Cinque milioni di italiani si affidano all’Intelligenza Artificiale per elaborare una dieta o un piano alimentare, il 78% chiede all’Unione europea di intervenire contro il consumo di cibi ultraformulati e tre cittadini su quattro dichiarano di essere stati vittime almeno una volta di inganni alimentari. Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dal nuovo Rapporto Coldiretti-Censis “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano”, che analizza il rapporto tra alimentazione, salute, scelte di consumo, nuove tecnologie e tutela delle produzioni agricole. Lo studio, diffuso alla vigilia del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, mette in evidenza una crescente attenzione degli italiani verso la qualità del cibo, accompagnata dalla richiesta di controlli più rigorosi, maggiore trasparenza sull’origine degli alimenti e iniziative educative rivolte soprattutto alle nuove generazioni. Al centro dell’indagine anche le difficoltà di accesso ai prodotti salutari, il ruolo degli agricoltori nella prevenzione e la necessità di garantire alle produzioni importate gli stessi standard richiesti alle aziende italiane ed europee.
Cibi ultraformulati, il 78% degli italiani chiede un intervento dell’Unione europea
La diffusione degli alimenti ultraformulati rappresenta uno dei principali temi affrontati dalla ricerca. Secondo i dati Coldiretti-Censis, quasi otto italiani su dieci, il 78%, chiedono all’Unione europea misure per ridurne il consumo, mentre aumenta la richiesta di interventi destinati a limitarne la presenza nei luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini. L’86% degli intervistati è convinto che limitare il consumo di merendine, snack ed energy drink contribuirebbe a contrastare l’obesità. Ancora più significativa è la posizione sulla ristorazione collettiva: l’81% vorrebbe vietare questi prodotti nelle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali. La richiesta di restrizioni riguarda anche altri ambienti. Il 64% degli italiani si esprime a favore dell’esclusione totale degli alimenti ultraformulati dalle scuole, il 55% dagli ospedali e il 50% dalle palestre e dai centri sportivi, dove snack, barrette e bevande energetiche sono spesso disponibili attraverso i distributori automatici.
Il 73% fatica a trovare alimenti sani fuori casa, il 76% cambierebbe abitudini
Uno degli aspetti centrali del rapporto riguarda le difficoltà di reperire cibo fresco e salutare durante la giornata. Il 73% degli italiani segnala che in molti luoghi è complicato trovare prodotti sani, mentre il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se potesse accedere più facilmente ad alternative di migliore qualità. Il problema emerge soprattutto nei contesti in cui il consumatore dispone di possibilità di scelta limitate: durante i viaggi in treno, nelle stazioni ferroviarie, negli autogrill e negli aeroporti, ma anche sul posto di lavoro, durante le pause, nelle scuole, nelle università e nelle strutture sportive. Secondo l’analisi Coldiretti-Censis, il cittadino si trova spesso a effettuare le proprie scelte alimentari in un contesto di sovranità limitata, condizionato dall’offerta disponibile. Per questa ragione Coldiretti richiama la necessità di politiche capaci di rendere maggiormente accessibili i prodotti freschi e di qualità, soprattutto nei luoghi destinati alla formazione, alla cura e alle attività dei più giovani. Alla disponibilità degli alimenti si aggiunge il problema della conoscenza effettiva di ciò che viene acquistato. Soltanto il 49% degli italiani controlla gli ingredienti degli snack salati industriali, percentuale che scende al 46% per le merendine, al 45% per dolciumi e caramelle e al 41% per le barrette proteiche. Ancora più contenuta è l’attenzione riservata agli energy drink, per i quali appena il 26% verifica gli ingredienti.
