Crollano le nascite in Italia: nel 2025 appena 355mila bambini, la fecondità tocca un nuovo minimo storico

Secondo i dati Istat, i nati diminuiscono del 3,8% in un anno e il numero medio di figli per donna scende a 1,14. Prosegue anche il rinvio della maternità

L’Italia continua a fare i conti con una crisi demografica sempre più profonda. Nel 2025 le nascite sono scese a 355.772, con una diminuzione del 3,8% rispetto all’anno precedente, pari a circa 14mila bambini in meno. A confermare il quadro è l’ultimo rapporto dell’Istat sulla natalità e sulla fecondità della popolazione residente, che registra anche un nuovo minimo storico del numero medio di figli per donna: 1,14, contro l’1,18 del 2024. Un andamento che non mostra ancora segnali di inversione. Secondo le prime stime provvisorie relative al periodo gennaio-luglio 2026, i nati sono stati 196.864, circa duemila in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano 198.975. La flessione, pari all’1,1%, appare meno intensa rispetto a quella registrata nell’anno precedente, ma la direzione resta la stessa. Anche la fecondità continua a diminuire, seppure lievemente, attestandosi a 1,13 figli per donna.

In meno di vent’anni persi oltre 220mila nati

Per comprendere la portata del fenomeno è sufficiente guardare all’evoluzione degli ultimi decenni. Nel 2008, anno in cui si registrò il massimo delle nascite degli anni Duemila, i bambini venuti al mondo in Italia furono oltre 576mila, quasi dieci ogni mille abitanti. Nel 2025 il dato è sceso a sei ogni mille residenti. La riduzione complessiva rispetto al 2008 raggiunge così il 38,3%, con oltre 220mila nati in meno. Una contrazione che non può essere spiegata soltanto con la minore propensione ad avere figli, ma anche con la diminuzione del numero di persone in età riproduttiva. Le donne che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, fascia nella quale si concentra oltre il 65% delle nascite, sono infatti nate tra il 1985 e il 1995. In quegli anni la fecondità era già in diminuzione: il numero medio di figli per donna passò da 1,45 a 1,19, il valore più basso del secolo scorso.

A questo fattore strutturale si aggiunge una tendenza sempre più marcata a rinviare o ridimensionare i progetti di genitorialità. Tra le difficoltà indicate dall’Istat figurano la precarietà lavorativa dei giovani, l’allungamento dei percorsi di istruzione, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni e la complessità di conciliare lavoro e famiglia. A questi elementi si affiancano scelte individuali che portano a posticipare o a rinunciare alla maternità e alla paternità.

Meno figli e genitori sempre più adulti

La diminuzione delle nascite si accompagna a un progressivo innalzamento dell’età in cui si diventa genitori. Nel 2025 l’età media al parto è salita a 32,7 anni, rispetto ai 32,6 del 2024 e a quasi tre anni in più rispetto al 1995. Ancora più significativo il dato relativo al primo figlio: per la prima volta l’età media delle madri al primo parto raggiunge i 32 anni. Nel 1995 era pari a 28,1 anni.

Il rinvio della maternità riguarda sia le donne italiane sia quelle straniere. Per le prime l’età media al parto è arrivata a 33,2 anni, contro i 33,1 del 2024; per le seconde è salita a 29,9 anni, rispetto ai 29,7 dell’anno precedente. La differenza emerge anche osservando il livello di istruzione. Le donne laureate registrano una fecondità media di 1,09 figli e un’età al parto di 34,9 anni. Tra le donne con la licenza media, invece, la media è di 1,58 figli e l’età al parto scende a 29,7 anni. Dati che evidenziano una diversa distribuzione dei tempi della maternità e del numero di figli in relazione al percorso formativo.

Fecondità in calo tra italiane e straniere

Il nuovo minimo storico riguarda entrambe le componenti della popolazione. Nel 2025 il numero medio di figli per donna tra le italiane è sceso da 1,11 a 1,07, mentre tra le straniere è passato da 1,81 a 1,74. La fecondità delle donne straniere rimane quindi più elevata, ma anche in questo caso la tendenza è negativa. Nel 2010 il valore era ancora pari a 2,31 figli per donna, superiore alla cosiddetta soglia di sostituzione generazionale, convenzionalmente fissata a circa 2,1 figli. Il dato nazionale di 1,14 si colloca ormai molto al di sotto di questa soglia e anche del valore di 1,44 registrato in ciascun anno del triennio 2008-2010. La contrazione interessa tutte le aree del Paese. Il Centro presenta il livello più basso, con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16.

A livello regionale, la Sardegna si conferma il territorio con la fecondità più bassa: appena 0,85 figli per donna, contro 0,91 nel 2024. È l’unica regione italiana in cui il valore scende sotto l’unità. All’estremo opposto si colloca la provincia autonoma di Bolzano, che raggiunge 1,54 figli per donna, in aumento rispetto all’1,51 dell’anno precedente. Seguono la provincia autonoma di Trento, con 1,24, e Sicilia e Campania, entrambe a 1,22. L’età media al parto è più elevata nel Centro, con 33,1 anni, e nel Nord, con 32,8, mentre nel Mezzogiorno si attesta a 32,4 anni. La Sicilia registra l’età media più bassa, pari a 31,8 anni, mentre la Basilicata raggiunge 33,6 anni.

