Clima, è allarme globale per i coralli: quasi la metà delle specie rischia l’estinzione, ma il bilancio potrebbe essere peggiore

Un nuovo studio pubblicato su Nature aggiorna la Lista Rossa dell'IUCN e rivela come lo stress termico stia decimando le barriere coralline, avvertendo che i dati reali sono verosimilmente ancora più drammatici

La prestigiosa rivista scientifica Nature ha pubblicato questa settimana un nuovo e allarmante studio che valuta lo stato di salute delle barriere coralline a livello globale. Secondo la ricerca, condotta e promossa dal gruppo di specialisti dei coralli della Commissione per la Sopravvivenza delle Specie dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), circa il 44% delle specie di coralli costruttori di scogliere affronta un rischio relativo di estinzione aumentato. L’analisi, che ha preso in esame l’intero ecosistema globale, evidenzia come lo stress termico previsto a causa dei cambiamenti climatici sia il motore principale del rapido declino delle popolazioni marine. Questi risultati rafforzano in modo inequivocabile l’importanza di limitare un ulteriore riscaldamento globale per proteggere la biodiversità e mantenere attive le funzioni ecologiche delle barriere.

L’analisi pubblicata su Nature rappresenta un aggiornamento fondamentale rispetto alla 1ª valutazione globale effettuata nel 2008, quando circa 1/3 dei coralli era stato classificato come minacciato. Oggi, su 774 specie valutate per le quali si disponeva di dati sufficienti, ben 340 sono considerate a grave rischio. Suddividendo questo livello di criticità, 33 specie sono state classificate come in pericolo critico, 251 come in pericolo e 56 come vulnerabili. I ricercatori sottolineano un dato particolarmente allarmante: l’indice della Lista Rossa per i coralli sta peggiorando a una velocità superiore rispetto a qualsiasi altro gruppo tassonomico ampiamente monitorato, come mammiferi, squali o anfibi, passando da un valore di 0,96 prima del 1998 all’attuale 0,74.

Il focus più interessante e al contempo preoccupante dello studio risiede nel fatto che questi dati, seppur drammatici, rappresentano con grande probabilità una sottostima della reale emergenza attuale. Gli autori avvertono infatti che le valutazioni si basano su statistiche relative alla copertura corallina raccolte fino al 2020, precedendo di fatto i 3 anni consecutivi più caldi mai registrati nella storia tra il 2023 e il 2025. Questo recente lasso di tempo ha innescato il 4° evento globale di sbiancamento dei coralli, le cui conseguenze catastrofiche non sono ancora pienamente integrate in questo aggiornamento formale. Con l’attuale intensificarsi del fenomeno climatico El Niño previsto per il biennio 2026 e 2027, la percentuale di specie marine sull’orlo della scomparsa è verosimilmente molto più alta del 44% riportato dalla pubblicazione ufficiale.

Il rischio di estinzione delineato dalla ricerca non è distribuito in modo uniforme tra le diverse regioni oceaniche e le varie famiglie biologiche. Nell’Oceano Atlantico la situazione appare severa, con il 50% esatto delle specie valutate classificate come minacciate. Nell’Indo-Pacifico, area che include la Grande Barriera Corallina, la percentuale di specie a rischio si attesta al 43%. Un dato di particolare gravità riguarda la famiglia delle Acroporidae nell’area indo-pacifica, che comprende i coralli ramificati e a piastra fondamentali per creare la struttura tridimensionale e la complessità topografica delle scogliere. Il 68% di queste specie costruttrici, pari a 191 organismi su 279, è ora classificato come in pericolo. La progressiva perdita di queste architetture naturali rischia di appiattire fisicamente i reef, compromettendo irrimediabilmente l’intero ecosistema che da essi dipende per trovare rifugio e nutrimento.

Analizzando i fattori scatenanti, lo studio rivela che per ben il 93% delle specie considerate ad alto rischio o quasi minacciate, lo stress termico acuto previsto per i prossimi 30 anni costituisce la minaccia assoluta. Utilizzando uno scenario climatico intermedio relativo alle emissioni globali, gli studiosi hanno dimostrato come l’innalzamento anomalo delle temperature oceaniche stia rendendo sempre più ravvicinati e letali gli eventi di sbiancamento. Le barriere coralline non sono solo meraviglie naturali, ma sostengono un’immensa varietà di vita marina e forniscono benefici economici, alimentari e sociali diretti a oltre 100 nazioni tropicali in via di sviluppo. La loro estinzione comporterebbe un collasso ecologico con ripercussioni incalcolabili sulle economie costiere di tutto il mondo.

La conclusione più urgente e propositiva che emerge dai comunicati dell’IUCN è che ogni singolo 0,1°C di riscaldamento evitato assume oggi un’importanza cruciale per il destino degli oceani. Di fronte a questo scenario di crisi, le risposte biologiche ai cambiamenti termici differiscono ancora tra le varie specie e le diverse latitudini, indicando che il futuro dei coralli non deve essere inteso come una semplice e inevitabile soglia di non ritorno. Evitare ulteriori innalzamenti delle temperature, anche di minime frazioni, significa preservare frammenti di biodiversità corallina, mantenere attive le funzioni di base degli ecosistemi e offrire alle scogliere preziose opportunità naturali per l’adattamento e la rigenerazione. Affrontare e ridurre drasticamente i motori del cambiamento climatico, affiancando a questo sforzo una gestione rigorosa delle barriere più resilienti, rappresenta l’unica strada percorribile per arrestare questa silenziosa estinzione di massa.