Intelligenza Artificiale e alimentazione, 5 milioni di italiani chiedono all’IA cosa mangiare
Tra le trasformazioni delle abitudini alimentari emerge il crescente ricorso all’Intelligenza Artificiale per scegliere cosa mangiare. Secondo il rapporto, sono 5 milioni gli italiani che utilizzano strumenti di IA per costruire una dieta o un piano alimentare, affidandosi alle risposte generate dalle piattaforme digitali. Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale vengono consultate per ottenere ricette, raccogliere informazioni sugli ingredienti e organizzare l’alimentazione quotidiana. L’utilizzo di queste tecnologie, tuttavia, non sempre è accompagnato dalle competenze necessarie a valutare l’affidabilità dei contenuti ricevuti. Un dato evidenziato dalla ricerca riguarda proprio la diffusione delle informazioni inesatte: il 47% degli italiani dichiara di essersi imbattuto in informazioni successivamente rivelatesi false. La diffidenza verso le risposte digitali non elimina completamente il rischio, soprattutto quando gli utenti cercano ulteriori conferme attraverso siti internet, blog e social network anziché rivolgersi a professionisti qualificati. Il rapporto descrive una fase caratterizzata da una competizione sempre più intensa nell’orientamento delle conoscenze e delle scelte individuali. In questo contesto assume particolare importanza la possibilità di accedere a informazioni scientificamente attendibili e certificate, attraverso il contributo degli operatori sanitari, degli insegnanti e dei genitori, purché anche questi ultimi dispongano di fonti affidabili. L’Intelligenza Artificiale può rappresentare uno strumento utile per raccogliere informazioni e organizzare le proprie abitudini, ma non può sostituire le competenze scientifiche né il confronto con medici e nutrizionisti.
Truffe alimentari, il 75% degli italiani dichiara di essere stato ingannato almeno una volta
Un altro elemento rilevante dell’indagine riguarda la sicurezza alimentare e le frodi sulla provenienza dei prodotti. Secondo Coldiretti-Censis, il 75% degli italiani è stato vittima almeno una volta di inganni a tavola, tra prodotti stranieri presentati come italiani, indicazioni d’origine fuorvianti ed episodi di vera e propria frode. Tra gli esempi richiamati figurano i casi di olio d’oliva tunisino spacciato per italiano nei supermercati e nei ristoranti, insieme alle etichette che non consentono di individuare chiaramente la provenienza degli alimenti. La difficoltà di riconoscere le produzioni nazionali emerge anche dalle esperienze di acquisto. Il 74% degli intervistati dichiara di aver cercato prodotti interamente italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta l’indicazione dell’origine di un prodotto. Il fenomeno ha contribuito a rafforzare la richiesta di sanzioni e controlli più severi. Per l’89% degli italiani servono leggi rigorose contro le frodi sulla qualità e sulla provenienza, mentre l’88% ritiene che le etichettature ingannevoli sull’origine degli alimenti costituiscano una minaccia per la salute pubblica.
Educazione alimentare nelle scuole, l’85% degli italiani chiede progetti fin dall’infanzia
L’importanza dell’educazione alimentare a scuola emerge con particolare evidenza dal rapporto. L’85% degli italiani considera utile introdurre progetti dedicati alla corretta alimentazione fin dall’infanzia, con l’obiettivo di aiutare bambini e ragazzi a comprendere il rapporto tra ciò che mangiano, il benessere e la prevenzione. La richiesta trova una spiegazione nei dati relativi all’età in cui i cittadini hanno acquisito maggiore consapevolezza del legame tra alimentazione e salute. Soltanto il 19% degli intervistati indica l’adolescenza come la fase della vita in cui questo rapporto è stato compreso con maggiore chiarezza, mentre appena il 5% indica l’infanzia. La maggioranza colloca invece questa consapevolezza in una fase successiva: il 52% nella prima età adulta e il 20% nell’età matura o avanzata. Il quadro suggerisce che per molti cittadini l’importanza di una corretta alimentazione diventi evidente soltanto dopo l’infanzia e l’adolescenza, nonostante siano proprio i primi anni di vita a incidere sulla formazione di abitudini destinate ad accompagnare la persona nel tempo. Da qui la centralità attribuita al sistema scolastico. Il 95% degli italiani riconosce alle scuole un ruolo importante nella diffusione della cultura del buon cibo, mentre il 94% ritiene che anche medici e personale sanitario possano offrire un contributo determinante. Secondo Coldiretti, questi dati rafforzano la necessità di costruire una collaborazione tra famiglie, istituti scolastici, professionisti della salute e agricoltori, per permettere alle nuove generazioni di sviluppare conoscenze e strumenti utili a scegliere gli alimenti in maniera consapevole.
