Clima, ottobre ancora caldo e risorse idriche in calo: “Serve puntare sull’adattamento”

Dal Centro/Sud segnali di precipitazioni intense e concentrate, mentre il Nord chiude l’anno idrologico con deficit significativi nei fiumi e nei principali bacini

Temperature ancora prossime ai 30 gradi in diverse aree del Centro/Sud, temporali localmente molto intensi e, al tempo stesso, una disponibilità d’acqua in calo in molte regioni settentrionali. È il quadro delineato dall’ultimo report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che fotografa gli effetti di una crescente variabilità delle condizioni meteorologiche e le difficoltà nella gestione delle risorse idriche. Il rapporto segnala inoltre come il bilancio idrico del Nord Italia si avvii a chiudere l’anno con deficit rilevanti, mentre ANBI richiama l’importanza di interventi di prevenzione e adattamento alle nuove condizioni climatiche. “Porta un benessere amaro, il prolungamento dell’estate ad ottobre inoltrato con temperature massime vicino ai 30 gradi su gran parte del Centro-Sud d’Italia: infatti, ciò è un’ottima ragione per mantenere alto l’allarme sul riscaldamento globale e sulla sua incidenza verso l’economia, i territori e lo stile di vita delle persone. La crisi climatica è entrata prepotentemente nelle prime posizioni della classifica delle principali preoccupazioni di italiani (81%) ed europei: nella maggior parte dei casi (70%), ciò è dovuto ad esperienze o disagi vissuti in prima persona: questa settimana, ad esempio, fenomeni temporaleschi, estremamente localizzati e di brevissima durata, ma fortissima intensità, hanno creato disagi su alcune località del Mezzogiorno in un contesto meteorologico simil-estivo“: è quanto riporta il consueto report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. “Sulla penisola sorrentina, ad esempio, Positano e Vico Equense sono state interessate da nubifragi con cumulate maggiori ai mm. 60 in poche ore così come a Pimonte sono piovuti addirittura mm.76,6, mentre a Gragnano, distante solo 2 chilometri in linea d’aria, sono caduti appena mm. 0,4 (fonte: Centro Funzionale-Protezione Civile). A Siracusa, in meno di 3 ore, sono caduti mm.77,8 di pioggia, quando normalmente cadono circa mm. 45 in tutto settembre; nello stesso lasso di tempo, a Catania un nubifragio ha scaricato 50 millimetri d’acqua. Nel Cosentino, il torrente Scirocco è esondato a Paola per le violente precipitazioni, che si sono abbattute a monte, con cumulate di oltre 30 millimetri di pioggia in breve tempo. Tutto questo accade in un contesto, dove le acque del mar Mediterraneo registrano anomalie di temperatura fino ad oltre +3 gradi (ad esempio, sul Tirreno centro-settentrionale) ed in ampie sezioni del bacino si raggiungono ancora i 28°. E’ chiaro che, in questo quadro, ogni incursione d’aria fredda può generare fenomeni estremi, potenzialmente dannosi, se non addirittura distruttivi su un territorio complesso e fragile come quello italiano, soggetto in larga parte a frane ed allagamenti“.

“E’ sempre più urgente la necessità di invertire il flusso demografico dai territori interni verso le coste, perché tale tendenza aggrava la pressione antropica proprio sui territori più a rischio di fronte alle conseguenze della crisi climatica. Vanno creati i presupposti sociali e lavorativi per mantenere la popolazione nelle aree marginali e montane: è la condizione prima per ridurre i pericoli da eventi meteo lungo una Penisola, diventata hotspot della crisi climatica”, evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“Contestualmente vanno finanziati piani di adattamento alle nuove evenienze meteorologiche; la prevenzione fa risparmiare in termini economici e sociali. Noi siamo pronti con progetti cantierabili e dimostrata efficienza operativa; ora tocca alla politica passare dall’etica della consapevolezza a quella della responsabilità” chiosa Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

