Da oggi, giovedì 22 ottobre 2026, il diritto alla riparazione diventa operativo in Italia, segnando un passaggio importante nella lotta agli sprechi e nella riduzione dell’impatto ambientale dei consumi. Riparare una lavatrice, un frigorifero o una lavastoviglie invece di sostituirli al primo guasto può contribuire a diminuire la produzione di rifiuti, contenere le emissioni di gas serra e limitare il consumo di materie prime necessarie alla realizzazione di nuovi apparecchi. A evidenziare i benefici ambientali di questa novità è la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che sottolinea come il prolungamento della vita utile degli elettrodomestici rappresenti un’opportunità concreta per accelerare la transizione verso un’economia circolare. Una questione che assume particolare rilevanza alla luce delle quantità di rifiuti elettrici ed elettronici prodotte e gestite ogni anno in Italia e in Europa.
Diritto alla riparazione in Italia: perché allungare la vita degli elettrodomestici aiuta l’ambiente
Il principio alla base del diritto alla riparazione è strettamente collegato alla possibilità di utilizzare più a lungo i prodotti già esistenti, evitando che un guasto determini automaticamente la sostituzione dell’apparecchio. Un cambiamento che può incidere sull’intero ciclo di vita dei beni, dalla produzione fino alla gestione dei rifiuti. La riparazione, infatti, permette non soltanto di ridurre il numero di elettrodomestici destinati allo smaltimento, ma anche di contenere la richiesta di nuovi prodotti. Questo significa limitare i consumi energetici e l’impiego di risorse collegati alle attività di estrazione delle materie prime, alla lavorazione dei materiali, alla fabbricazione dei componenti e al trasporto degli apparecchi. A spiegare l’importanza ambientale della riparazione è Alessandro Miani, presidente della Sima: “riparare un elettrodomestico anziché sostituirlo al primo guasto significa prevenire la produzione di rifiuti e ridurre la domanda di nuovi prodotti, con i relativi consumi di energia e materie prime – afferma il presidente Alessandro Miani – Il vantaggio ambientale non riguarda soltanto ciò che gettiamo tra i rifiuti, ma anche le risorse necessarie per estrarre e lavorare i materiali, fabbricare i componenti e trasportare un nuovo apparecchio. Allungare la vita dei beni è quindi una leva concreta per ridurre l’impronta ecologica dei consumi”.
Rifiuti elettronici in Italia: nel 2025 gestite quasi 589mila tonnellate di RAEE
A descrivere la dimensione del fenomeno sono i dati del Centro di Coordinamento RAEE, relativi ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche gestiti dagli impianti italiani. Nel corso del 2025, le strutture nazionali hanno gestito complessivamente 588.689 tonnellate di RAEE, considerando sia i rifiuti domestici sia quelli professionali. Si tratta di un quantitativo cresciuto dell’8,8% rispetto al 2024, un dato che evidenzia la consistenza dei flussi di apparecchiature elettriche ed elettroniche avviate alla gestione dei rifiuti. La questione riguarda numerose categorie di prodotti, compresi gli elettrodomestici utilizzati quotidianamente nelle abitazioni. Il prolungamento della loro durata attraverso la riparazione può contribuire alla prevenzione dei rifiuti, intervenendo prima che gli apparecchi arrivino alla fine della propria vita utile.
RAEE domestici: raccolte oltre 366mila tonnellate, pari a 6,22 chili per abitante
Limitando l’analisi ai soli rifiuti elettronici di origine domestica, nel 2025 la raccolta avviata al corretto trattamento in Italia ha raggiunto 366.891 tonnellate. Il quantitativo corrisponde a una media di 6,22 chilogrammi per abitante, un valore che permette di inquadrare la dimensione della raccolta nazionale dei RAEE provenienti dalle abitazioni. Tra i raggruppamenti più rilevanti figurano i grandi elettrodomestici, che hanno raggiunto 133.691 tonnellate, e le apparecchiature per il freddo e il clima, con ulteriori 106.423 tonnellate. Si tratta di categorie direttamente interessate dal tema della durata dei prodotti e dalla possibilità di ridurne la sostituzione attraverso gli interventi di riparazione. La quantità di apparecchiature raccolte rende evidente l’importanza di affiancare al corretto trattamento dei rifiuti anche strategie capaci di prevenirne la produzione.
In Europa lo smaltimento prematuro dei beni riparabili pesa su rifiuti, emissioni e risorse naturali
Il problema assume dimensioni ancora maggiori considerando l’intero territorio europeo. Secondo i dati richiamati dal Consiglio dell’Unione europea, lo smaltimento prematuro dei beni che potrebbero essere riparati è associato ogni anno a un impatto ambientale particolarmente significativo. Le stime indicano circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, ai quali si accompagnano 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra e 30 milioni di tonnellate di risorse consumate. Numeri che, secondo la Sima, confermano il ruolo della riparazione nelle politiche orientate a ridurre l’impronta ambientale dei consumi. La sostituzione anticipata dei prodotti, infatti, comporta conseguenze che non si esauriscono nello smaltimento dell’apparecchio, ma coinvolgono anche le risorse impiegate per realizzarne uno nuovo.
Economia circolare e riduzione delle emissioni: il valore ambientale della riparazione
Con l’entrata in operatività del diritto alla riparazione in Italia, il prolungamento della vita degli elettrodomestici assume un ruolo centrale nel percorso verso modelli di consumo più sostenibili. Il beneficio ambientale individuato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale riguarda più aspetti collegati tra loro: la prevenzione dei rifiuti elettronici, la riduzione della domanda di nuovi apparecchi, il contenimento dei consumi di energia e materie prime e la possibilità di limitare le emissioni climalteranti associate ai processi produttivi. In questa prospettiva, riparare anziché sostituire diventa una delle modalità attraverso cui ridurre la pressione sulle risorse naturali e favorire un’economia nella quale i beni mantengano più a lungo la propria utilità. Un obiettivo che trova particolare rilevanza nel settore degli elettrodomestici, alla luce dei volumi di RAEE registrati in Italia e dei costi ambientali legati allo smaltimento prematuro dei prodotti riparabili in Europa.


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