Mense scolastiche e ospedali, l’86% vuole un coinvolgimento diretto degli agricoltori
Il rapporto Coldiretti-Censis attribuisce un ruolo centrale anche al mondo agricolo nella promozione della salute. L’86% degli italiani auspica un coinvolgimento diretto dei produttori agricoli nella fornitura di cibo fresco e di qualità alle scuole e agli ospedali, anche attraverso la stipula di convenzioni dirette. L’orientamento espresso dai cittadini evidenzia una diversa percezione del ruolo sociale dell’agricoltura, considerata non soltanto un’attività economica legata alla produzione di alimenti, ma anche un elemento importante per il benessere collettivo e la qualità della vita. Lo studio parla di un “capovolgimento copernicano” della reputazione sociale del settore agricolo, che da espressione di un mondo considerato in via di superamento assume una funzione centrale nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo. In questa prospettiva, l’89% degli italiani riconosce agli agricoltori un ruolo fondamentale nella diffusione di una cultura alimentare salutare. La possibilità di garantire prodotti di qualità viene però collegata anche alla sostenibilità economica delle imprese agricole. Per l’86% degli intervistati i produttori devono poter contare su una retribuzione adeguata, condizione ritenuta necessaria per mantenere un sistema capace di assicurare qualità e continuità delle produzioni.
Mercati contadini e Dieta mediterranea, il valore dell’agricoltura nella prevenzione
Un contributo alla diffusione di abitudini alimentari più consapevoli viene individuato nei mercati del contadino. L’82% degli italiani li considera importanti perché favoriscono le relazioni tra le persone, contribuiscono alla qualità dei territori e consentono di conoscere più direttamente i luoghi di provenienza degli alimenti. Questi spazi vengono quindi associati non soltanto all’acquisto dei prodotti agricoli, ma anche alla possibilità di rafforzare il rapporto tra cittadini, produttori e territori di origine. Particolarmente significativo è il dato relativo alla Dieta mediterranea. Per il 90% degli italiani rappresenta non soltanto un patrimonio culturale e identitario, ma anche uno strumento efficace di prevenzione. L’indagine collega la diffusione di un’alimentazione salutare alla possibilità di renderla accessibile al maggior numero di persone. Secondo l’impostazione del rapporto, questo obiettivo richiede un equilibrio tra scelte consapevoli dei consumatori, qualità delle produzioni e sostenibilità economica delle aziende agricole.
Alimenti importati, l’88% chiede le stesse regole di sicurezza applicate in Italia
Il tema della reciprocità delle regole per i prodotti alimentari importati costituisce un altro punto centrale della ricerca. L’87% degli italiani ritiene che il cibo non possa essere considerato un bene di consumo come gli altri e che richieda quindi norme e tutele specifiche. Una percentuale ancora più elevata, pari all’88%, chiede che gli alimenti provenienti dall’estero siano sottoposti agli stessi standard sanitari e di sicurezza previsti per i prodotti italiani ed europei. La richiesta nasce dall’esigenza di garantire condizioni uniformi di produzione e commercializzazione, evitando che le imprese agricole nazionali debbano confrontarsi con concorrenti soggetti a disposizioni meno rigorose. L’attenzione riguarda soprattutto alcune filiere strategiche dell’agricoltura italiana, come quelle dell’olio d’oliva e del grano destinato alla produzione di pane e pasta. L’obiettivo indicato è assicurare che i prodotti importati rispettino i medesimi requisiti di sicurezza e salubrità richiesti alle aziende italiane ed europee.
