Clima, l’UE presenta il piano per la resilienza ma le organizzazioni sanitarie attaccano

La Commissione europea presenta il nuovo quadro per affrontare i rischi climatici ma HEAL denuncia l'insufficienza delle misure dopo l'estate record del 2026 e chiede interventi concreti per proteggere la salute dei cittadini europei

La Commissione europea ha presentato oggi il nuovo Quadro dell’UE per la resilienza climatica, un’iniziativa finalizzata a rafforzare la capacità dell’Europa di anticipare, prepararsi e gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici. La proposta comprende una legge sulla resilienza climatica (Climate Resilience Law) e una comunicazione della Commissione, ma ha già suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni impegnate nella tutela della salute e dell’ambiente. Al centro delle contestazioni c’è la posizione della Health and Environment Alliance (HEAL), che giudica l’approccio adottato dalla Commissione europea insufficiente rispetto alla gravità dell’emergenza climatica e alle sue conseguenze sulla salute. Secondo l’organizzazione, il nuovo quadro rischia di non garantire una protezione adeguata se non sarà accompagnato da obiettivi vincolanti, finanziamenti dedicati e interventi più ambiziosi.

Resilienza climatica, la nuova iniziativa della Commissione europea

Il nuovo Quadro europeo per la resilienza climatica nasce con l’obiettivo di migliorare la preparazione dell’Unione europea di fronte ai rischi determinati dal cambiamento climatico. La capacità di prevedere le minacce, organizzare le risposte e gestirne le conseguenze rappresenta il fulcro dell’iniziativa presentata dalla Commissione. Il pacchetto comprende una proposta di Climate Resilience Law e una comunicazione che accompagna il nuovo quadro europeo. L’intervento si inserisce nel confronto sulle modalità con cui le istituzioni dell’Unione, gli Stati membri e le amministrazioni territoriali devono affrontare rischi climatici che possono oltrepassare i confini nazionali. Proprio la portata transnazionale dell’emergenza costituisce uno degli elementi principali delle critiche sollevate dalle organizzazioni sanitarie, che chiedono un ruolo più incisivo dell’Unione europea e strumenti capaci di tradurre le strategie di adattamento in risultati concreti per la protezione della salute.

HEAL boccia il piano europeo: “un’enorme delusione” dopo l’estate record del 2026

La reazione della Health and Environment Alliance è particolarmente critica. L’organizzazione richiama l’attenzione sulle conseguenze dell’estate climatica del 2026, caratterizzata da condizioni da record che, secondo quanto evidenziato da HEAL, hanno provocato un numero senza precedenti di decessi aggiuntivi e perdite economiche significative. Anne Stauffer, vicedirettrice della Health and Environment Alliance, ha commentato la proposta della Commissione europea con queste parole: “l’estate del 2026, caratterizzata da condizioni climatiche da record, ha provocato un numero senza precedenti di decessi aggiuntivi e ingenti perdite economiche. Di fronte alla minaccia esistenziale e transnazionale rappresentata dall’emergenza climatica in Europa, l’approccio poco incisivo della Commissione europea è del tutto inadeguato e rappresenta un’enorme delusione”.  La posizione espressa da HEAL evidenzia la distanza tra la gravità attribuita all’emergenza climatica e l’intensità delle misure contenute nell’iniziativa europea. Per l’organizzazione, la risposta istituzionale non appare proporzionata a una minaccia che coinvolge contemporaneamente la salute delle persone, l’economia e la capacità dei territori di affrontare gli eventi climatici estremi.