Diminuiscono le nascite da genitori italiani e stranieri

Il calo interessa anche le diverse tipologie di coppia. Nel 2025 i nati da genitori entrambi italiani sono stati 275.330, pari al 77,4% del totale. La diminuzione è del 4,8% rispetto al 2024 e del 42,6% rispetto al 2008. I bambini nati da genitori entrambi stranieri sono stati invece 49.002, in calo del 3,1% rispetto ai 50.593 dell’anno precedente. La riduzione rispetto al massimo registrato nel 2012 raggiunge il 38,7%.

In controtendenza le coppie miste, composte da un genitore italiano e uno straniero. Nel 2025 hanno avuto 31.440 figli, contro i 30.168 del 2024, con un incremento del 4,2%. La crescita conferma una tendenza in atto dal 2020 e risulta particolarmente marcata nelle coppie in cui il padre è straniero, con un aumento dell’11%. Complessivamente, i nati da almeno un genitore straniero sono stati 80.442, pari al 22,6% delle nascite totali. La loro incidenza è più elevata nel Nord, dove raggiunge il 31,2% considerando sia le coppie straniere sia quelle miste, e nel Centro, con il 24,7%. Nel Mezzogiorno la quota si ferma al 10%. Tra le cittadinanze straniere dei genitori più rappresentate figurano quella rumena, con 9.645 nati da almeno un genitore di tale nazionalità, quella marocchina, con 9.636, e quella albanese, con 8.353.

Sempre più bambini nascono fuori dal matrimonio

Accanto alla diminuzione della natalità, l’Istat rileva un cambiamento nelle modalità di formazione delle famiglie. Nel 2025 le nascite al di fuori del matrimonio sono state 156.874, pari al 44,1% del totale. La quota è aumentata di 0,9 punti percentuali rispetto al 2024 e di 24,4 punti rispetto al 2008. Il fenomeno si spiega anche con la maggiore tenuta delle nascite da coppie non coniugate rispetto a quelle all’interno del matrimonio. Le prime sono diminuite dell’1,8% nell’ultimo anno, mentre le seconde hanno registrato una flessione del 5,4%, scendendo a 198.898. Nell’86,2% dei casi, i bambini nati fuori dal matrimonio hanno genitori che non sono mai stati coniugati. Un dato che conferma come il matrimonio non rappresenti più una condizione necessaria per costruire una famiglia.

Le differenze territoriali sono significative, anche se tendono a ridursi. Nel Centro, per la prima volta, un bambino su due nasce fuori dal matrimonio: la quota raggiunge il 50,1%. Nel Nord è pari al 43,1%, mentre nel Mezzogiorno arriva al 42,3%, con un aumento di due punti percentuali rispetto al 2024. La Sardegna registra l’incidenza più elevata a livello regionale, pari al 59,4%, seguita dal Lazio con il 51,7%. In Abruzzo la quota raggiunge il 49,9%. I valori più bassi si osservano invece in Basilicata, con il 33%, e in Calabria, con il 35,7%. La tendenza è particolarmente evidente tra le madri più giovani. Per le donne fino a 24 anni, il 62,4% dei bambini nasce fuori dal matrimonio; la percentuale scende al 44,5% nella fascia tra i 25 e i 34 anni e al 39,7% oltre i 34 anni.

Primogeniti in calo, diminuiscono anche i secondi figli

La crisi demografica riguarda non soltanto le famiglie numerose, ma anche la decisione di avere un primo figlio. Nel 2025 i primogeniti sono stati 174.842, in diminuzione del 3,7% rispetto all’anno precedente. I secondi figli sono scesi a 127.479, con un calo del 4,8%, mentre quelli di terzo ordine o successivo sono stati 53.451, in diminuzione del 2,1%. Le contrazioni più intense per i primi e i secondi figli si registrano nel Mezzogiorno. Qui i primogeniti diminuiscono del 5,3%, contro il 2,3% del Nord e il 3,9% del Centro. Per i secondi figli, il calo è del 5,5% nel Mezzogiorno, del 4,3% nel Nord e del 4,6% nel Centro. La tendenza è consolidata da tempo: rispetto al 2008, le nascite di secondi figli sono diminuite del 41,1%, mentre quelle dei primogeniti hanno perso il 38,6%.

Sofia e Leonardo restano i nomi più scelti

In un quadro demografico caratterizzato da numeri in costante diminuzione, alcune abitudini restano stabili. Anche nel 2025 Sofia e Leonardo sono i nomi preferiti dai genitori italiani per le bambine e i bambini. Cresce inoltre la scelta di attribuire ai figli entrambi i cognomi dei genitori. Nel 2025 il 7,3% dei neonati ha ricevuto il doppio cognome, rispetto al 6,7% del 2024.

Sono segnali di un’evoluzione delle scelte familiari che procede parallelamente al declino della natalità. I dati Istat delineano così un Paese nel quale diminuiscono sia il numero dei potenziali genitori sia la propensione ad avere figli, mentre la maternità viene progressivamente posticipata e i modelli familiari diventano più diversificati. La flessione meno intensa osservata nei primi sette mesi del 2026 rappresenta un elemento da monitorare, ma non è ancora sufficiente a indicare un’inversione di tendenza. Con una fecondità stimata a 1,13 figli per donna, l’Italia rimane lontana dai livelli necessari al ricambio generazionale e continua a confrontarsi con una trasformazione demografica che coinvolge l’intero territorio nazionale.