Grano canadese, riso asiatico e diritti dei lavoratori: le richieste degli italiani
Il consenso verso norme più rigorose emerge anche dalle risposte relative a specifiche misure commerciali. L’83% degli italiani ritiene necessario contrastare le pratiche che compromettono la qualità e la trasparenza degli alimenti. La stessa percentuale chiede di bloccare le importazioni di grano destinato alla produzione di pane e pasta da Paesi nei quali sono consentite sostanze pericolose non ammesse in Italia. Tra i casi richiamati da Coldiretti figura il frumento canadese sottoposto a essiccazione con glifosate, una molecola che l’organizzazione segnala come considerata potenzialmente cancerogena da numerosi studi. La richiesta di reciprocità non si limita però agli aspetti sanitari e produttivi. Per il 72% degli italiani dovrebbe essere vietata l’importazione di alimenti provenienti da Paesi che non rispettano i diritti umani, sindacali e le libertà personali. Tra gli esempi indicati figura il riso proveniente da alcuni Paesi asiatici, dove, secondo Coldiretti, si registrano situazioni di sfruttamento del lavoro minorile. La posizione espressa dagli intervistati collega quindi la qualità degli alimenti al rispetto delle condizioni di lavoro e delle norme sociali, estendendo il principio di reciprocità oltre i requisiti strettamente sanitari.
Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Roma il 20 e 21 ottobre
I risultati dell’indagine saranno al centro del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti con la collaborazione di The European House – Ambrosetti, in programma martedì 20 e mercoledì 21 ottobre 2026 a Roma, nella sede del Casino dell’Aurora Pallavicini – Palazzo Rospigliosi, in via Ventiquattro Maggio 43. L’appuntamento riunirà rappresentanti delle istituzioni, esperti, accademici, opinionisti ed esponenti del mondo medico, economico, finanziario e politico, che si confronteranno con il Segretario Generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo e il Presidente Ettore Prandini sui temi legati alla salute, all’alimentazione, alla sicurezza delle produzioni e alle trasformazioni del sistema agroalimentare. Il rapporto tra cibo e salute rappresenterà il filo conduttore delle due giornate, con particolare attenzione al ruolo sociale dell’alimentazione nella vita delle persone e delle comunità.
La fabbrica dei malati, lo scaffale del vero Made in Italy e il progetto Farmcraft
Il percorso espositivo del Forum si aprirà con “La fabbrica dei malati”, un’installazione concepita per richiamare l’attenzione sui rischi associati al consumo di alimenti ultraformulati. Al suo interno, una grande provetta conterrà cibi ultraformulati e una sagoma umana, rappresentando visivamente il rapporto tra scelte alimentari e conseguenze sulla salute. Un secondo spazio sarà dedicato allo “scaffale del vero Made in Italy”, attraverso il confronto tra prodotti interamente italiani e alimenti provenienti dall’estero. Tra gli esempi saranno presenti il grano canadese e il riso asiatico, per evidenziare il valore dell’origine, l’importanza della trasparenza e la richiesta di norme produttive comuni. Un’ulteriore novità sarà la presentazione di “Farmcraft”, il nuovo progetto realizzato da Coldiretti in collaborazione con Minecraft, finalizzato a promuovere l’educazione alimentare attraverso un linguaggio vicino alle nuove generazioni. L’iniziativa punta a far conoscere ai più giovani il lavoro degli agricoltori, la provenienza degli alimenti e il valore di un’alimentazione sana, utilizzando strumenti e modalità comunicative differenti rispetto ai tradizionali percorsi educativi. Il progetto si inserisce nel più ampio obiettivo di favorire la conoscenza del sistema agricolo e delle produzioni alimentari fin dall’età scolastica, valorizzando il collegamento tra agricoltura, alimentazione, salute ed educazione.


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