo.
Un’ondata di freddo è un periodo durante il quale le temperature scendono in modo marcato rispetto ai valori abituali per una determinata zona e una determinata stagione, interessando un’area abbastanza estesa e durando più di una semplice notte. Per stabilire quanto un episodio sia eccezionale non basta guardare il termometro: conta anche il confronto con il clima locale, perché una temperatura di pochi gradi sotto zero può essere normale in una conca appenninica nel cuore dell’inverno, ma risultare molto insolita in una località costiera o in un periodo dell’anno diverso. Le linee guida dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale descrivono l’ondata di freddo come una fase di freddo marcato e anomalo, con un calo significativo delle temperature vicino al suolo, che persiste per almeno due giorni e interessa un’area ampia; le soglie, però, devono essere valutate in rapporto alla climatologia del luogo.
L’espressione ondata di gelo viene utilizzata soprattutto nel linguaggio comune e giornalistico per raccontare una fase fredda particolarmente intensa, durante la quale il gelo può diventare diffuso e le temperature scendere sotto lo zero anche per più giorni, con effetti su strade, coltivazioni e attività quotidiane. Non esiste tuttavia una soglia unica valida ovunque che separi in modo rigido un’ondata di freddo da un’ondata di gelo: in genere si parla di gelo quando il calo termico è tale da portare molte località, soprattutto durante la notte, sotto 0 °C, ma la definizione dipende dalla distribuzione dei valori, dalla durata dell’episodio e dalle condizioni del territorio.
Una gelata, invece, è il congelamento dell’acqua presente sulle superfici o molto vicino al terreno, con la formazione di brina o di uno strato di ghiaccio. Può verificarsi quando l’erba, il suolo, un’automobile o altre superfici scendono sotto lo zero anche se la temperatura dell’aria misurata a circa due metri d’altezza rimane leggermente positiva. Questo accade soprattutto nelle notti serene e con vento debole, quando il terreno disperde calore e raffredda l’aria immediatamente sovrastante, mentre pochi metri più in alto la temperatura può essere sensibilmente maggiore; per questo al mattino si può trovare il parabrezza ghiacciato o la brina sui prati anche se il termometro segna un valore di poco superiore a zero.
La gelata, quindi, non richiede necessariamente un’ondata di gelo: può comparire in modo localizzato dopo una singola notte fredda, soprattutto in vallate, conche e aree di campagna dove l’aria più densa e fredda tende ad accumularsi. Al contrario, durante un’irruzione di aria artica il raffreddamento può essere causato direttamente dall’arrivo di masse d’aria fredde, accompagnate talvolta da vento sostenuto e da temperature basse anche nelle ore diurne; in questo caso il gelo può risultare più esteso e persistente, ma la sua presenza concreta dipenderà dai valori raggiunti nelle singole località e dalle condizioni del suolo.
È utile distinguere anche la temperatura reale dalla sensazione di freddo: il vento può farci percepire una temperatura più bassa perché accelera la dispersione del calore dal corpo, ma non abbassa il valore misurato dal termometro. Una giornata ventosa con una temperatura di qualche grado sopra zero può dunque risultare molto rigida, senza che si verifichi necessariamente una gelata; viceversa, una notte calma e serena può favorire il congelamento delle superfici anche con una temperatura dell’aria appena positiva.
In vista dell’irruzione artica, dunque, si potrà parlare di ondata di freddo se il calo sarà ampio, significativo e persistente rispetto ai valori normali per il periodo, mentre il termine ondata di gelo sarà appropriato soprattutto qualora le temperature sottozero diventassero diffuse e durassero nel tempo. Le gelate potranno invece interessare specifiche località nelle ore notturne e del primo mattino, con una distribuzione irregolare legata anche all’altitudine, alla conformazione del territorio, alla copertura nuvolosa e al vento. La risposta più semplice al lettore è quindi questa: l’ondata di freddo descrive una fase meteorologica anomala e duratura, l’ondata di gelo ne sottolinea l’intensità e la presenza di temperature sottozero, mentre la gelata è il ghiaccio che si forma sulle superfici o vicino al suolo.


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