COP17 Biodiversità, Slow Food: “impegni non vincolanti e volontari, così si rischia di fallire”

Il vicepresidente Francesco Sottile chiede di mettere agroecologia e politiche agro-ambientali al centro delle scelte europee

La COP17 della Convenzione sulla Diversità Biologica, che si chiude oggi in Armenia, lascia aperti interrogativi sulla capacità della politica di affrontare la crisi climatica e la perdita di biodiversità. A sottolinearlo è Slow Food, che giudica insufficienti gli impegni discussi durante il vertice: le misure annunciate restano non vincolanti e basate sulla partecipazione volontaria, con il rischio di non correggere i ritardi accumulati sugli obiettivi fissati negli anni passati. Secondo Slow Food, la COP17 non è riuscita a riconoscere con sufficiente forza il ruolo della biodiversità come strumento per mitigare e contrastare il cambiamento climatico. Durante il vertice è stata annunciata la mobilitazione di nuove risorse e sono stati prospettati piani per recuperare gli obiettivi già stabiliti e mancati. Per l’associazione, tuttavia, il carattere volontario e non vincolante delle decisioni rischia di lasciare ancora una volta le misure sulla carta. A mancare, osserva Slow Food, è una promozione convinta della conservazione e dell’uso della biodiversità come parte della soluzione alla crisi.

Crisi climatica, il peso delle scelte economiche

Slow Food collega l’insufficienza delle politiche ambientali anche alle difficoltà della finanza climatica e alla persistente centralità degli investimenti legati al settore fossile. A suo giudizio, la politica tende a preservare lo status quo e i privilegi consolidati, mentre l’immobilismo mette a rischio il futuro collettivo, senza distinguere tra gruppi sociali. L’associazione si interroga sulle ragioni dell’inazione e della mancanza di risposte adeguate, in contrasto con una sensibilità ambientale sempre più diffusa. Tra le possibili cause indica l’avidità e la ricerca del profitto, oppure l’incapacità di comprendere la gravità del problema. Le conseguenze della crisi, sostiene, riguarderanno tutti, ricchi e poveri.

Agrobiodiversità e produzione di cibo

Da quarant’anni Slow Food si occupa di biodiversità agricola e considera strettamente connessi gli equilibri degli ecosistemi naturali e quelli dei sistemi alimentari. La produzione di cibo, infatti, può incidere direttamente e indirettamente anche su habitat ed ecosistemi lontani dai luoghi in cui si coltiva e si alleva. Per questo l’associazione ritiene prioritario cambiare i metodi di produzione e promuovere un diverso modo di consumare. “Tutto il mondo è agrobiodiversità – sostiene Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia – e le politiche agro-ambientali devono essere in cima alle agende politiche, a cominciare dall’Europa. Non si può rimanere in silenzio davanti a ciò che sta accadendo: i dati appena pubblicati dalle Nazioni Unite rivelano che nel 2025 i gas serra hanno raggiunto livelli mai toccati prima. Accade nonostante la crisi climatica sia da anni un fatto acclarato e di cui tutti (e non soltanto la comunità scientifica) hanno consapevolezza”. 

Agroecologia e PAC al centro delle politiche ambientali

Per Slow Food il cibo può diventare uno strumento di cambiamento e l’agroecologia una risposta agli effetti dell’industrializzazione. L’obiettivo indicato è produrre alimenti tutelando il suolo, preservandone la fertilità, salvaguardando la biodiversità e proteggendo l’ambiente. Secondo Sottile, da queste scelte possono derivare benefici per la salute pubblica, l’economia e la tenuta democratica delle comunità, messe sotto pressione dall’aumento delle disuguaglianze. “Produrre cibo conservando il suolo, mantenendo la fertilità, salvaguardando la biodiversità e proteggendo l’ambiente dovrebbe essere il primo degli obiettivi – conclude Sottile – perché da lì, a cascata, si generano effetti positivi sulle salute pubblica, sull’economia, sulla tenuta democratica delle nostre comunità che altrimenti rischia di saltare a causa delle diseguaglianze crescenti. L’agroecologia dovrebbe essere il cardine di qualsiasi politica ambientale e agricola, a cominciare dalla PAC. Oggi, ed è incredibile, invece si continua imperterriti a perseguire vie di sviluppo già ampiamente bocciate dalla storia recente”.