Clima, scoperta la chiave per prevedere alcuni eventi di El Niño con 12 mesi di anticipo

Uno studio rivela che lo stato dell'Oceano Pacifico al momento dell'avvio di una previsione gioca un ruolo cruciale - spesso trascurato - nel determinare l'accuratezza delle previsioni a lungo termine dell'ENSO

Gli scienziati hanno individuato le condizioni che rendono possibile prevedere certi eventi di El Niño e La Niña con un anticipo fino a un anno, offrendo potenzialmente alle comunità e ai responsabili delle decisioni molto più tempo per prepararsi a fenomeni meteorologici estremi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, rivela che lo stato dell’Oceano Pacifico al momento dell’avvio di una previsione gioca un ruolo cruciale – spesso trascurato – nel determinare l’accuratezza delle previsioni a lungo termine dell’Oscillazione Meridionale di El Niño (ENSO). Gli eventi ENSO, che comprendono le fasi di El Niño e La Niña, influenzano i pattern meteorologici in tutto il mondo. Sebbene tali fenomeni raggiungano solitamente il picco verso dicembre e possano essere previsti con una buona attendibilità con circa sei mesi di anticipo, riuscire a prevederli con un margine temporale maggiore ha rappresentato a lungo una sfida.

La Niña offre un vantaggio per le previsioni

Scienziati australiani del CSIRO e dell’Università di Melbourne hanno analizzato oltre 7.500 previsioni storiche sull’ENSO, basate su modelli climatici sviluppati in nove diversi Paesi. Hanno scoperto che conoscere lo stato dell’Oceano Pacifico – se si trovi cioè in una fase di El Niño, La Niña o in una condizione neutra – al momento dell’avvio della previsione, fornisce indicazioni preziose sull’affidabilità della previsione stessa a un anno di distanza. Lo studio ha rilevato che le previsioni avviate durante condizioni di La Niña si sono dimostrate costantemente accurate, anche quando si trattava di prevedere eventi ENSO con un anno di anticipo; al contrario, le previsioni formulate a partire da condizioni neutre si sono rivelate molto meno attendibili.

La coautrice dello studio, la Dottoressa Mandy Freund dell’Università di Melbourne – ricercatrice presso l’Australian Research Council Centre of Excellence for 21st Century Weather – ha affermato che questi risultati offrono un nuovo metodo per valutare il grado di affidabilità delle previsioni climatiche a lungo termine. “Il nostro studio individua informazioni aggiuntive di grande valore per prevedere gli eventi di El Niño e La Niña con largo anticipo”, ha dichiarato Freund. “Il fatto che le previsioni a un anno, avviate in presenza di condizioni di La Niña, si rivelino efficaci in tutti e nove i modelli esaminati, suggerisce che vi sia qualcosa nelle condizioni di La Niña a rendere il sistema del Pacifico tropicale più prevedibile per l’anno successivo“.

Una maggiore attendibilità potrebbe consentire allerte più tempestive

L’autrice principale, la Dottoressa Nandini Ramesh – ricercatrice senior presso il CSIRO e ricercatrice associata presso l’UNSW di Sydney – ha affermato che lo studio potrebbe contribuire a migliorare le modalità di comunicazione delle allerte precoci. “Sappiamo da tempo che le condizioni di partenza influiscono sull’accuratezza delle previsioni dei modelli, ma il nostro studio mostra chiaramente quanto possano essere drastiche tali differenze nelle prestazioni“, ha spiegato Ramesh. “L’aspetto interessante dei nostri risultati è che possiamo sfruttare queste informazioni: siamo in grado di stabilire quali previsioni meritino una maggiore fiducia e, potenzialmente, di avvisare la popolazione dell’arrivo di eventi legati a El Niño con molto più anticipo”.

Adattare i metodi di previsione alle condizioni climatiche

I ricercatori hanno inoltre riscontrato che approcci previsionali differenti possono risultare più adatti a specifiche condizioni climatiche. Mentre i modelli tradizionali basati sulla fisica mostrano dei limiti quando le previsioni partono da condizioni “neutre”, i modelli basati sull’apprendimento automatico (machine learning) e sulla statistica potrebbero offrire margini di miglioramento in tali contesti. Questi risultati aprono la strada al potenziamento dei sistemi di allerta precoce, sebbene siano necessari ulteriori studi prima che tale approccio possa essere integrato nei sistemi di previsione operativa.

“Siamo ancora lontani dall’applicare concretamente i nostri risultati ai modelli utilizzati dagli enti di previsione“, ha precisato Ramesh, “tuttavia, queste scoperte sono promettenti in ottica di una migliore comunicazione delle allerte per eventi futuri”. La ricerca offre nuove prospettive sui fattori che determinano la prevedibilità del fenomeno ENSO e potrebbe, in ultima analisi, favorire una migliore preparazione di fronte a siccità, inondazioni e altri impatti climatici associati a El Niño e La Niña.