Nelle acque azzurre della Grande Barriera Corallina, c’è una creatura sui fondali che è quasi impossibile non notare: la vongola gigante. La sua enorme conchiglia scanalata incornicia un mantello morbido che sfavilla di blu elettrico, verde e oro. Essendo il più grande bivalve vivente al mondo, la Tridacna gigas può raggiungere 1,2 metri di lunghezza, pesare oltre 200kg e vivere più di un secolo. Nel corso della sua vita, la vongola gigante registra ogni giorno nella propria conchiglia una sorta di diario autobiografico. In un nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato uno di questi “diari di conchiglia” per ricostruire le condizioni climatiche mese per mese a Jiigurru (noto anche come gruppo di Lizard Island), nella parte settentrionale della Grande Barriera Corallina. La storia raccontata dalla conchiglia rivela che, prima del diffuso riscaldamento globale dell’era industriale, le estati a Jiigurru erano più fresche rispetto a oggi, mentre gli inverni erano sorprendentemente simili.
Come fa una conchiglia a tenere un diario?
Mentre la vongola gigante cresce, il ciclo di giorno e notte crea microscopiche linee giornaliere nella conchiglia, mentre l’alternarsi delle stagioni produce fasce annuali più ampie. Proprio come gli anelli degli alberi, questi strati trasformano la conchiglia in un diario. Le linee di accrescimento forniscono le date, proprio come noi datiamo le annotazioni nei nostri diari. L’acqua di mare circostante ne scrive il contenuto, determinando la composizione chimica di ogni nuovo strato. La geochimica è il linguaggio in cui è scritto questo diario climatico. Decifrando tale linguaggio, i ricercatori possono comprendere come l’ambiente della barriera corallina sia cambiato durante la lunga vita della vongola.
La lacuna nei dati del Sud
Oggi, strumenti a terra, negli oceani e nello spazio misurano costantemente i cambiamenti climatici in tutto il mondo. Tuttavia, queste osservazioni dirette coprono solo una piccola parte della storia della Terra. Per guardare più indietro nel tempo, i ricercatori devono rivolgersi ad altri archivi climatici: registrazioni conservate negli anelli degli alberi, nei coralli, nelle carote di ghiaccio, nei sedimenti lacustri e oceanici e nelle conchiglie. Tuttavia, molte delle testimonianze più dettagliate relative al periodo precedente al riscaldamento di origine industriale provengono dall’emisfero settentrionale e dalle alte latitudini. Gli oceani tropicali dell’emisfero meridionale sono molto meno documentati. Le vongole giganti popolano l’Indo-Pacifico tropicale. Le loro conchiglie possono arricchire questo quadro lacunoso relativo al Sud del mondo, fornendo registrazioni locali dettagliate delle condizioni stagionali.
Leggere la conchiglia
Lo studio, pubblicato sulla rivista Global and Planetary Change, si è concentrato sulla conchiglia di una vongola gigante, lunga 58 centimetri, prelevata dalla laguna di Jiigurru. Jiigurru è un luogo di grande importanza culturale per le comunità aborigene Dingaal e Ngurrumungu. Gli scavi archeologici condotti presso i depositi di conchiglie testimoniano una presenza aborigena che risale ad almeno 6.500 anni fa. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che la vongola è vissuta tra il 1785 e il 1827 circa, verso la fine di un periodo di raffreddamento preindustriale noto come Piccola Era Glaciale.
Osservando la conchiglia al microscopio, i ricercatori hanno contato quasi 10.900 linee di accrescimento giornaliero, indicando una longevità di circa 30 anni. Hanno quindi praticato 784 minuscoli fori per prelevare campioni di polvere dagli strati della conchiglia. In ogni campione, hanno misurato diverse forme di ossigeno e carbonio, note come isotopi. Gli isotopi dell’ossigeno hanno permesso di stimare le temperature marine del passato, mentre quelli del carbonio hanno fornito indizi sulle precipitazioni. Incrociando questi dati chimici con la struttura di crescita della conchiglia, i ricercatori hanno ottenuto un quadro mese per mese dell’ambiente della barriera corallina prima del riscaldamento industriale.
Cosa ha rivelato la conchiglia
Rispetto alle temperature superficiali del mare registrate nella stessa laguna tra il 1995 e il 2015, la ricostruzione ha mostrato che, 225 anni fa, le temperature medie annue erano inferiori di 0,6-0,9°C. Le estati risultavano più fresche di 0,9-1,2°C, mentre le temperature invernali erano pressoché invariate. Il “diario” custodito nella conchiglia ha fornito informazioni che vanno ben oltre la semplice temperatura. Gli isotopi del carbonio hanno evidenziato un ritmo chiaro nell’alternanza tra stagioni più umide e più secche.
Anche la serie storica delle temperature ha mostrato fluttuazioni cicliche, con periodi di due o tre anni, coerenti con la variabilità locale di tipo El Niño e La Niña. L’analisi della vongola ha rivelato che gli episodi di tipo El Niño (più caldi e secchi) erano più frequenti verso la fine del XVIII secolo. All’inizio del XIX secolo, invece, sono diventate più comuni le condizioni di tipo La Niña (più fresche e umide), inclusi gli eventi più intensi registrati nella serie storica.
Una semplice media non coglierebbe tutti questi dettagli. La registrazione mensile mostra come la temperatura sia variata nel corso delle stagioni, come si siano alternate condizioni di umidità e siccità durante l’anno e come il clima sia cambiato da un anno all’altro.
Un quadro più ampio dell’emisfero australe
Jiigurru è stato un caso isolato? Altri dati suggeriscono di no. Anche i coralli provenienti da altre zone della Grande Barriera Corallina e dall’Australia nordoccidentale indicano un raffreddamento delle acque o cambiamenti nelle condizioni oceaniche. Le analisi dei ghiacci e dei ghiacciai antartici mostrano un raffreddamento e variazioni nella circolazione atmosferica nello stesso periodo. Più lontano, altri dati indicano condizioni simili a La Niña. I coralli delle Galápagos mostrano frequenti eventi di La Niña all’inizio del XIX secolo. I dati ricavati dalle grotte del Perù settentrionale indicano condizioni più umide durante la Piccola Era Glaciale. Anche i laghi dell’Australia sudorientale erano più alti all’inizio del XIX secolo.
Nel loro insieme, questi dati delineano un quadro più ampio per l’emisfero australe. Molte zone erano più fredde, mentre le precipitazioni e la circolazione oceanica subirono variazioni diverse. Ma non si trattò di un evento uniforme. Il raffreddamento a Jiigurru fu inferiore a molte stime per l’emisfero boreale, a dimostrazione dell’importanza dei dati locali. La vongola gigante aggiunge un raro capitolo marino, mese per mese, a questa più ampia storia climatica dell’emisfero australe. Conchiglie simili provenienti da altre barriere coralline indo-pacifiche potrebbero mostrare come questi cambiamenti climatici si siano manifestati in luoghi diversi. Molti altri diari climatici potrebbero ancora essere custoditi all’interno delle conchiglie delle vongole giganti.


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