Depressurizzazione della cabina, atterraggio di emergenza a Porto: feriti a bordo

L’aereo Transavia era partito da Marrakech e diretto a Brest, in Francia: atterraggio d’emergenza all'aeroporto Francisco Sá Carneiro

Paura e feriti nei cieli del Portogallo. Un Boeing 737-8K2 della compagnia Transavia, partito da Marrakech e diretto a Brest, in Francia, è stato costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza all’aeroporto Francisco Sá Carneiro, di Porto, a seguito di una depressurizzazione della cabina. Alcuni passeggeri feriti sono stati soccorsi sul posto. La depressurizzazione della cabina rappresenta uno degli eventi d’emergenza più temuti ma, al contempo, rigorosamente studiati e gestiti nell’ambito dell’aviazione civile moderna.

Per comprendere appieno cosa significhi, bisogna prima partire dal presupposto che gli aerei commerciali volano a quote di crociera elevate (spesso tra i 30.000 e i 40.000 piedi, ovvero circa 9-12 chilometri di altezza). A queste altitudini l’aria esterna è estremamente rarefatta, la pressione atmosferica è bassissima e la temperatura si aggira intorno ai -50°C o -60°C; in queste condizioni, un essere umano non potrebbe sopravvivere a lungo senza supporto di ossigeno. Per garantire il comfort e la sopravvivenza a bordo, le carlinghe degli aerei sono ermetiche e pressurizzate artificialmente, simulando una pressione atmosferica equivalente a quella che si respira a un’altitudine compresa tra i 6.000 e gli 8.000 piedi. Quando questo sistema perde la sua efficacia, si verifica la depressurizzazione.

Le tipologie di depressurizzazione

Non tutte le perdite di pressione sono uguali; gli esperti le suddividono generalmente in tre categorie principali:

  • Lenta o graduale: è la più insidiosa. Può essere causata da una piccola guarnizione difettosa, da un problema minore alle valvole di controllo del flusso d’aria o da una micro-fessura nella fusoliera. L’abbassamento della pressione avviene lentamente e spesso i passeggeri non se ne accorgono subito, rischiando di essere sopraffatti dall’ipossia senza rendersene conto.
  • Rapida: si verifica in pochi secondi a causa di guasti più consistenti ai sistemi di pressurizzazione o di danni strutturali di medie dimensioni. I passeggeri avvertono immediatamente un cambiamento (spesso un “pop” nelle orecchie o una forte variazione acustica).
  • Esplosiva: è un evento fortunatamente molto raro, scatenato da cedimenti strutturali improvvisi e violenti (come la rottura di un finestrino o di una porzione di fusoliera). In questo caso, l’aria fuoriesce dalla cabina quasi istantaneamente, creando un forte vento interno e una nebbia densa formata dalla condensa improvvisa dell’umidità.

I rischi per i passeggeri e l’equipaggio

Il pericolo principale associato alla depressurizzazione non deriva tanto dal salto di pressione in sé, quanto dalle conseguenze biologiche e ambientali che esso comporta ad alta quota. L’ipossia (mancanza di ossigeno) è il rischio più grave. A quote elevate, la pressione parziale dell’ossigeno crolla. Senza maschere a ossigeno, l’organismo va rapidamente incontro a ipossia: i sintomi iniziali comprendono euforia, stordimento, mal di testa e confusione mentale, seguiti in pochi minuti dalla perdita di conoscenza e, nei casi estremi, da danni cerebrali permanenti o morte. Tra i pericoli principali c’è anche il barotrauma: la rapida variazione di pressione può causare forti dolori e lesioni alle orecchie e ai seni paranasali a causa della differenza tra la pressione interna del corpo e quella esterna. Nei casi più gravi, può persino causare la rottura dei timpani. Da considerare anche il freddo estremo: se l’involucro dell’aereo subisce danni strutturali importanti, l’aria gelida dell’alta quota penetra nella cabina, esponendo i passeggeri al rischio di ipotermia.

La gestione dell’emergenza e la sicurezza del volo

Di fronte a una depressurizzazione, gli aerei moderni sono progettati per reagire in modo quasi automatico. Appena i sensori rilevano il calo di pressione, le maschere a ossigeno cadono automaticamente dai pannelli sopra i sedili. L’addestramento dei piloti prevede protocolli rigidi e immediati: la priorità assoluta è indossare le proprie maschere d’ossigeno per mantenere la lucidità, stabilire le comunicazioni radio e avviare una discesa d’emergenza rapida, portando l’aeromobile a una quota di sicurezza (solitamente intorno ai 10.000 piedi o 3.000 metri), dove l’aria è sufficientemente densa da poter respirare normalmente senza ausili artificiali. Grazie a queste procedure standardizzate e alle tecnologie di bordo, i casi di depressurizzazione vengono gestiti con altissimi margini di sicurezza.