“L’altra faccia del cambiamento climatico, altrettanto preoccupante, è rappresentata dalle sempre più frequenti crisi idriche; questo fenomeno non colpisce più soltanto il Sud Italia, storicamente soggetto a scarsità di piogge e quindi più attrezzato a gestire l’emergenza, nonché ad accumulare l’acqua, ma si sta estendendo anche alle regioni alpine. Fino a poco tempo fa, le aree montane del Nord potevano contare sullo scioglimento estivo della neve, ottenendo una costante ricarica degli acquiferi superficiali e sotterranei. Negli anni più recenti, a causa del riscaldamento globale, autunno ed inverno stanno registrando temperature sempre più elevate; di conseguenza, le già scarse riserve nevose tendono ad esaurirsi fin dalla primavera, lasciando così i corpi idrici a secco proprio durante l’estate, quando le calde temperature aumentano fortemente il fabbisogno d’acqua“, prosegue il report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

Questa settimana chiude l’anno idrologico 2025-2026 “ed è certo che il bilancio idrico del Nord Italia sarà negativo come già confermano da alcuni dati.
Sono scarsi i flussi in tutti i fiumi del Piemonte: nell’alveo del Tanaro scorre solo il 44% dell’acqua consueta, -57% per la Stura di Lanzo, -53% per la Toce.
La Lombardia sta per chiudere il bilancio idrico annuale con un deficit di oltre il 24 %, corrispondente a quasi 350 milioni di metri cubi in meno nelle riserve idriche (fonte: ARPA Lombardia).
Si registra un ulteriore abbassamento dei livelli idrometrici dei grandi laghi settentrionali con conseguente riduzione dei volumi idrici stoccati: Verbano al 21,3% di riempimento, Lario al 36,5%, Benaco al 45 %, Sebino al 67,1%.
In forte discesa sono anche le performances settimanali dei corsi d’acqua in Veneto, dove si registrano flussi sempre più scarsi: nell’Adige, in cui dovrebbero scorrere oltre 200 metri cubi d’acqua in questo periodo, a Boara Pisani si registra una portata di soli mc/s 87,42 (-58%; fonte: ARPAV); il deficit idrico nella Livenza è -53%; nel Brenta -49%, nel Piave -38%, addirittura -80% nel Bacchiglione (!!!).
In Emilia-Romagna, circa il 50% del territorio chiude l’anno idrologico in perdita: tra le aree, che maggiormente hanno sofferto la carenza di precipitazioni, ci sono i bacini di pianura romagnoli a Sud della foce del fiume Reno, su cui sono caduti circa 195 millimetri di pioggia meno del consueto e, ad Ovest, i bacini di pianura dal Parma al Tidone, dove la pioggia registra un deficit di circa il 23%; sono quasi asciutti i letti di molti fiumi appenninici, tra cui Taro e Trebbia continuano a registrare valori di portata inferiori ai minimi storici mentre, sul versante orientale, il flusso del Reno è attualmente inferiore del 72% sulla media.
La portata del fiume Po è in calo e, in alcuni casi, più che dimezzata rispetto ai valori medi storici: ad Isola S. Antonio, nell’Alessandrino, il deficit nei flussi è quantificabile in -54%, a Piacenza -55%, a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, -47%.
In Liguria si registrano cali idrometrici nei fiumi di Levante (Vara ed Entella).
In Toscana permangono deficitarie le portate dei fiumi Serchio ed Ombrone, rispettivamente inferiori del 37% e del 67% alla media; in calo è il flusso dell’Arno: -56% sui valori medi di riferimento.
Risultano stabili i valori idrometrici di alcuni fiumi nelle Marche (Potenza, Esino e Nera), mentre cala il livello del Sentino e cresce quello del Tronto, che resta però nettamente inferiore ai valori registrati nello scorso quinquennio“.

In Umbria “sembra inarrestabile lo svuotamento del lago Trasimeno, che a Polvese si abbassa di ulteriori 4 centimetri in una settimana, scendendo a – m.2,13 ,cioè ben 127 centimetri sotto la media storica; sono stabili le portate dei fiumi.
Nel Lazio si segnala l’invarianza del lago di Nemi, la cui altezza idrometrica è ora pari a quella dello scorso anno (- cm.82 ).
In Campania, grazie alle piogge della scorsa settimana, sono tornati a crescere i livelli dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano, che si mantiene però al di sotto dei valori registrati nel recente passato (- cm. 30)“.
In Puglia, infine, “si registra la riduzione di oltre 4 milioni di metri cubi nei volumi contenuti nel bacino di Occhito; a servizio delle campagne foggiane rimangono mln. mc.102,59 di riserve idriche: rispetto al 2025, il surplus è di mln. mc. 47,43“.