L’Europa si riscalda a una velocità doppia: le critiche alla strategia dell’UE

Un altro punto centrale riguarda la velocità del riscaldamento climatico in Europa. HEAL sottolinea come il continente europeo si stia riscaldando a un ritmo doppio rispetto ad altre regioni, una condizione che rende ancora più urgente l’adozione di misure efficaci di protezione e adattamento. Secondo l’organizzazione, la risposta dell’Unione europea non può limitarsi alla definizione di traiettorie comuni, alla valutazione dei rischi e alla messa a disposizione di strumenti per affrontarli. La critica riguarda anche il trasferimento delle responsabilità operative verso i livelli nazionali e locali. Stauffer ha infatti aggiunto: “l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alle altre regioni. La risposta dell’Unione europea non può limitarsi a concordare traiettorie e valutazioni dei rischi, a fornire strumenti e a demandare le responsabilità ai livelli nazionale e locale”.  Le osservazioni di HEAL pongono quindi una questione di responsabilità europea nella gestione dei rischi climatici. Pur riconoscendo il ruolo degli Stati e delle amministrazioni locali, l’organizzazione ritiene necessario rafforzare il quadro comune affinché le iniziative di protezione non dipendano esclusivamente dagli interventi adottati nei singoli territori.

Salute e cambiamenti climatici, le cinque richieste delle organizzazioni sanitarie

Le critiche al nuovo quadro europeo arrivano dopo un’iniziativa promossa la scorsa settimana da HEAL insieme a oltre 20 importanti organizzazioni sanitarie, che hanno presentato cinque richieste concrete per rafforzare la protezione della salute durante l’emergenza climatica. La prima riguarda la necessità di assicurare finanziamenti specificamente destinati alla protezione della salute dai rischi climatici. Per le organizzazioni, la disponibilità di risorse dedicate rappresenta un elemento essenziale per sostenere gli interventi necessari. La seconda richiesta consiste nell’introduzione di misure vincolanti, considerate indispensabili per aumentare l’efficacia delle politiche e il loro impatto concreto. L’obiettivo è superare un’impostazione basata prevalentemente su orientamenti e strumenti di supporto, rafforzando gli impegni richiesti alle istituzioni. Un altro punto riguarda la priorità da assegnare agli interventi capaci di garantire un ambiente pulito e sano. La tutela delle condizioni ambientali viene indicata come parte integrante della protezione sanitaria in un contesto segnato dall’aggravarsi dell’emergenza climatica. Particolare attenzione viene inoltre richiesta per la protezione delle persone più vulnerabili, che deve costituire una priorità nelle politiche di resilienza. Le organizzazioni chiedono che le misure europee tengano conto delle differenti condizioni di vulnerabilità di fronte ai rischi per la salute. Il quinto punto riguarda infine la necessità di mantenere un’elevata ambizione nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Le organizzazioni sanitarie affiancano così alle richieste sull’adattamento un richiamo all’importanza di intervenire sulle cause del riscaldamento globale.

Obiettivi vincolanti e fondi dedicati: l’appello al Parlamento europeo e agli Stati membri

Alla luce delle criticità individuate, HEAL rivolge un appello diretto al Parlamento europeo e agli Stati membri, chiedendo di rafforzare la proposta della Commissione e trasformarla in uno strumento maggiormente incisivo per la tutela della salute. La richiesta riguarda in particolare l’introduzione di obiettivi obbligatori di protezione e la previsione di finanziamenti dedicati, due elementi considerati necessari per aumentare la capacità del quadro europeo di produrre risultati effettivi. Stauffer conclude la propria posizione dichiarando: “chiediamo al Parlamento europeo e agli Stati membri di rafforzare questa proposta, trasformandola in un quadro normativo capace di garantire concretamente la tutela della salute dei cittadini europei, anche attraverso obiettivi di protezione vincolanti e finanziamenti dedicati”. Il confronto aperto dalla presentazione della proposta riguarda dunque non soltanto la capacità dell’Europa di prepararsi ai rischi climatici, ma anche la forza degli strumenti con cui l’Unione europea intende proteggere la salute pubblica. Da una parte, la Commissione propone un quadro comune per anticipare e gestire le conseguenze dell’emergenza climatica; dall’altra, HEAL e le organizzazioni sanitarie chiedono che questo quadro sia rafforzato attraverso obblighi di protezione, risorse economiche specifiche e una maggiore attenzione alle persone vulnerabili. È su questi aspetti che si concentra la richiesta di un intervento più ambizioso da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri.